Sui cantautori, le motivazioni sono forti e sostanziose, su Nicola di Bari, dopo una rapida ricognizione dei testi, non siamo riusciti a scoprire nulla. E il buio fitto aumenta il mistero, e il mistero aumenta il bisogno di venire a capo della cosa. Tra le canzoni italiane censurate ve ne sono alcune davvero insospettabili come 'E penso a te' , 'Mia', 'La donna che amo' e 'Tanti auguri'. Le ipotesi sopra formulate aprono uno spiraglio, ma è uno spiraglio assai striminzito. Comunque, ci permettere una analisi.
Cominciamo dalla ipotesi numero uno: “Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va”. Qui c’entrano gli zingari che com’è noto nei regimi dispotici e non solo, non vengono visti di buon occhio. Se il cuore è uno zingaro, si saranno detti, figuriamoci il resto. E siccome al cuore non si comanda, finisce che lo zingaro che è in Nicola di Bari prevale. Risultato: meglio metterlo all’indice.
Ipotesi numero due: “…la senti questa voce, che canta per noi?”. E qui la spiegazione è più semplice, ma per ciò stesso meno attendibile. Attraverso le parole della sua innocente canzonetta Nicola di Bari avrebbe potuto lanciare un messaggio. Cantare, in questa circostanza, va inteso come: riferire, raccontare, fare una delazione, spiare. Con un dettaglio non trascurabile: in barese “spiare”, a differenza del dialetto siciliano, significa semplicemente domandare. Di fatti, leggendo Camilleri, trovate frequentemente “ci spiò”, ne senso di “domandò”. Tuttavia cantare anche in spagnolo-argentino avrebbe lo stesso significato doppio che in italiano. Nicola potrebbe essere finito nella lista nera a causa di questa doppiezza.
Ipotesi numero tre: “non posso più cantare”. Offrendo a quel “cantare” l’accezione di “riferire”, spiare, la spiegazione può essere una sola: Nicola di Bari lavorava per il regime, era una spia, un informatore, ed attraverso la sua canzonetta, ha fatto sapere ai colonnelli argentini che non voleva più fare quel lavoro. Oppure, in alternativa, che il suo contatto pugliese, si rifiutava di spiare per conto degli argentini. La qualcosa ha fatto sospettare i colonnelli che il cantante, nell’accezione di “spione, delatore”, volesse mollare il confidente per motivi inconfessabili.
Se queste ipotesi non fossero convincenti – e non abbiamo ragione di considerarle – abbiamo delle motivazioni di riserva. La prima riguarda le amicizie di Nicola di Bari. Nella cerchia dei conoscenti potrebbe esserci qualche personaggio inviso ad agenti segreti argentini. Cherchez la femme, dunque. Magari la gelosia, le corna, un piccolo tradimento ed è fatta. L’agente tradito si vendica infilando Nicola di Bari nella black list. Pretendere che il cantante pugliese, stavolta nell’accezione di chi si esibisce in pubblico usando la propria voce, ricordi un torto fatto a qualcuno inavvertitamente da lui medesimo o suo intimo amico, è impossibile.
L’ultima motivazione è radicale: la tirannia è anche frutto di idiozia, che è una malattia endemica, si sparge con la velocità della febbre suina nei regimi chiusi. Insomma la black list con Nicola di Bari dentro è opera di autentici coglionacci.