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Cronaca • Cronache italiane

Roma, pronta una casa per papà senzatetto separati

05 gennaio 2010 07:56
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(Maria Guglielmini) Per papà separati senzatetto è pronta una casa. Lo rivela la trasmissione televisiva “La vita in diretta” del 4 gennaio. A Roma, zona Pratolungo, l’assessore alle politiche sociali avvia un’iniziativa, in fase sperimentale, che mette a disposizione una struttura abitativa con 22 miniappartamenti , destinati ad altrettanti papà separati, con figli minorenni.

 

È prevista l’assistenza di psicologi ed altri operatori per consentire all’uomo che, a seguito della separazione, “esce” (si fa per dire) dalla casa coniugale, di ricostruirsi un’identità quotidiana. In un primo tempo, la struttura era destinata ai clochards, agli homeless. Le richieste sono, invece, pervenute da “neosenzatetto”, cioè da mariti separati, con esperienze di notti passate all’addiaccio, in macchina o per terra, perché non in grado di pagare l’affitto per un proprio appartamento.

 

Rovinati, ridotti sul lastrico, resi poveri dalla moglie. Un distinguo: la questione non si riferisce alle separazioni milionarie, laddove uno dei coniugi, spesso il marito (in cui più frequentemente risiede un maggiore potere economico), può rappresentare la gallina dalle uova d’oro.

 

La questione riguarda, invece, un esercito di uomini con redditi che oscillano da mille a millecinquecento euro mensili, che si trovano a pagare somme mensili di notevole rilievo in relazione al numero dei figli, in relazione al tenore di vita condotto durante il matrimonio, in relazione al reddito, in relazione a tutta una serie di relazioni. Separarsi diventa una doppia tragedia: la fine di un rapporto e della vita in comune di una famiglia, la quale si trasforma in due nuclei, lacerati da problemi affettivi ed economici.

 

In Italia, la percentuale dei casi nei quali l’abitazione viene assegnata alla ex moglie è del 58%, quella dei casi in cui i figli vengono affidati alla madre è del 67,1%, mentre l’affido condiviso si ha nel 28% dei casi. Sempre più spesso la fine di un matrimonio scatena una guerra senza esclusione di colpi: accuse più o meno false, minacce, ritorsioni economiche sono la costante che persegue un solo obiettivo: annientare l’ex coniuge con battaglie che non risparmiano neanche i figli.

 

Tutto ciò in barba a quanto disposto dai giudici nelle sedi competenti: la legge contiene in sé quanto serve per regolamentare una separazione, probabilmente non riesce a tenere conto degli abusi di vendette trasversali che gli ex coniugi operano l’uno nei confronti dell’altro.

 

Quando ci si sposa, sono previsti corsi di preparazione al matrimonio per formare coppie che abbiano maggiore consapevolezza nell’affrontare la vita a due. Sarebbe pure importante istituire corsi di formazione per separati, per i quali la concessione del divorzio fosse subordinata ad una buona gestione della separazione: nel ruolo di genitori (che non finiranno mai di essere tali) e in quello di ex coniugi che dovrebbero rispettarsi come persone, recuperando ciò che di positivo ciascuno coglieva nello sguardo dell’altro, nel tempo, ormai remoto, dell’amore.

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