Cronaca Regionale

Svolta nel processo Mori, Ciancimino jr
consegna la lettera di don Vito inviata a Berlusconi

08 febbraio 2010 09:24
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Si e' aperta pochi minuti fa nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo l'udienza del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano.Oggi e' previsto il prosieguo della deposizione di Massimo Ciancimino, gia' sentito in due udienze la scorsa settimana.

 

A inizio udienza il pm Antonino Di Matteo ha chiesto al Tribunale, presieduto da Claudio Dall'Acqua, l'acquisizione di alcuni documenti al processo. Tra i documenti richiesti alcuni verbali di perquisizione domiciliare nell'abitazione di Massimo Ciancimino e il verbale di sequestro dei documenti eseguiti il 17 febbraio del 2005.

Tra i documenti sequestrati quel giorno un 'pizzino' che sarebbe stato scritto, secondo Ciancimino junior, da Bernardo Provenzano e che sarebbe stato indirizzato a Silvio Berlusconi a cui avrebbe chiesto di "mettergli a disposizione una delle sue reti televisive". La difesa di Mori e Obinu si e' opposta all'acquisizione, ma il Tribunale ha accolto la richiesta del pm. Massimo Ciancimino e' entrato in aula con alcuni documenti da produrre, tra cui il passaporto intestato al figlio Vito Andrea nel 2005.

 

Per provare i presunti rapporti intrattenuti per anni con i Servizi segreti, durante la cosiddetta 'trattativa' tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi mafiose del 1992, Massimo Ciancimino ha consegnato oggi al Tribunale di Palermo, al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, il passaporto del figlio Vito Andrea, rilasciato pochi giorni dopo la sua nascita.

 

Secondo Ciancimino junior, il passaporto sarebbe stato rilasciato dalla Questura di Roma, grazie alla mediazione del 'signor Franco', un agente dei servizi. Ciancimino ha poi consegnato al Tribunale altri documenti, fra cui uno su Ustica e il verbale di quando fu fermato e perquisito sul Monte Bianco nel maggio 2009.

 

"Forza Italia e' il frutto della trattativa" tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92. A dirlo in aula e' stato Massimo Ciancimino, che continua la sua deposizione al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. A riferirlo a Ciancimino sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro. Ciancimino junior sta spiegando al pm Antonio Ingroia il contenuto di alcuni 'pizzini'.

 

Secondo quanto sta raccontando in aula Massimo Ciancimino, nel 1994, Bernardo Provenzano avrebbe scritto un 'pizzino' indirizzato a Marcello Dell'Utri e ''per conoscenza'', come dice il teste, ''a Silvio Berlusconi''. Nel documento si legge: ''Intendo portare il mio contributo che non sara' di poco perche' questo triste evento non si verifichi, sono convinto che Berlusconi potra' mettere a disposizione le sue reti televisive''.

 

Il 'triste evento' a cui si riferisce Ciancimino Junior sarebbe stato il ventilato sequestro di uno dei figli del Presidente del Consiglio. "Mio padre - ha spiegato Ciancimimo junior illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunita' di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo''. Una parte del documento, secondo quanto dice in aula il figlio dell'ex sindaco, sarebbe sparita.

 

Tra il 2001 e il 2002 il capomafia Bernardo Provenzano ''ha riparlato con Marcello dell'Utri. Me lo disse mio padre''. Lo ha detto in aula Massimo Ciancimino proseguendo la sua deposizione al processo Mori. In quell'occasione sarebbero state date "rassicurazioni" su provvedimenti a favore dei boss, come "l'aministia e l'indulto".

 

Massimo Ciancimino, proseguendo la deposizione in aula, ha detto di avere letto la lettera in carcere al padre Vito che, a sua volta, "voleva richiamare alla collaborazione il partito nato anche grazie alla trattativa". Secondo il figlio dell'ex sindaco, l'obiettivo della lettera sarebbe stato quello di invitare Berlusconi "come entita' politica, non come individuo" a "tornare sui suoi passi" e rientrare nei ranghi.

Vito Ciancimino, come spiegato dal figlio in aula, voleva una rete tv "per dire la sua". Tutto sarebbe nato da una intervista rilasciata dal premier a 'Repubblica' in cui avrebbe affermato che "se un suo amico fosse sceso in politica gli avrebbe messo a disposizione una rete tv", ha spiegato Ciancimino Junior.

 

"Dopo che venne resa nota una mia intervista dalla quale in qualche modo emergeva il mio ruolo nella cattura di Riina, l'agente dei Servizi, che io conoscevo col nome di Franco, mi invitò a non parlare più di certe vicende perché tanto io non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre. Cosa che avvenne visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale dell'Arma Mario Mori. Ciancimino ha anche spiegato che il capitano dei carabinieri, braccio destro di Mori, Giuseppe De Donno, in più occasioni, negli anni, lo rassicurò che nessuno lo avrebbe sentito sulla vicenda relativa alla cattura di Riina sulla quale sarebbe stato anche apposto il segreto di Stato.

 

"Mentre mi trovavo agli arresti domiciliari nel 2006, una persona dei Servizi segreti mi disse di non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi''. E' quanto riferisce in aula, proseguendo la sua deposizione al processo Mori a Palermo, Massimo Ciancimino. Il teste racconta al pm Antonino Di Matteo di avere ricevuto, mentre era agli arresti domiciliari, perche' indagato per riciclaggio, una visita dallo 007, "accompagnato da due sottufficiali dell'Arma".

"Io dissi loro - spiega Ciancimino junior - che c'erano dei documenti, insomma delle prove su tutte quelle vicende e che non avrei potuto sottrarmi, ma lui mi rassicuro' che nessuno mi avrebbe chiesto niente''. E' sempre il figlio dell'ex sindaco a parlare di presunte "pressioni" che avrebbe ricevuto in quel periodo ''dall'allora vice procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano. Questi lo avrebbe invitato "a non coinvolgere la societa' Gas nell'indagine sul riciclaggio, perche' cosi' ne avremmo tratto beneficio visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la procura di Palermo che conduceva l'inchiesta''. L'interrogatorio prosegue con la spiegazione di alcune foto mostrate dal pm Di Matteo al teste.  Quando il pm Antonino Di Matteo
gli mostra delle fotografie della casa al mare in cui ha trascorso la prima estate dopo la nascita del figlio Vito Andrea, Massimo Ciancimino si commuove e chiede di fare una pausa. E' cosi' stata sospesa per dieci minuti l'udienza del processo Mori a Palermo. Nelle foto, scattate l'anno scorso dalla Procura dopo l'indagine avviata sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra, si intravede anche  la cassaforte al cui interno c'era il 'papello' con le richieste del boss Riina.

 

I carabinieri e i Servizi segreti sarebbero stati a conoscenza che Massimo Ciancimino figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, teneva il papello in una cassaforte della sua abitazione all'Addaura. La cassaforte, però, non fu mai trovata nel corso delle perquisizione che vennero effettuate quando Massimo Ciancimino fu arrestati per riciclaggio. Lo ha sostenuto il testimone a cui sono state mostrate delle foto della cassaforte realizzate a luglio scorso dalla Dia. Ciancimino le ha riconosciute, dopo un attimo di turbamento e commozione che ha causato l'interruzione dell'esame.

 

"Un personaggio dei Servizi, prima che eseguissero la misura degli arresti domiciliari a mio carico, nell'ambito dell'indagine sul riciclaggio, mi disse che stavano per arrestarmi e che non era prudente tenere a casa i miei documenti tra i quali il papello". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale dell'Arma Mario Mori. Seguendo l'indicazione dell'agente, Ciancimino pochi giorni prima di essere arrestato, il 7 giugno 2006, portò all'estero la documentazione del padre e pure il papello.

 

"Non ho mostrato subito i documenti ai magistrati, ma ho aspettato un anno dall'inizio della mia collaborazione, perche' ero preoccupato. Incominciarono ad arrivare lettere minatorie con bossoli, altre intimidazioni, incluso un presunto pacco bomba. Mia moglie non ce la faceva piu' ed arrivo' anche a chiedere la separazione perche' era una vita familiare molto complicata. Per motivi di sicurezza, non potevo neppure accompagnare mio figlio a scuola". Lo ha detto Massimo Ciancimino spiegando ai magistrati perche' ha aspettato un anno prima di consegnare alla Procura il papello e i cosiddetti 'pizzini' di Provenzano.  "Un personaggio dei Servizi segreti, prima che venisse eseguita la misura degli arresti domiciliari per riciclaggio, mi disse che stavano per arrestarmi e che non era prudente tenere a casa i miei documenti, tra i quali il papello''. Lo ha detto Massimo Ciancimino proseguendo la sua
deposizione al processo Mori.

Il figlio dell'ex sindaco racconta in aula di aver portato all'estero, pochi giorni prima di essere arrestato, il 7 giugno 2006, tutta la documentazione in suo possesso, tra cui il 'papello' contenente le richieste del boss Riina allo Stato. E' sempre Ciancimino a raccontare ai pm che il capitano Giuseppe De Donno lo avrebbe invitato a piu' riprese a disfarsi dei documenti che erano in suo possesso. La prima volta, ricorda, "era il 2000 o il 2001. Ma poi (De Donno) mi ribadi' il concetto nel 2005. Mi disse che dovevo farlo perche' altrimenti quelle carte potevano costituire un pericolo rispetto ad una possibile evidenziazione del mio ruolo nella trattativa" tra Stato e mafia.


Il teste ha poi raccontato anche come l'arresto di Bernardo Provenzano, avvenuto nell'aprile 2006, gli sarebbe stato 'annunciato'. "Ero in vacanza in Egitto, a Sharm El Sheik, ma continuavo a chiamare l'Italia, amici giornalisti, per sapere qualcosa. Mi era stato detto che ci sarebbero stati nuovi sviluppi. Ma non sapevo precisamente cosa. Poi ho capito" ha detto.

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha iniziato a collaborare nel maggio del 2008, ma i primi documenti sono stati consegnati solo nel maggio del 2009. "Avevo causato ansia a mia moglie - ha spiegato -e tutta la sua famiglia, che e' di Bologna, era preoccupata per questa situazione". Ma dietro i ritardi ci sarebbe stato, ha precisato Ciancimino junior, "anche un problema di carattere giuridico". "Non potevo andare a prendere in quel periodo la documentazione - ha spiegato - perche' si trovava all'estero". "La settimana scorsa sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale dell'Arma Mario Mori. Ciancimino, che ha ripercorso tutte le tappe che l'hanno poetato a recuperare all'estero il papello, ha elencato una serie di intimidazioni subite da quando ha cominciato a collaborare con i magistrati raccontando della trattativa tra Stato e Mafia. il teste ha anche detto che, a maggio scorso, un agente dei Servizi, quando ormai la collaborazione era di dominio pubblico, gli aveva detto di "preoccuparsi dell'incolumità di suo figlio".

 

Massimo Ciancimino, a sorpresa, deponendo al processo al generale dei carabinieri Mario Mori, ha consegnato in aula una lettera scritta dal padre, l'ex sindaco mafioso di Palermo, indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, di cui i pm e le difesa non avevano conoscenza , è stato ammesso dai giudici. Non se ne conosce ancora il contenuto. La lettera redatta dall'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e indirizzata a Dell'Utri e, per conoscenza, a Silvio Berlusconi, è la rielaborazione di un "pizzino" scritto da Bernardo Provenzano agli stessi destinatari e già agli atti del processo Mori. Nella lettera c'é una parte che coincide con quella scritta da Provenzano e relativa a un tentativo di intimidazione al figlio di Berlusconi e alla necessità che il politico metta a disposizione alcune sue reti tv. Nella rielaborazione di Ciancimino, però, c'é una parte nuova in cui si legge: "Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni". Secondo il testimone, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia al premier. L'ex sindaco lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.

 

Le dichiarazioni rese da Ciancimino junior "sono cosa di un folle totale, oppure di un disegno, diciamo, criminoso volto a ordire cose allucinanti come questa". Lo ha affermato in un'intervista al Tg5 il senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri annunciando che tali "falsità, ovviamente, mi hanno già portato alla decisione di denunciare per calunnia il personaggio in questione, cosa che gli avvocati faranno non appena avranno tutti gli atti di questo interrogatorio". Guardando alla denuncia avanzata da Ciancimino su presunte trattative tra Stato e mafia, Dell'Utri osserva che "c'era uno Stato che non eravamo noi, in ogni caso; se Ciancimino vuol parlare di cose che sono successe veramente si vada a cercare allora dove sono successe e con chi, ma certamente io non c'entro niente" così come, "ovviamente, nemmeno Berlusconi. Qui - conclude - siamo alla pura invenzione e che, ripeto, sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia".

 

"Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica". E' quanto sottolinea in una nota Niccolò Ghedini respingendo in toto le affermazioni di Ciancimino contenute nella sua deposizione. "Spiace - prosegue l'avvocato del premier - che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del Presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti. Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia. Ciancimino - conclude - dovrà rispondere di fronte all'autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni".

 

"Mio padre concordò false versioni sui suoi incontri con i carabinieri e sulla trattativa da dare ai magistrati di Palermo". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, deponendo al processo contro il generale dei carabinieri, Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia. Il testimone ha raccontato che il padre, che rese dopo il dicembre del '93 una serie di interrogatori ai pm di Palermo, avrebbe concordato versioni edulcorate da dare ai pm sia sul contenuto degli incontri avuti con i carabinieri del Ros, Mori e De Donno, sia sulle date i cui incontri erano avvenuti. ''Concordarono - ha aggiunto - di posticipare le date delle visite dei militari a mio padre a dopo la strage di Via D'Amelio". Secondo, invece, il testimone, i militari del Ros cominciarono il loro dialogo con l'ex sindaco nel maggio del '92, dopo la strage di Capaci.

 

"Il capitano Giuseppe De Donno si oppose a un incontro di mio padre con Di Pietro. Allora Di Pietro era magistrato e mio padre voleva vederlo per raccontargli il sistema di spartizione degli appalti in Sicilia e per dirgli che Totò Riina aveva fatto il salto di qualità facendo entrare direttamente la mafia nelle società". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale dell'Arma Mario Mori.

© Riproduzione riservata
Fonte: adnkronos-ansa
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mauro187 08 febbraio 2010   23:40

  per quelli che difendono  ciancimino.    seguite porta aporta  stasera  sentiamo  chi dice fandonie  tutta l'italia contro di lui ?

Anonimo 08 febbraio 2010   20:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 08 febbraio 2010. Visualizza »

nessuno ha mai pensato che il signor ciancimino vuole far screditare apposta raccontando cose talmente strambe da far affossare tutta la discussione??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

prof Galasso docet!

No, non lo possiamo pensare affatto, ad un uomo come Berlusconi che ha sparatio a zero nella sua visita in Israele nei giorni scorsi, sostenendo che la guerra fu giusta, che non si preoccupa della morte dei civili nelle guerre e che questo Berlusconi é capace di fare nasceresempre incidenti diplomatici, con Paesi esteri pericolosi.... si manca pure una gueraa mondiale a causa delle sue c...te. Non non ci dobbiamo preoccupare della nostra pelle?.... professore Galasso docet....

non ci dobbiamo preoccupare di un uomo come Berlusconi che ha promosso la flessibilità, il precariato strappando la dignità alla gente onesta e aI GIOVANI  senza diritto a replica perchè non c'è lavoro per gli onesti, alla faccia dei raccomandati, dei corrotti, e della gente bastarda con la pancia piena e con tante case e ville in cui sollazzare e farsi i viaggi e i porci comodi con chiunqye e ovuenque??!!!

Impari e si apra gli occhi e le orecchie!!!! spogliamioci possibilmente della superbia e siamo equi e solidali chi ha solo occhi per piangere, insieme all'onestà!!!!

Anonimo 08 febbraio 2010   19:39
L'utente ha risposto al commento anonimo del 08 febbraio 2010. Visualizza »

Mi dispiace per te, ma fortunatamente non sarai tu a stabilire se queste sono o non sono c... L'Italia è già piena di fango fino all'orlo e non per le dichiarazioni di Ciancimino...

ai ragione   scusami stà dando una mano all'ìtalia  a uscire dal fango in cui si trova. e sè non fosse nato suo padre e i due stratega  riina e provenzano e ora anche matteuccio m.d. dovevamo inventarli. non crederò mai chè persone così ingnoranti in tutto, capaci di accumulare ricchezze non con l'ìnteliggenza ma con droga terrorismo mafioso estorsioni e altro.  mandavano qualcuno dà berlusconi per creare un partito e lui lì accontenta , ma siamo seri . ho letto un libro di enzo mignosi con prefazione di pietro grasso si intitola (cose loro -strorie dì boss che le sparano grosse ) basta leggerlo per rendersi conto di quanto sono piccoli dì cervello grandi solo nel fare male.    queste sono cose che un ingnorante come mè può solo commentare ma se i giudici credono a ciancimino figlio come diceva pazzaglia il livello e proprio basso.  se non ricordo male in passato fù trovato un diario di hitiler poi risultato falso scritto da un personaggio che voleva arrichirsi      in questo caso bisogna salvare il patrimonio e là mente umana e capace di qualsiasi cosa. perchè queste persone nel fango ci sguazzano e quindi aggiungono fango sù fango  ammesso che l'italia sia piena di fango  cosa che non credo credo dì più alle persone ch vogliono fare del male alla nostra bell'italia  scusate e buona sera 

Anonimo 08 febbraio 2010   17:30

nessuno ha mai pensato che il signor ciancimino vuole far screditare apposta raccontando cose talmente strambe da far affossare tutta la discussione??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

prof Galasso docet!

Anonimo 08 febbraio 2010   13:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 08 febbraio 2010. Visualizza »

smettila dì dire c..........,  il patrimonio te lo salvano tranquillo.  Non buttare ancora fango sull'italia,quando non servirai più a nessuno, tì butteranno nell'ìmmondizia  insieme alle tue carte

Mi dispiace per te, ma fortunatamente non sarai tu a stabilire se queste sono o non sono c... L'Italia è già piena di fango fino all'orlo e non per le dichiarazioni di Ciancimino...

Anonimo 08 febbraio 2010   13:00

Magari in questo processo si scoprirà che la mafia era in rapporti stretti con Berlusconi, ma poi se ne dovrà fare un altro per stabilire se Berlusconi era in rapporti stretti con la mafia.

Andreotti in confronto è un dilettante.

Anonimo 08 febbraio 2010   12:24

smettila dì dire c..........,  il patrimonio te lo salvano tranquillo.  Non buttare ancora fango sull'italia,quando non servirai più a nessuno, tì butteranno nell'ìmmondizia  insieme alle tue carte

Anonimo 08 febbraio 2010   11:07

PURTROPPO SU QUESTA AFFERMAZIONE CI SONO DIVERSI RISCONTRI...

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