I provvedimenti rintracciati tra le tante carte, “provvisoriamente” archiviate da 30 anni, sono invero di grande interesse, non tanto per la storia degli avvenimenti nelle sue grandi linee generali, ma in quanto eccellenti esempi di come si è formata la storia d’Italia, anche quella documentale, e di quanto sia difficile leggerla oggettivamente.
Un esame critico degli atti che formano la storia italiana - e non solo-, particolarmente dall’impresa garibaldina in avanti, rivela una tendenza alla formazione di documenti artatamente confezionati allo scopo di presentare una visione parziale dei fatti, creando le premesse non tanto di una storia raccontata solo dalla voce dei vincitori, quanto di una storia che nasce alterata e faziosa già nella stessa formazione degli atti di Stato. A tratti, si ha l’impressione di una storia confezionata più per nascondere che per evidenziare i fatti.
Invero, avevo riesaminato questi materiali nell’ambito della preparazione del recente articolo sulla Corona dell’Isola, perché in uno di essi vi è un esplicito, quanto incredibile, richiamo alla supposta illegittimità della sovranità borbonica in Sicilia. Ma rileggendo i documenti, ho pensato utile pubblicarli in quanto tali, reputandoli validi elementi di riflessione sulla complessità delle questioni storiografiche e metodologiche, che riguardano in particolare le vicende dell’Isola.
Per quanto possibile, e con i limiti sopra ricordati, cercheremo una chiave di lettura binaria, per comprendere il loro significato palese e quello recondito, che appare ancor più rilevante.
L’Amnistia per i reati politici
Il primo documento riguarda l’Amnistia concessa nell’agosto del 1860 con un Decreto del pro Dittatore Depretis, nei confronti dei detenuti politici anti borbonici, che ora sono diventati eroi nazionali.
Passo direttamente al testo, lasciando al lettore il “piacere” di stupirsi ancora una volta, della potenza eversiva della realtà che le parole possono assumere, dell’ambiguità della natura umana e infine dei conseguenti percorsi vaghi e tortuosi della storia, che conosce un solo modo per comporre i conflitti, ovvero la forza, e un solo inchiostro per scrivere le sue pagine: il sangue degli sconfitti.
“In nome di sua maestà Vittorio Emanuele Re d'Italia:
Il pro Dittatore considerando che i fatti ritenuti come reati politici durante l'occupazione borbonica, anziché dar luogo ad azione penale, rendono gli autori di essi benemeriti dell'Italia comune madre;
Sulla proposta del segretario di Stato della Giustizia;
Udito il consiglio dei Segretari di Stato:
DECRETA
Art. 1 - Sono dichiarate nulle e come non avvenute tutte le condanne emesse sui fatti che durante la occupazione borbonica erano considerati come reati politici.
Gl’imputati o condannati per i fatti medesimi sono rientrati di pieno diritto nello esercizio dei diritti civili e politici.
Art. 2 - Il segretario di Stato della Giustizia e l'incaricato dell'esecuzione del presente decreto.
Palermo 21 agosto 1860
firmato il segretario di Stato della Giustizia
Vincenzo Errante
firmato il Pro Dittatore
Depretis
Poche intense parole e molte forzature, se non menzogne, sulla situazione di fatto e di diritto, a partire dall’intestazione: Il Regno d’Italia non è stato ancora proclamato - lo sarà sette mesi dopo -, e Depretis emette in Sicilia decreti in nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia!
In realtà nell’agosto del 1860, Vittorio Emanuele era ancora “Re Eletto”, ma non certo dai siciliani, quanto dai modenesi, toscani e parmensi.
In linea di diritto, il decreto appare nullo per mancanza di legittimazione dell’autorità nel nome della quale si emanano le norme, che in quel momento era il Dittatore Giuseppe Garibaldi e nessun altro.
Dimentica Depretis che appena tre mesi prima nel maggio del 1860, il Primo Ministro del Re, il Conte di Cavour aveva definito, in Senato, i garibaldini come una banda di briganti, con i quali il Regno non aveva nulla da spartire, ma soprattutto gli “sfugge” che il Plebiscito non si è ancora tenuto (si svolgerà dal 21 ottobre al 4 novembre 1860).
Nel merito del provvedimento, nell’innalzare agli altari i detenuti politici in quanto tali, non si sente neanche il bisogno di esaminare le personali posizioni degli imputati o condannati, quanti e quali reati abbiano commesso (Si tenga conto che buona parte dei detenuti per delitti politici, appartenevano alla classe nobiliare o alla grande borghesia.). E’ sufficiente che il Governo borbonico li abbia arrestati o incriminati, perché ora essi siano da considerare dei benemeriti.
Quindi tutti indistintamente restituiti alla libertà non dal Dittatore, ma dal Pro Dittatore che agisce in nome di un Re che ancora non ha alcuna legittimazione giuridica, se non quella delle armi di quei “briganti” che gli regaleranno un Regno, pur disprezzati prima, durante e dopo, dal suo Segretario di Stato e pur a fronte della sua regale ingratitudine.
Ancor più sorprendente l’affermazione, che avrete già notato nel testo:
Alcune considerazioni su questa affermazione sono necessarie. Risulta veramente difficile trovare giustificazioni e ancor più, valide motivazioni storiche e giuridiche a sostegno della tesi espressa nel Decreto.
I due Regni di Sicilia erano stati unificati 44 anni prima, nel nuovo Regno delle Due Sicilie, a seguito della decisione assunta dal Congresso di Vienna, di riconoscere e ristabilire Ferdinando quale Re delle Due Sicilie (rectius dei Due Regni di Sicilia). Non sussistono dubbi circa l’adesione dei Savoia alle decisioni congressuali.
Infatti secondo quanto stabilito dal Congresso, i Savoia rientrarono in possesso della parte continentale del Regno di Sardegna. Non solo, ma per effetto dell’art. 86 del Trattato, ottennero senza colpo ferire, e senza che venisse espresso alcun voto popolare, i territori della ricca Repubblica di Genova: "Gli stati che componevano la già Repubblica di Genova sono riuniti in perpetuo alli stati di S. M. il Re di Sardegna, per essere come questi posseduti da esso in tutta la sovranità, proprietà ed eredità ...".
Quella espressa nel documento è una teoria storicamente insostenibile, priva di qualsiasi fondamento giuridico.
Si consideri inoltre che i Savoia, nella persona del regnante pro tempore Amedeo II, quale compenso per la loro partecipazione al grande conflitto europeo, provocato dalla problematica successione al trono di Spagna, con la pace di Utrecht del 1713, avevano ricevuto l’investitura di re di Sicilia (Isola) che avevano successivamente barattato con la Sardegna, cedendo l’Isola a Carlo VI d’Asburgo, che appunto dal 1720 oltre che re di Sicilia citra, diventa anche Re di Sicilia ultra.
Ed in tempi più recenti (1859), per dimostrare l’ambiguità dei Savoia e quanto sia surrettizia la tesi esposta, basterebbe citare la lettera indirizzata da Vittorio Emanuele al “caro” cugino Francesco II delle Due Sicilie, nella quale lo invitava a spartirsi con lui l’Italia, attraverso la creazione di due Stati, uno a Nord ed uno a Sud, accresciuti dei territori della Chiesa, da ridurre solo a Roma e Provincia.
Se Francesco avesse risposto di si, invece di continuare ad ignorare la questione nazionale italiana, pensando non riguardasse Lui ed il suo Regno, la storia d’Italia sarebbe stata molto diversa. Ed infatti lo stesso Vittorio Emanuele lo ammonì sul punto (una velata minaccia per Francesco: in realtà un ultimatum) preconizzando che se avesse lasciato passare “i mesi”, avrebbe sperimentato “l’amarezza di dover dire: troppo tardi”.
E’ vero che il perpetuare i diritti dinastici nei secoli, o la pretesa di questi, anche quando erano divenuti virtuali, era una regola. Riprendendo una questione insorta nell’ambito del precedente articolo, ovvero il fregiarsi impropriamente Ferdinando I delle due Sicilie, di essere re del nominale Regno di Gerusalemme, ribadiamo che quantunque non esistesse più quel regno da cinque secoli, egli lo rivendicava come i suoi avi, per diritto dinastico.
E lo rivendicavano anche i Savoia che se ne appropriarono in perpetuo, nel pur breve periodo (sette anni) in cui furono re di Sicilia.
Gli stessi Savoia, per quanto mi risulta, non hanno mai rinunciato al titolo di re d’Italia e neanche a quello di re di Cipro e Gerusalemme etc, etc...
Appare dunque legittima aspirazione dinastica, quella di rivendicare un Regno, anche per secoli, pur non attualmente esistente, almeno finché la storia non finisca.
Ma nel caso specifico, i Savoia nulla avevano da rivendicare e nessuna reversibilità storica potevano invocare, stante che il regno dell’Isola avevano ceduto con un trattato e che avevano sottoscritto gli accordi di Vienna.
Rimane un’unica ipotesi, ovvero che essi facessero riferimento al voto del Parlamento rivoluzionario siciliano del 1848, che aveva dichiarato decaduto Ferdinando e chiamato il Duca di Genova, Ferdinando Maria Alberto Amedeo Filiberto Vincenzo di Savoia quale re eletto, col nome di Alberto Amedeo I di Sicilia. Ma questi rinunciò al trono, ufficialmente per non abbandonare l'esercito piemontese impegnato nella guerra d’indipendenza, ma in realtà per non ostacolare il già delineato cammino dell’unità nazionale italiana, da edificare sotto il regno del padre e poi del fratello maggiore Vittorio Emanuele II.
Di quale usurpazione dunque si accusano i Borbone?
Risulta evidente che essi vengono additati quali occupanti e quindi usurpatori della Corona dell’Isola, al fine di legittimare in qualche modo l’aggressione perpetrata dai Savoia, per il tramite di quelle che essi stessi avevano definito, ripudiandole, “bande garibaldine”.
Garibaldi si oppone alle vendette
Il secondo documento che esaminiamo è un Decreto a firma di Garibaldi Dittatore, in merito alle efferate violenze che si scatenano in Sicilia contro i filo borbonici.
Questo il testo:
“Italia e Vittorio Emanuele”
“Giuseppe Garibaldi comandante in capo le forze nazionali in Sicilia.
In virtù dei poteri a lui conferiti, sulla proposizione dei segretari di Stato della Sicurezza pubblica e della Giustizia:
Udito il consiglio dei segretari di Stato.
Considerato che gli eccessi e gli atti crudeli commessi a gara dagli agenti del potere borbonico, non autorizzano alcun privato a trarne da per sé stesso vendetta, ma solo a reclamarne dal Governo il meritato castigo, onde impedire che possano riprodursi delle scene di furor popolare, che riprovate sempre dal Governo dittatoriale, pur hanno avuto luogo negli irrefrenabili momenti della insurrezione
DECRETA:
Art. 1 - Ogni individuo che dalla pubblicazione della presente legge perseguiti, o ecciti con parole o scritti il popolo a perseguitare un cittadino qualunque, sotto pretesto che costui abbia patteggiato o dato opera colpevole in servizio del cessato Governo e dell'abborrita polizia, sarà perciò solo punito come reo di omicidio mancato. Sarà punito di morte ove in conseguenza del fatto suo il perseguitato sarà ucciso o gravemente percosso o ferito.
Art 2 - Chiunque sotto lo stesso pretesto avrà arrestato o fatto arrestare un cittadino senza ordine espresso di autorità che ne abbia il diritto, ove non si sia servito dell'eccitamento popolare, sarà punito con l'esilio perpetuo dallo Stato.
Art. 3 - La competenza di tali reati essendo delle Commissioni speciali, queste procederanno sempre in simili casi con rito subitaneo.
Art. 4 - Chiunque potrà portare a conoscenza dell'autorità i nomi di coloro che con modi colpevoli servirono il governo dispotico, onde per via del magistrato competente, fatta indagine degli atti che a costoro si imputano, e definito il carattere legale di essi, provveda in via di giustizia.
Art. 5 - Il Segretario di Stato della Giustizia e quello della Sicurezza pubblica sono incaricati per la più severa osservanza della presente legge.
Palermo 30 giugno 1860
Il Dittatore
firmato Giuseppe Garibaldi
Il documento conferma esplicitamente sia la violenza e la crudeltà dei torbidi seguiti all’invasione garibaldina, spesso negati o minimizzati, sia le vendette personali e politiche, nonché gli omicidi arbitrari, che vennero perpetrati in Sicilia contro funzionari e sostenitori dei Borbone e non solo.
Il decreto del Dittatore tende evidentemente a porre fine ai disordini e ricondurre nelle aule dei Tribunali (sia pur speciali e costituiti per amministrare una giustizia “politica”, difficilmente equanime), il giudizio su eventuali reati commessi prima dello sbarco.
Il documento rappresenta da una parte la positiva, e non troppo tempestiva, volontà del Dittatore di porre fine (il decreto è datato 30 Giugno, ovvero un mese dopo l’ingresso di Garibaldi a Palermo) agli episodi di “furor popolare”, e di contro l’immediata nomina delle “Commissioni speciali”, veri e propri tribunali politici speciali, attivati per mettere sotto inchiesta l’operato del deposto Governo Borbonico e dei suoi affiliati, e dunque procedere sostanzialmente all’epurazione dei lealisti, dall’alta amministrazione della cosa pubblica siciliana, per sostituirli con i funzionari Sardo Piemontesi.
Questa era l’eco silenziosa ed assordante, del grido “Italia e Vittorio Emanuele”.
Revisionismo e restituzione
I documenti analizzati ci confermano che se esaminiamo la storia non come cronologia di avvenimenti, ma come strumento e metodologia finalizzata alla rappresentazione di eventi interconnessi, sulla base di premesse e in relazione agli effetti da essi determinati, ci rendiamo conto che essa non è rappresentabile utilizzando solo due dimensioni, ma che necessita di una terza misura che ne determini il volume.
Non una linea vettoriale da percorrere, una serie di fatti da elencare, quanto una figura solida tridimensionale, formata dalla costruzione che di questi avvenimenti si è consolidata nel tempo.
Osservando da diverse angolazioni la storia, come cristallizzata in un certo tempo, ne riceviamo un’immagine parziale secondo la soggettiva percezione, che tende spesso a mutarne il significato, in relazione alla realtà contingente, piuttosto che ricercare i nessi teleologici con quella dell’epoca di riferimento.
A fronte di una cronologia degli avvenimenti condivisa e accettata come dato scientifico, si è formata una storia che è spesso conseguenza di interpretazioni parziali e decontestualizzate in modo involontario o strumentale.
Spesso è stato impropriamente additato come revisionismo, un processo ben diverso di rivalutazione e rivisitazione degli avvenimenti storici, determinato dalla disponibilità di nuove informazioni, ma soprattutto dalla loro (finalmente) più oggettiva e diversa valutazione, consentita da una lontananza dalle specifiche socio politiche pre esistenti.
Gli avvenimenti storici devono essere rigorosamente inquadrati nel relativo periodo, ma possono essere “rivisti” - vengono inevitabilmente e continuamente rivisti - alla luce di ulteriori conoscenze o di una diversa e sopravvenuta “libertà d’azione e di pensiero” che non deve in ogni caso decontestualizzare gli avvenimenti.
In particolare, relativamente all’impresa garibaldina, la riconsiderazione degli avvenimenti, la “revisione” storica, non scaturisce da “ulteriori conoscenze”, eventualmente da identificare nella scoperta di nuovi documenti o testimonianze relative alla cronologia dei fatti, che sono noti, quanto dalla sopravvenuta possibilità di una più obiettiva lettura, che una storiografia ufficiale “di Stato” ha finora impedito.
Quando gli avvenimenti vengono ripercorsi con un criterio oggettivo, ovvero chiarendo finalmente la portata dei fatti, come la cronaca li ha consegnati alla storia, non si è in presenza di revisionismo, bensì di un’autentica “restituzione storiografica”.
Non è certo revisionismo, ma un’operazione di doverosa rivisitazione oggettiva della storia, per lungo tempo impedita dalla ragion di Stato, dalla necessità di legittimazione dei Savoia e della nuova Italia unita: impedimento perpetuato nel dopo guerra, da una storiografia omologata alle ragioni del potere costituito e dunque sostanzialmente e acriticamente unionista.
Gli inglesi non furono il "male assoluto" come non lo è stata la dinastia borbonica, e hanno svolto anche un ruolo importante in una certa fase della storia siciliana. Persino la dominazione romana sotto certi aspetti va rivalutata. Finché faremo il "tifo" non faremo mai storia.
Quel Parlamento che si disprezza abolì i diritti feudali nell'Isola. Fermiamoci un attimo. Vogliamo oggi avere nostalgia del "mero e misto imperio" dei baroni siciliani ante 1812? Nemmeno Ferdinando quando tornò a Napoli provò a ripristinare quei diritti (che i francesi, l'Anticristo, avevano abolito) e di ripristinarli in Sicilia dove ce li eravamo tolti da soli (magari sotto la protezione degli inglesi, e allora?).
Quel Parlamento mise ordine nel sistema di pesi e misure siciliane. Non lo si faceva dai tempi di Federico III. Tutto da buttare a mare dunque?
Prudenza, prudenza, altrimenti non ha senso un forum di questo tipo.
E voglio dire una cosa che scandalizzerà qualcuno che conosce la mia fede politica siciliana.
L'invasione garibaldina (torno all'articolo) operò nella completa illegittimità. Fu una conquista brutale, un saccheggio. Diede origine a disordini che forse non sono ancora terminati.
Ma ebbe anche qualche risvolto positivo, come lo ebbero in genere le dominazioni coloniali nei paesi che furono conquistati dall'occidente. Gli inglesi portarono in India un sistema di istruzione moderno, il loro diritto commerciale, le ferrovie (certo prima o poi ci sarebbero arrivati da soli, ma la "dominazione" impresse un'accelerazione), gli italiani in Libia portarono le strade asfaltate e la fecero uscire dal Medioevo.
E Garibaldi portò in Sicilia alcune libertà fondamentali che il precedente governo negava: la libertà di stampa, ad esempio, ma anche quella di culto. Poi possiamo considerarle "disvalori" borghesi, alchimie massoniche, tutto quello che vogliamo. Se condanniamo in blocco valori come modernità, laicità, libertà, allora OK, Garibaldi fu il "male assoluto".
Altrimenti dobbiamo ammettere che la "dominazione coloniale italiana" ha traghettato (pur da serva) la Sicilia nell'Europa occidentale, dalla cui storia era stata sequestrata sin dalla Restaurazione.
L'India moderna non è tornata ai Marajah e alle caste, per fortuna, ma ha buttato ugualmente a mare gli Inglesi (i quali lasciavano sopravvivere quelle incrostazioni del passato, guarda caso come l'Italia lascia sopravvivere nella "cultura mafiosa" gli ultimi retaggi della cultura feudale).
Che la Sicilia possa liberarsi dell'oppressione della Penisola, senza tornare per questo ai baroni o ai sovrani che risiedevano fuori dall'Isola e che tenevano un "ministero per gli affari siciliani".
M.C.
Suona una nota stonata il signor M.C. là, dove afferma che Garibaldi diede libertà di culto ai siciliani.
Dimentica forse che lo stesso Garibaldi era massone. Vero è che la massoneria lascia libertà di culto ai proprio iscritti, ma non ha mai fatto comunella con la chiese cattolica nè l'ha mai avuta in simpatìa e che definiva, lui stesso, Pio IX, un metro cubo di letame.
Ricordi inoltre che entrando nella scaramuccia di Porta Pia, i bersaglieri portarono al seguito bibbie protestanti, mi pare che dietro tutto questo, vi fosse una regìa che veniva da lontano, probabilmente proprio dall'Inghilterra, (senza parlare delle colt che arrivavano in omaggio al dittatore sull'isola dagli USA) che nell'isola stabilì le prime logge massoniche d'Italia e che, commercialmente parlando, riteneva utile un solo interlocutore nel Paese Italia e non potendo spostare le proprietà che possedevano nell'isola, credettero bene di spostare un re legittimato da secoli. Si ricordi la vicenda degli zolfi siciliani, preziosi allora, e di come venivano sfruttati anche ragazzini che vi lavoravano, per un tozzo di pane: per questo i Borbone vollero togliere agli inglesi l'appalto, che furono costretti a restituire.
Affermare che gli inglesi, fossero alleati o amici dei Borbone, mi pare alquanto azzardato, visto che furono i primi a screditare, in modo truffaldino e falsamente, la famiglia reale che, non dimentichiamolo, parlavano napoletano e non spagnolo o francese, come i Savoia. Lord Gladstone, massone anche lui, lo ammise pubblicamente.
Borjes
Non ho detto che la situazione economica siciliana fosse "disastrosa", soltanto che essa veniva volutamente tenuta ancorata al settore primario, e quindi nell'arretratezza, in piena rivoluzione industriale. Le industrie siciliane di cui lei parla erano legate quasi tutte al capitale britannico, tollerato dal regime borbonico, ma mai favorite. Il governo borbonico non protesse mai alcuna industria, in senso proprio, siciliana, ma solo del napoletano.
Quel passo della Costituzione che Lei ha citato mi riempie di orgoglio. Magari avessimo oggi una classe politica così fiera.
Era l'indipendenza piena e la fine del viceregno che dal 1415, più o meno, metteva la Sicilia, all'interno sovrana, in stato di minorità in fatto di politica estera. I Borbone con il loro atteggiamento antiparlamentare ed antisiciliano la Sicilia se la scipparono da soli, pur essendone i sovrani legittimi.
Per la prima volta dai tempi del Vespro avevano preteso di imporre tributi senza la volontà della Nazione. Per questo scoppiò la Rivoluzione del 1812. Gli inglesi erano alleati dei Borbone e, se è vero che assecondarono e protessero con Bentink tale rivoluzione, per loro sarebbe stato lo stesso avere alleata una piccola monarchia assoluta piuttosto che costituzionale. La malafede di Ferdinando è provata dal fatto che lei stesso pone.
Avrebbe potuto lasciare il figlio come Vicario nell'isola (ciò che fu effettivamente fino al 1819) e tenere i due regni in unione personale. Non avrebbe perso la Sicilia e il figlio avrebbe garantito l'unità in politica estera. E' chiaro che di dare questa indipendenza in unione personale il re fedifrago non aveva nessuna intenzione, e non si fece scrupolo di "abolire" un Parlamento con 8 secoli di storia, come se ne fosse arbitro assoluto.
E mal gliene incolse.
Generò una frattura profonda tra Napoli e Sicilia che avrebbe logorato la monarchia duosiciliana al punto da non farla sopravvivere ad una generazione.
Comunque idolatri pure i suoi Borbone.
La Sicilia sarebbe forse divenuta un protettorato di fatto, nemmeno di diritto e tanto meno una colonia inglese. La Sicilia era trattata come paese europeo: gli uomini d'affari inglesi mettevano famiglia e radici in Sicilia con mogli locali, quando mai avrebbero fatto una cosa del genere in India? Ma le ex colonie inglesi di oggi (Cipro, Malta) se la passano meglio della sfortunata Sicilia. Gli inglesi non avrebbero potuto tenerci in eterno, l'Italia (prima la meridionale, poi quella unita) chissà, ancora non si vede l'uscita.
M.C.
Caro Signore, mi pare che lei non si accorge di essere seduto in curva mentre chiede agli altri di non farne una questione di tifo.
Ad ogni modo la ringrazio per il dialogo.
Cordialità
Caro Signore, viva il Parlamento Siciliano, ma non certo quel parlamento a sovranità anglo-baronale dei primi del 800!
All'interno della costituzione promulgata dagli inglesi, i quali di fatto governavano la Sicilia, visto che si erano permessi il lusso di esiliare pure la regina, c'era un articolo che faceva pressappoco così: Se il Re di Sicilia riacquisterà il regno di Napoli o acquisterà qualunque altro regno, dovrà mandarvi a regnare il suo figlio primogenito o lasciare detto suo figlio in Sicilia con cedergli il regno, dichiarandosi da oggi innanzi il regno di Sicilia indipendente da quello di Napoli e da qualunque altro regno o provincia.
Insomma, si scippava la Sicilia ai Borbone, i quali erano legittimamente Re di Napoli e di Sicilia, così come lo erano state le dinastie che li avevano preceduti. La contromossa non poteva che essere l'abolizione di quel parlamento e la fondazione del Regno delle Due Sicilie che si ispirava al Regno di Sicilia dei normanni(di cui i Borbone erano legittimi discendenti) e ne continuava di fatto il mito.
L'alternativa sarebbe stata aggiungere la Sicilia alla lunga lista delle colonie inglesi, di cui vedo che lei è ammiratore. Conosce Madre Teresa di Calcutta?
La descrizione economica della Sicilia non era così disastrosa come lei la dipinge equiparandola all'attuale situazione Nord-Sud Di seguito una tabella tratta da "Scienza delle Finanze" di Francesco Saverio Nitti, economista di fama mondiale, dove si evince chiaramente che la Sicilia era una delle prime regioni italiane, per popolazione occupata nel settore industriale.
http://photos-b.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v4496/51/30/621858344/n621858344_2669673_1411051.jpg
L'epopea risorgimentale ci ha fatto dimenticare le industrie che avevamo, perchè si doveva dire che eravamo un popolo arretrato.
Le industrie cotoniere di Leonforte e di Trapani, l'industria siderurgica "Fonderia Oretea" di Palermo(700 operai), le fabbriche tessili di Catania, il polo della seta dell'Alcantara, tanto per citarne alcune, dove sono finite?
Non ho detto che la situazione economica siciliana fosse "disastrosa", soltanto che essa veniva volutamente tenuta ancorata al settore primario, e quindi nell'arretratezza, in piena rivoluzione industriale. Le industrie siciliane di cui lei parla erano legate quasi tutte al capitale britannico, tollerato dal regime borbonico, ma mai favorite. Il governo borbonico non protesse mai alcuna industria, in senso proprio, siciliana, ma solo del napoletano.
Quel passo della Costituzione che Lei ha citato mi riempie di orgoglio. Magari avessimo oggi una classe politica così fiera.
Era l'indipendenza piena e la fine del viceregno che dal 1415, più o meno, metteva la Sicilia, all'interno sovrana, in stato di minorità in fatto di politica estera. I Borbone con il loro atteggiamento antiparlamentare ed antisiciliano la Sicilia se la scipparono da soli, pur essendone i sovrani legittimi.
Per la prima volta dai tempi del Vespro avevano preteso di imporre tributi senza la volontà della Nazione. Per questo scoppiò la Rivoluzione del 1812. Gli inglesi erano alleati dei Borbone e, se è vero che assecondarono e protessero con Bentink tale rivoluzione, per loro sarebbe stato lo stesso avere alleata una piccola monarchia assoluta piuttosto che costituzionale. La malafede di Ferdinando è provata dal fatto che lei stesso pone.
Avrebbe potuto lasciare il figlio come Vicario nell'isola (ciò che fu effettivamente fino al 1819) e tenere i due regni in unione personale. Non avrebbe perso la Sicilia e il figlio avrebbe garantito l'unità in politica estera. E' chiaro che di dare questa indipendenza in unione personale il re fedifrago non aveva nessuna intenzione, e non si fece scrupolo di "abolire" un Parlamento con 8 secoli di storia, come se ne fosse arbitro assoluto.
E mal gliene incolse.
Generò una frattura profonda tra Napoli e Sicilia che avrebbe logorato la monarchia duosiciliana al punto da non farla sopravvivere ad una generazione.
Comunque idolatri pure i suoi Borbone.
La Sicilia sarebbe forse divenuta un protettorato di fatto, nemmeno di diritto e tanto meno una colonia inglese. La Sicilia era trattata come paese europeo: gli uomini d'affari inglesi mettevano famiglia e radici in Sicilia con mogli locali, quando mai avrebbero fatto una cosa del genere in India? Ma le ex colonie inglesi di oggi (Cipro, Malta) se la passano meglio della sfortunata Sicilia. Gli inglesi non avrebbero potuto tenerci in eterno, l'Italia (prima la meridionale, poi quella unita) chissà, ancora non si vede l'uscita.
M.C.
come no? ma che sta dicendo! i savoia arrivarono proprio con i carabinieri oltre che i 22 mila mercenari provenienti da tutta europa ed anche dall'asia
Sì, c'erano pure gli ascaretti.
Caro Signore, viva il Parlamento Siciliano, ma non certo quel parlamento a sovranità anglo-baronale dei primi del 800!
All'interno della costituzione promulgata dagli inglesi, i quali di fatto governavano la Sicilia, visto che si erano permessi il lusso di esiliare pure la regina, c'era un articolo che faceva pressappoco così: Se il Re di Sicilia riacquisterà il regno di Napoli o acquisterà qualunque altro regno, dovrà mandarvi a regnare il suo figlio primogenito o lasciare detto suo figlio in Sicilia con cedergli il regno, dichiarandosi da oggi innanzi il regno di Sicilia indipendente da quello di Napoli e da qualunque altro regno o provincia.
Insomma, si scippava la Sicilia ai Borbone, i quali erano legittimamente Re di Napoli e di Sicilia, così come lo erano state le dinastie che li avevano preceduti. La contromossa non poteva che essere l'abolizione di quel parlamento e la fondazione del Regno delle Due Sicilie che si ispirava al Regno di Sicilia dei normanni(di cui i Borbone erano legittimi discendenti) e ne continuava di fatto il mito.
L'alternativa sarebbe stata aggiungere la Sicilia alla lunga lista delle colonie inglesi, di cui vedo che lei è ammiratore. Conosce Madre Teresa di Calcutta?
La descrizione economica della Sicilia non era così disastrosa come lei la dipinge equiparandola all'attuale situazione Nord-Sud Di seguito una tabella tratta da "Scienza delle Finanze" di Francesco Saverio Nitti, economista di fama mondiale, dove si evince chiaramente che la Sicilia era una delle prime regioni italiane, per popolazione occupata nel settore industriale.
http://photos-b.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v4496/51/30/621858344/n621858344_2669673_1411051.jpg
L'epopea risorgimentale ci ha fatto dimenticare le industrie che avevamo, perchè si doveva dire che eravamo un popolo arretrato.
Le industrie cotoniere di Leonforte e di Trapani, l'industria siderurgica "Fonderia Oretea" di Palermo(700 operai), le fabbriche tessili di Catania, il polo della seta dell'Alcantara, tanto per citarne alcune, dove sono finite?
i burbuna cu i normanni non ànnu nenti a chi spartiri, comu puru u regnu di i dui sicili non avi nenti a chi avvidiri cu u regnu di sicilia, e chistu mi pari chi fu chiaritu in ta n'autru articulu d'u dutturi Di Bella
Con tutto il rispetto, la mancanza di senso civico dei siciliani non può essere spiegata dalll'avversione ai carabinieri, che al seguito di Garibardi non c'erano, nè ci potevano essere.
come no? ma che sta dicendo! i savoia arrivarono proprio con i carabinieri oltre che i 22 mila mercenari provenienti da tutta europa ed anche dall'asia
Ma è chiaro che fu una legge di classe, ad usum delphini. Del resto come le enclosures britanniche che diedero il "la" alla rivoluzione industriale. E allora? La legge borbonica riparò a qualche ingiustizia sociale nel dopoguerra (lo ignoravo), e allora? Di fatto non ostacolò il portato principale di quelle riforme: la trasformazione del bene feudale in "allodio" (cioè proprietà privata). E fece bene. A modo suo il governo borbonico ispirava una sua forma di modernizzazione, che però non può essere mitizzata, non serve a capire. Anche perché le contraddizioni in questo processo furono tante. Comunque gli "usi civici", di cui avanza qualcosa sino ad oggi, sono un retaggio medioevale, di quando i signori dovevano pur negoziare alcuni diritti con le comunità vassalle, demograficamente modeste, per evitare una fuga dai campi che le avrebbe ridotto in miseria.
E' un fatto che questi diritti sono andati sparendo dappertutto con la modernizzazione. Forse il "freno a mano" tirato in tal senso dal governo borbonico fu una contraddizione che limitò l'accumulazione del capitale agricolo che, in quei decenni, sarebbe servito ad ammodernare l'economia dell'isola. La mancanza di uno stato proprio si rivelò fatale: nel Continente prevalse il modello di una Sicilia esportatrice di derrate agricole e materie prime minerali e importatrice di prodotti finiti dal Napoletano. Era, legittimamente, la politica industriale dei Borbone i quali, per economie di scala, non avevano convenienza a creare più di un polo industriale nello Stato, peraltro protezionista. Esattamente come, poi, l'Italia unita avrebbe fatto "contro" l'intero Mezzogiorno ed a favore del Triangolo Industriale.
Certo anche l'Inghilterra aveva lo stesso progetto nei confronti della Sicilia. Ma era lontana. E non avrebbe potuto impedire una industrializzazione "locale" dell'isola, soprattutto per quei beni difficili da trasportare.
M.C.
Caro Signore, viva il Parlamento Siciliano, ma non certo quel parlamento a sovranità anglo-baronale dei primi del 800!
All'interno della costituzione promulgata dagli inglesi, i quali di fatto governavano la Sicilia, visto che si erano permessi il lusso di esiliare pure la regina, c'era un articolo che faceva pressappoco così: Se il Re di Sicilia riacquisterà il regno di Napoli o acquisterà qualunque altro regno, dovrà mandarvi a regnare il suo figlio primogenito o lasciare detto suo figlio in Sicilia con cedergli il regno, dichiarandosi da oggi innanzi il regno di Sicilia indipendente da quello di Napoli e da qualunque altro regno o provincia.
Insomma, si scippava la Sicilia ai Borbone, i quali erano legittimamente Re di Napoli e di Sicilia, così come lo erano state le dinastie che li avevano preceduti. La contromossa non poteva che essere l'abolizione di quel parlamento e la fondazione del Regno delle Due Sicilie che si ispirava al Regno di Sicilia dei normanni(di cui i Borbone erano legittimi discendenti) e ne continuava di fatto il mito.
L'alternativa sarebbe stata aggiungere la Sicilia alla lunga lista delle colonie inglesi, di cui vedo che lei è ammiratore. Conosce Madre Teresa di Calcutta?
La descrizione economica della Sicilia non era così disastrosa come lei la dipinge equiparandola all'attuale situazione Nord-Sud Di seguito una tabella tratta da "Scienza delle Finanze" di Francesco Saverio Nitti, economista di fama mondiale, dove si evince chiaramente che la Sicilia era una delle prime regioni italiane, per popolazione occupata nel settore industriale.
http://photos-b.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v4496/51/30/621858344/n621858344_2669673_1411051.jpg
L'epopea risorgimentale ci ha fatto dimenticare le industrie che avevamo, perchè si doveva dire che eravamo un popolo arretrato.
Le industrie cotoniere di Leonforte e di Trapani, l'industria siderurgica "Fonderia Oretea" di Palermo(700 operai), le fabbriche tessili di Catania, il polo della seta dell'Alcantara, tanto per citarne alcune, dove sono finite?
Giovanni Falcone ha sostenuto più volte che non sono i politici a servirsi della mafia, ma semmmai viceversa. Ragionamento mafioso anche il suo?
Se avesse capito come stavano le cose, forse non sarebbe morto. Lo aveva capito Borsellino, ma troppo tardi.
Quando saranno esaurite le menzogne, verrà un tempo in cui i siciliani si riscatteranno. Verra un'epoca in cui riprenderanno il loro cammino e la loro sovranità. Un tempo forse lontano ma non infinito.
Federico II, luce e stupore del mondo, ha tracciato otto secoli fa un strada che è solo interrotta, sospesa nel tempo che non ha età. Sorgerà un nuovo condottiero: dalle ceneri dei Palazzi del potere, risorgerà l'aquila del tripode il cui volo oscurerà mafia e politica, malaffare e corruzione. Volge al punto più basso l'impero del male. Tornerà il vero Re e cadranno le teste al sol battito delle sue ciglia.
Soffocati nell'ingoiare la propria lingua, moriranno le serpi. Sarà buio nella Conca del sole e si avvererà l'antico sortilegio: il mare lambirà il Duomo del Pantocrator e poi si ritirerà lasciando deserta la valle del Genio. I cadaveri degli immondi imputridiranno al sole sui margini degli agrumeti ritornati in fiore. Caleranno i gipeti tornati per scarnificare i cadaveri. I nespoli antichi daranno subito frutto e il popolo giusto ne mangerà per sempre.
Viva La Sicilia in eterno, centro del Mondo antico e moderno, fucina di Dio, tempra dei cuori e delle anime. Un amore infinito.
Belfagor
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When the moon is in the Seventh House and Jupiter aligns with Mars Then peace will guide the planets And love will steer the stars |
Quando la Luna entrerà nella Settima Casa e Giove si allineerà con Marte allora sarà la pace a guidare i pianeti e sarà l'amore a guidare le stelle |
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This is the dawning of the age of Aquarius The age of Aquarius Aquarius! Aquarius! |
Sta iniziando l'era dell'Acquario l'era dell'Acquario Acquario! Acquario! |
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Harmony and understanding Sympathy and trust abounding No more falsehoods or derisions Golden living dreams of visions Mystic crystal revelation And the mind's true liberation Aquarius! Aquarius! |
Ci saranno in abbondanza armonia e comprensione tolleranza e verità non più ipocrisia e scherno. I nostri sogni e i nostri ideali diventeranno reali Una rilevazione mistica, limpida come il cristallo ed una vera liberazione della mente. Acquario! Acquario! |
e se invece l'odio o la diffidenza dei siciliani verso le forze dell'ordine italiane derivassero dall'invasione savoiarda?
vorrei ricordarti che furono proprio i carabinieri ad effettuarla e di certo non lasciarono un bel ricordo e che poi si è tramandato di generazione in generazione in questi 150 anni.
Con tutto il rispetto, la mancanza di senso civico dei siciliani non può essere spiegata dalll'avversione ai carabinieri, che al seguito di Garibardi non c'erano, nè ci potevano essere.
In primis il tessuto socioculturale siciliano. Quello per cui il poliziotto è sbirro e chi collabora con la giustizia è infame.
e se invece l'odio o la diffidenza dei siciliani verso le forze dell'ordine italiane derivassero dall'invasione savoiarda?
vorrei ricordarti che furono proprio i carabinieri ad effettuarla e di certo non lasciarono un bel ricordo e che poi si è tramandato di generazione in generazione in questi 150 anni.
Quando saranno esaurite le menzogne, verrà un tempo in cui i siciliani si riscatteranno. Verra un'epoca in cui riprenderanno il loro cammino e la loro sovranità. Un tempo forse lontano ma non infinito.
Federico II, luce e stupore del mondo, ha tracciato otto secoli fa un strada che è solo interrotta, sospesa nel tempo che non ha età. Sorgerà un nuovo condottiero: dalle ceneri dei Palazzi del potere, risorgerà l'aquila del tripode il cui volo oscurerà mafia e politica, malaffare e corruzione. Volge al punto più basso l'impero del male. Tornerà il vero Re e cadranno le teste al sol battito delle sue ciglia.
Soffocati nell'ingoiare la propria lingua, moriranno le serpi. Sarà buio nella Conca del sole e si avvererà l'antico sortilegio: il mare lambirà il Duomo del Pantocrator e poi si ritirerà lasciando deserta la valle del Genio. I cadaveri degli immondi imputridiranno al sole sui margini degli agrumeti ritornati in fiore. Caleranno i gipeti tornati per scarnificare i cadaveri. I nespoli antichi daranno subito frutto e il popolo giusto ne mangerà per sempre.
Viva La Sicilia in eterno, centro del Mondo antico e moderno, fucina di Dio, tempra dei cuori e delle anime. Un amore infinito.
Belfagor
Ecco un ragionamento mafioso, i colpevoli sono sempre gli esecutori, mai i mandanti...
Giovanni Falcone ha sostenuto più volte che non sono i politici a servirsi della mafia, ma semmmai viceversa. Ragionamento mafioso anche il suo?
Però a differenza dei francesi, che con Murat tolsero completamente tutti i privilegi ai feudatari, in Sicilia il Parlamento siciliano, visto che erano stati gli stessi feudatari a scrivere la costituzione, ebbe cura di salvaguardare interessi e privilegi. In pratica i loro feudi, che fino ad allora avevano posseduto jure feudalis e come tali soggetti agli usi civici delle popolazioni vassalle, divennero proprietà privata degli ex feudatari con, in pratica, l’abolizione degli usi civici senza pagare alcun indennizzo e con il conseguente impoverimento delle popolazioni vassalle. Il demanio feudale divenne proprietà privata gratuitamente! Non lo possiamo chiamare furto perché i baroni applicarono una norma costituzionale seppur da loro stessi elaborata scritta ed approvata!
Dopo la Restaurazione, una legge borbonica dispose la restituzione di quanto tolto alle popolazioni vassalle.
Ma è chiaro che fu una legge di classe, ad usum delphini. Del resto come le enclosures britanniche che diedero il "la" alla rivoluzione industriale. E allora? La legge borbonica riparò a qualche ingiustizia sociale nel dopoguerra (lo ignoravo), e allora? Di fatto non ostacolò il portato principale di quelle riforme: la trasformazione del bene feudale in "allodio" (cioè proprietà privata). E fece bene. A modo suo il governo borbonico ispirava una sua forma di modernizzazione, che però non può essere mitizzata, non serve a capire. Anche perché le contraddizioni in questo processo furono tante. Comunque gli "usi civici", di cui avanza qualcosa sino ad oggi, sono un retaggio medioevale, di quando i signori dovevano pur negoziare alcuni diritti con le comunità vassalle, demograficamente modeste, per evitare una fuga dai campi che le avrebbe ridotto in miseria.
E' un fatto che questi diritti sono andati sparendo dappertutto con la modernizzazione. Forse il "freno a mano" tirato in tal senso dal governo borbonico fu una contraddizione che limitò l'accumulazione del capitale agricolo che, in quei decenni, sarebbe servito ad ammodernare l'economia dell'isola. La mancanza di uno stato proprio si rivelò fatale: nel Continente prevalse il modello di una Sicilia esportatrice di derrate agricole e materie prime minerali e importatrice di prodotti finiti dal Napoletano. Era, legittimamente, la politica industriale dei Borbone i quali, per economie di scala, non avevano convenienza a creare più di un polo industriale nello Stato, peraltro protezionista. Esattamente come, poi, l'Italia unita avrebbe fatto "contro" l'intero Mezzogiorno ed a favore del Triangolo Industriale.
Certo anche l'Inghilterra aveva lo stesso progetto nei confronti della Sicilia. Ma era lontana. E non avrebbe potuto impedire una industrializzazione "locale" dell'isola, soprattutto per quei beni difficili da trasportare.
M.C.
Gli inglesi non furono il "male assoluto" come non lo è stata la dinastia borbonica, e hanno svolto anche un ruolo importante in una certa fase della storia siciliana. Persino la dominazione romana sotto certi aspetti va rivalutata. Finché faremo il "tifo" non faremo mai storia.
Quel Parlamento che si disprezza abolì i diritti feudali nell'Isola. Fermiamoci un attimo. Vogliamo oggi avere nostalgia del "mero e misto imperio" dei baroni siciliani ante 1812? Nemmeno Ferdinando quando tornò a Napoli provò a ripristinare quei diritti (che i francesi, l'Anticristo, avevano abolito) e di ripristinarli in Sicilia dove ce li eravamo tolti da soli (magari sotto la protezione degli inglesi, e allora?).
Quel Parlamento mise ordine nel sistema di pesi e misure siciliane. Non lo si faceva dai tempi di Federico III. Tutto da buttare a mare dunque?
Prudenza, prudenza, altrimenti non ha senso un forum di questo tipo.
E voglio dire una cosa che scandalizzerà qualcuno che conosce la mia fede politica siciliana.
L'invasione garibaldina (torno all'articolo) operò nella completa illegittimità. Fu una conquista brutale, un saccheggio. Diede origine a disordini che forse non sono ancora terminati.
Ma ebbe anche qualche risvolto positivo, come lo ebbero in genere le dominazioni coloniali nei paesi che furono conquistati dall'occidente. Gli inglesi portarono in India un sistema di istruzione moderno, il loro diritto commerciale, le ferrovie (certo prima o poi ci sarebbero arrivati da soli, ma la "dominazione" impresse un'accelerazione), gli italiani in Libia portarono le strade asfaltate e la fecero uscire dal Medioevo.
E Garibaldi portò in Sicilia alcune libertà fondamentali che il precedente governo negava: la libertà di stampa, ad esempio, ma anche quella di culto. Poi possiamo considerarle "disvalori" borghesi, alchimie massoniche, tutto quello che vogliamo. Se condanniamo in blocco valori come modernità, laicità, libertà, allora OK, Garibaldi fu il "male assoluto".
Altrimenti dobbiamo ammettere che la "dominazione coloniale italiana" ha traghettato (pur da serva) la Sicilia nell'Europa occidentale, dalla cui storia era stata sequestrata sin dalla Restaurazione.
L'India moderna non è tornata ai Marajah e alle caste, per fortuna, ma ha buttato ugualmente a mare gli Inglesi (i quali lasciavano sopravvivere quelle incrostazioni del passato, guarda caso come l'Italia lascia sopravvivere nella "cultura mafiosa" gli ultimi retaggi della cultura feudale).
Che la Sicilia possa liberarsi dell'oppressione della Penisola, senza tornare per questo ai baroni o ai sovrani che risiedevano fuori dall'Isola e che tenevano un "ministero per gli affari siciliani".
M.C.
Però a differenza dei francesi, che con Murat tolsero completamente tutti i privilegi ai feudatari, in Sicilia il Parlamento siciliano, visto che erano stati gli stessi feudatari a scrivere la costituzione, ebbe cura di salvaguardare interessi e privilegi. In pratica i loro feudi, che fino ad allora avevano posseduto jure feudalis e come tali soggetti agli usi civici delle popolazioni vassalle, divennero proprietà privata degli ex feudatari con, in pratica, l’abolizione degli usi civici senza pagare alcun indennizzo e con il conseguente impoverimento delle popolazioni vassalle. Il demanio feudale divenne proprietà privata gratuitamente! Non lo possiamo chiamare furto perché i baroni applicarono una norma costituzionale seppur da loro stessi elaborata scritta ed approvata!
Dopo la Restaurazione, una legge borbonica dispose la restituzione di quanto tolto alle popolazioni vassalle.
Nel 1816 fu creato il Regno delle Due Sicilie anche per togliere di mezzo gli inglesi che in Sicilia ormai spadroneggiavano dai tempi dell'invasione francese di Napoli e utilizzavano il Parlamento Siciliano per controllare l'Isola.
E' risaputo che Ferdinando I fu tenuto dai britannici sotto guardia armata per tutto il suo soggiorno a Palermo, mentre la moglie Maria Carolina fu costretta dagli inglesi addirittura all'esilio.
Gli inglesi non furono il "male assoluto" come non lo è stata la dinastia borbonica, e hanno svolto anche un ruolo importante in una certa fase della storia siciliana. Persino la dominazione romana sotto certi aspetti va rivalutata. Finché faremo il "tifo" non faremo mai storia.
Quel Parlamento che si disprezza abolì i diritti feudali nell'Isola. Fermiamoci un attimo. Vogliamo oggi avere nostalgia del "mero e misto imperio" dei baroni siciliani ante 1812? Nemmeno Ferdinando quando tornò a Napoli provò a ripristinare quei diritti (che i francesi, l'Anticristo, avevano abolito) e di ripristinarli in Sicilia dove ce li eravamo tolti da soli (magari sotto la protezione degli inglesi, e allora?).
Quel Parlamento mise ordine nel sistema di pesi e misure siciliane. Non lo si faceva dai tempi di Federico III. Tutto da buttare a mare dunque?
Prudenza, prudenza, altrimenti non ha senso un forum di questo tipo.
E voglio dire una cosa che scandalizzerà qualcuno che conosce la mia fede politica siciliana.
L'invasione garibaldina (torno all'articolo) operò nella completa illegittimità. Fu una conquista brutale, un saccheggio. Diede origine a disordini che forse non sono ancora terminati.
Ma ebbe anche qualche risvolto positivo, come lo ebbero in genere le dominazioni coloniali nei paesi che furono conquistati dall'occidente. Gli inglesi portarono in India un sistema di istruzione moderno, il loro diritto commerciale, le ferrovie (certo prima o poi ci sarebbero arrivati da soli, ma la "dominazione" impresse un'accelerazione), gli italiani in Libia portarono le strade asfaltate e la fecero uscire dal Medioevo.
E Garibaldi portò in Sicilia alcune libertà fondamentali che il precedente governo negava: la libertà di stampa, ad esempio, ma anche quella di culto. Poi possiamo considerarle "disvalori" borghesi, alchimie massoniche, tutto quello che vogliamo. Se condanniamo in blocco valori come modernità, laicità, libertà, allora OK, Garibaldi fu il "male assoluto".
Altrimenti dobbiamo ammettere che la "dominazione coloniale italiana" ha traghettato (pur da serva) la Sicilia nell'Europa occidentale, dalla cui storia era stata sequestrata sin dalla Restaurazione.
L'India moderna non è tornata ai Marajah e alle caste, per fortuna, ma ha buttato ugualmente a mare gli Inglesi (i quali lasciavano sopravvivere quelle incrostazioni del passato, guarda caso come l'Italia lascia sopravvivere nella "cultura mafiosa" gli ultimi retaggi della cultura feudale).
Che la Sicilia possa liberarsi dell'oppressione della Penisola, senza tornare per questo ai baroni o ai sovrani che risiedevano fuori dall'Isola e che tenevano un "ministero per gli affari siciliani".
M.C.
Sì, signor mio, "normalità". La Santa Inquisizione, introdotta dai sovrani aragonesi sul finire del '400, fu abolita sotto i Borbone durante l'Illuminismo, sempre ai tempi del Regno indipendente di Sicilia. Non c'entra nulla con la mafia ed è un triste fenomeno che ha interessato tutta l'Europa cattolica di area politica spagnola. Anche questo è normalità. Normalità è la Peste Nera del Trecento. Normalità non ha sempre voluto dire positività. L'idea di una terra "malata" di una malattia sui generis, la mafia, per la quale nessuna legalità sarebbe possibile in questa terra è cosa assai recente e non servono artifici retorici per negare una verità storica tanto evidente: la Sicilia mafiosa è la Sicilia italiana. Quella del passato sarà stata feudale, arretrata, tutto quello che vuole (ma senza esagerare perché gli stessi "mali" li troviamo in tutta Europa), ma non mafiosa.
Per tornare all'Inquisizione Spagnola essa fu uno dei pochissimi istituti in cui la Corona Spagnola volle intromettersi negli ordinamenti sovrani delle corone in unione personale con essa e imporlo (era una cosa strategicamente troppo importante). Le opposizioni siciliane a questa introduzione, vissuta anche come una mostruosità giuridica all'interno dell'ordinamento siculo, furono tante. Fra queste notevole fu l'opposizione del Comune di Palermo all'espulsione degli ebrei. Tanto per dire.
E poi nel Settecento inoltrato era diventato soltanto un "carrozzone assistenziale" che non condannava da tempo più nessuno. Gli ultimi "autos da fè" furono fatti un po' forzosamente ai tempi dell'unione con l'Austria (1720-1734) perché il sovrano asburgico, ancora aspirante al trono di Spagna, voleva dimostrare in tal modo di essere "più spagnolo degli spagnoli" (per la stessa ragione a Vienna teneva una corte in "castigliano" per i rapporti con la corona siciliana e con quella napoletana). Fu un vicerè illuminista, il Caracciolo, a far chiudere definitivamente i battenti a ciò che restava della Santa Inquisizione e le poche opposizioni (quella del bigotto marchese di Villabianca) dimostrano che ormai interessavano soltanto gli stipendi dei pochi impiegati.
Negli stessi anni furono espulsi i Gesuiti e l'alta istruzione fu "nazionalizzata". Dall'Accademia Nazionale che prese il posto del Collegio Maggiore dei Gesuiti di Palermo (già titolato a rilasciare lauree in Teologia e Filosofia dal '500) sarebbe nata l'attuale Università di Palermo.
E pensare che ancora Garibaldi non era passato e neanche si era fatta l'unione dei due "regni di Sicilia".
E la mafia? Dov'era la mafia in tutto ciò? Semplice, non c'era.
M.C.
Nel 1816 fu creato il Regno delle Due Sicilie anche per togliere di mezzo gli inglesi che in Sicilia ormai spadroneggiavano dai tempi dell'invasione francese di Napoli e utilizzavano il Parlamento Siciliano per controllare l'Isola.
E' risaputo che Ferdinando I fu tenuto dai britannici sotto guardia armata per tutto il suo soggiorno a Palermo, mentre la moglie Maria Carolina fu costretta dagli inglesi addirittura all'esilio.
Loro no. Ma chi gli ha permesso di arrivare al potere, ossia Lima e Dell'Utri, invece sì. E Siciliani erano anche gli ultimi proprietari della Banca Rasini. Le dice niente questo nome?
Ecco un ragionamento mafioso, i colpevoli sono sempre gli esecutori, mai i mandanti...
Il potere che la Santa Inquisizione ha avuto in Sicilia, per esempio, è un chiaro sintomo della normalità Siciliana fino al 1816.
Sì, signor mio, "normalità". La Santa Inquisizione, introdotta dai sovrani aragonesi sul finire del '400, fu abolita sotto i Borbone durante l'Illuminismo, sempre ai tempi del Regno indipendente di Sicilia. Non c'entra nulla con la mafia ed è un triste fenomeno che ha interessato tutta l'Europa cattolica di area politica spagnola. Anche questo è normalità. Normalità è la Peste Nera del Trecento. Normalità non ha sempre voluto dire positività. L'idea di una terra "malata" di una malattia sui generis, la mafia, per la quale nessuna legalità sarebbe possibile in questa terra è cosa assai recente e non servono artifici retorici per negare una verità storica tanto evidente: la Sicilia mafiosa è la Sicilia italiana. Quella del passato sarà stata feudale, arretrata, tutto quello che vuole (ma senza esagerare perché gli stessi "mali" li troviamo in tutta Europa), ma non mafiosa.
Per tornare all'Inquisizione Spagnola essa fu uno dei pochissimi istituti in cui la Corona Spagnola volle intromettersi negli ordinamenti sovrani delle corone in unione personale con essa e imporlo (era una cosa strategicamente troppo importante). Le opposizioni siciliane a questa introduzione, vissuta anche come una mostruosità giuridica all'interno dell'ordinamento siculo, furono tante. Fra queste notevole fu l'opposizione del Comune di Palermo all'espulsione degli ebrei. Tanto per dire.
E poi nel Settecento inoltrato era diventato soltanto un "carrozzone assistenziale" che non condannava da tempo più nessuno. Gli ultimi "autos da fè" furono fatti un po' forzosamente ai tempi dell'unione con l'Austria (1720-1734) perché il sovrano asburgico, ancora aspirante al trono di Spagna, voleva dimostrare in tal modo di essere "più spagnolo degli spagnoli" (per la stessa ragione a Vienna teneva una corte in "castigliano" per i rapporti con la corona siciliana e con quella napoletana). Fu un vicerè illuminista, il Caracciolo, a far chiudere definitivamente i battenti a ciò che restava della Santa Inquisizione e le poche opposizioni (quella del bigotto marchese di Villabianca) dimostrano che ormai interessavano soltanto gli stipendi dei pochi impiegati.
Negli stessi anni furono espulsi i Gesuiti e l'alta istruzione fu "nazionalizzata". Dall'Accademia Nazionale che prese il posto del Collegio Maggiore dei Gesuiti di Palermo (già titolato a rilasciare lauree in Teologia e Filosofia dal '500) sarebbe nata l'attuale Università di Palermo.
E pensare che ancora Garibaldi non era passato e neanche si era fatta l'unione dei due "regni di Sicilia".
E la mafia? Dov'era la mafia in tutto ciò? Semplice, non c'era.
M.C.
Furono i Borbone ad abolire la Santa Inquisizione
Verissimo. Dopo che aveva spadroneggiato nella Sicilia spagnola ed aver contribuito all'erretratennza politica e culturale della Sicilia, creando un fossato con il resto d'Italia e d'Europa che ancora non si è colmeto. Non per niente, come dispensatrice di posti, prebende e impunità, è stato scritto che la vera erede della Santa Inquisizione In Sicilia è...la Regione Siciliana.
Perchè Andreotti e Berlusconi sono siciliani?
Loro no. Ma chi gli ha permesso di arrivare al potere, ossia Lima e Dell'Utri, invece sì. E Siciliani erano anche gli ultimi proprietari della Banca Rasini. Le dice niente questo nome?
Molto spiritoso. Si chieda chi dava la possibiltà a questi due personaggi di fare i propri comodi in
sicilia e non appena vanno a fare danno oltrestretto come sono stati fermati.
In primis il tessuto socioculturale siciliano. Quello per cui il poliziotto è sbirro e chi collabora con la giustizia è infame.
attenzione a non confondere la delinquenza organizzata con la mafia; sono due cose distinte e separate: la delinquenza organizzata è combattuta dallo stato; la mafia, invece, è quella delinquenza organizzata di cui si serve uno Stato per opprimere un popolo ostico.
dopo questa premessa si può dire che la mafia in sicilia la portò garibaldi ed i savoia, perchè quella di epoca spagnola era delinquenza e non mafia
Quindi secondo questo discorso da Lei sviluppato, in Sicilia mafia e Stato si identificano dal 10.5.1860 ad oggi. Ho capito bene?
Infatti Totò Riina è bulgaro, e Bernardo Provenzano sudanese.
Molto spiritoso. Si chieda chi dava la possibiltà a questi due personaggi di fare i propri comodi in
sicilia e non appena vanno a fare danno oltrestretto come sono stati fermati.
attenzione a non confondere la delinquenza organizzata con la mafia; sono due cose distinte e separate: la delinquenza organizzata è combattuta dallo stato; la mafia, invece, è quella delinquenza organizzata di cui si serve uno Stato per opprimere un popolo ostico.
dopo questa premessa si può dire che la mafia in sicilia la portò garibaldi ed i savoia, perchè quella di epoca spagnola era delinquenza e non mafia
Infatti Totò Riina è bulgaro, e Bernardo Provenzano sudanese.
Perchè Andreotti e Berlusconi sono siciliani?
Il potere che la Santa Inquisizione ha avuto in Sicilia, per esempio, è un chiaro sintomo della normalità Siciliana fino al 1816.
Furono i Borbone ad abolire la Santa Inquisizione
Ci fa conoscere su cosa si basa la sua certezza che la mafia nasce due secoli prima del 1860 ??
Ci indichi testi e autori cosi possiamo prendere conoscenza di un fenomeno che è stato sempre la
palla al piede del popolo siciliano. Diversi episodi storici inconfutabili fanno ritenere che questa
organizzazione nasce con l'unità d'italia, un sistema di controllo sulla popolazione in aggiunta ad un
sistema vessatorio di imporre le tasse etc etc .. Pensi ad esempio che la tassa sui mulini ad acqua
era talmente esosa che molti erano costretti a chiudere ma venivano obbligati a pagare lo stesso come
se il mulino funzionasse e sa la fine che faceva chi si rifiutava di pagare ???
Tra i tanti autori che hanno indagato sulle origini del fenomeno sociale assimilabile a quella che modernamente chiamiamo Mafia, è possibile indicare Gaetano Mosca che ritiene nascere il fenomeno in Sicilia, in epoca spagnola. In tal senso anche il noto storico Nicola Tranfaglia. Più recentemente anche Giuseppe Carlo Marino sottolinea in "storia della mafia", l'incertezza delle origini del fenomeno.
E' un equivoco quello di pensare la mafia antica come progenitrice di quella moderna, si tratta sostanzialmente di due o più fenomeni diversi, come di cose diverse verosimilmente parliamo io e Lei. Quella del 1282 è una data che segna l'inizio di un associativismo politico che nulla ha a che vedere con ciò che intendiamo oggi per "mafia". Sono esistite ed esistono invero più mafie, più associazioni con fini diversi. Poi dall'Unità d'Italia in poi, ed in questo concordo con Lei, il fenomeno pian piano si trasforma da sociale in criminale.
Infine non mi sembra di aver ostentato certezze negli interventi precedenti (che non ho, come tutti ) quanto evidenziato elementi di riflessione e di dibattito.
Cordiali Saluti
La mafia nel 1282? questa è mitologia non storia. Solo la storiografia italiana ha potuto rileggere e riscrivere la storia millenaria della Sicilia trovando nel suo passato "qualcosa" che, forzando un po', potrebbe essere considerata antesignana della mafia. Si potrebbe fare operazione analoga con l'Inghilterra e la Polonia, funzionerebbe lo stesso. Il vero fatto è che la Sicilia è un paese normale fino al 1816, si comincia ad ammalare dopo quella data e va in cancrena dopo il 1860. Chi vuole capire capisca. Poi contro la fede risorgimentale, appunto perché "fede" e non ragione, non c'è niente da dire.
Il potere che la Santa Inquisizione ha avuto in Sicilia, per esempio, è un chiaro sintomo della normalità Siciliana fino al 1816.
La sicilia e i siciliani sono vittime della mafia e non gli artefici.
Infatti Totò Riina è bulgaro, e Bernardo Provenzano sudanese.
Non è certa l’origine della parola Mafia (e del fenomeno che rappresenta). Secondo una teoria accreditata, nacque in Sicilia durante l’invasione francese del 1282 quale acronimo del motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
Naturalmente stiamo parlando delle radici associative e consociative del fenomeno, che successivamente si tramuteranno in una imposizione di guardiania rurale (XVII secolo). Per quanto attiene al 1860, è comunemente inteso come momento di trasformazione del fenomeno in senso "moderno".
Cordiali Saluti
La mafia nel 1282? questa è mitologia non storia. Solo la storiografia italiana ha potuto rileggere e riscrivere la storia millenaria della Sicilia trovando nel suo passato "qualcosa" che, forzando un po', potrebbe essere considerata antesignana della mafia. Si potrebbe fare operazione analoga con l'Inghilterra e la Polonia, funzionerebbe lo stesso. Il vero fatto è che la Sicilia è un paese normale fino al 1816, si comincia ad ammalare dopo quella data e va in cancrena dopo il 1860. Chi vuole capire capisca. Poi contro la fede risorgimentale, appunto perché "fede" e non ragione, non c'è niente da dire.
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
Le stesse cose se l'erano conquistate da soli i Siciliani nel 1848 con una costituzione molto più democratica di quella albertina.
La datazione della nascita della mafia in sicilia, è di almeno due secoli più antica, come tutti i testi affermano concordemente.
L'episodio da Lei Narrato potrebbe avere dei fondamenti di verità, ma Lei stesso si rende conto che si tratta di un granello di sabbia nel deserto. La problematica è molto più complessa e Garibaldi appare oggi più uno strumento che un attore. Le fila dei burattini venivano tirate da personaggi ben più poderosi.
Saluti
Ci fa conoscere su cosa si basa la sua certezza che la mafia nasce due secoli prima del 1860 ??
Ci indichi testi e autori cosi possiamo prendere conoscenza di un fenomeno che è stato sempre la
palla al piede del popolo siciliano. Diversi episodi storici inconfutabili fanno ritenere che questa
organizzazione nasce con l'unità d'italia, un sistema di controllo sulla popolazione in aggiunta ad un
sistema vessatorio di imporre le tasse etc etc .. Pensi ad esempio che la tassa sui mulini ad acqua
era talmente esosa che molti erano costretti a chiudere ma venivano obbligati a pagare lo stesso come
se il mulino funzionasse e sa la fine che faceva chi si rifiutava di pagare ???
Non è certa l’origine della parola Mafia (e del fenomeno che rappresenta). Secondo una teoria accreditata, nacque in Sicilia durante l’invasione francese del 1282 quale acronimo del motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
Naturalmente stiamo parlando delle radici associative e consociative del fenomeno, che successivamente si tramuteranno in una imposizione di guardiania rurale (XVII secolo). Per quanto attiene al 1860, è comunemente inteso come momento di trasformazione del fenomeno in senso "moderno".
Cordiali Saluti
Insomma, la mafia sarebbe una cosa antropologica dei meridionali, dove ha preso queste informazioni, dai libri di Cesare Lombroso?
giocondor mi sembra proprio la firma adeguata per uno come te
E' doveroso avere rispetto delle idee di tutti, quando proposte con garbo ed in assoluta buona fede. Al contrario si uccide il dialogo civile, come purtroppo tanti (non Lei) vorrebbero oggi fare in Italia (per esempio controllando il Web, rimasta l'unica voce libera della Nazione).
Cordiali Saluti ad ambedue
Tutti i testi?e quali?E' storicamente accertato che il termine "mafia" si trova per la prima volta dopo il 1860.
Non è certa l’origine della parola Mafia (e del fenomeno che rappresenta). Secondo una teoria accreditata, nacque in Sicilia durante l’invasione francese del 1282 quale acronimo del motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
Naturalmente stiamo parlando delle radici associative e consociative del fenomeno, che successivamente si tramuteranno in una imposizione di guardiania rurale (XVII secolo). Per quanto attiene al 1860, è comunemente inteso come momento di trasformazione del fenomeno in senso "moderno".
Cordiali Saluti
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
giocondor mi sembra proprio la firma adeguata per uno come te
La datazione della nascita della mafia in sicilia, è di almeno due secoli più antica, come tutti i testi affermano concordemente.
L'episodio da Lei Narrato potrebbe avere dei fondamenti di verità, ma Lei stesso si rende conto che si tratta di un granello di sabbia nel deserto. La problematica è molto più complessa e Garibaldi appare oggi più uno strumento che un attore. Le fila dei burattini venivano tirate da personaggi ben più poderosi.
Saluti
Tutti i testi?e quali?E' storicamente accertato che il termine "mafia" si trova per la prima volta dopo il 1860.
La data di nascita della mafia?il giorno in cui Garibaldi sbarcò a Marsala.
C'era mancato davvero poco per il condottiero di Nizza, il colonnello borbonico Von Meckel era tornato dalle campagne palermitane infuriato come una iena per aver seguito una pista sbagliata, iniziò a far saltare in aria le barricate garibaldine a colpi di cannone e così si fece strada fino al centro di Palermo, fino a chè arrivò faccia a faccia con Garibaldi, che era braccato alle spalle anche dal colonnello siciliano Del Bosco. Fu a quel punto che il venduto generale siciliano Landi ordinò ai due di risparmiare il Nizzardo. Quel giorno iniziò la maledizione che perdura da 160 anni.
Si seppe in seguito che l'assegno di 14.000 ducati dato da Garibaldi a Landi per il suo tradimento risultò falso, il poveretto morì di crepacuore perchè lo vennero a sapere tutti.
La datazione della nascita della mafia in sicilia, è di almeno due secoli più antica, come tutti i testi affermano concordemente.
L'episodio da Lei Narrato potrebbe avere dei fondamenti di verità, ma Lei stesso si rende conto che si tratta di un granello di sabbia nel deserto. La problematica è molto più complessa e Garibaldi appare oggi più uno strumento che un attore. Le fila dei burattini venivano tirate da personaggi ben più poderosi.
Saluti
La data di nascita della mafia?il giorno in cui Garibaldi sbarcò a Marsala.
C'era mancato davvero poco per il condottiero di Nizza, il colonnello borbonico Von Meckel era tornato dalle campagne palermitane infuriato come una iena per aver seguito una pista sbagliata, iniziò a far saltare in aria le barricate garibaldine a colpi di cannone e così si fece strada fino al centro di Palermo, fino a chè arrivò faccia a faccia con Garibaldi, che era braccato alle spalle anche dal colonnello siciliano Del Bosco. Fu a quel punto che il venduto generale siciliano Landi ordinò ai due di risparmiare il Nizzardo. Quel giorno iniziò la maledizione che perdura da 160 anni.
Si seppe in seguito che l'assegno di 14.000 ducati dato da Garibaldi a Landi per il suo tradimento risultò falso, il poveretto morì di crepacuore perchè lo vennero a sapere tutti.
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
EGREGIO SIGNORE, NOI SIAMO ANCORA NEL MEDIOEVO ANCHE SE SEMBRA NON ESSERE CHIARO A TUTTI
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
L'articolo commenta documenti e non sostiene alcuna tesi. lei sostiene una tesi e non cita alcun documento.
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
Garibaldi ci consegnò da un re di Sicilia vicino, ad un re di un'Italia lontana ed indifferente al Mezzogiorno. Una terra da sfruttare: prima l'oro di Palermo e Napoli; i boschi tagliati per fare carbone e zucchero; le braccia per le industrie del Nord; e poi il sangue dei nostri giovani per le guerre inutili e perse. Cosa abbiamo guadagnato? Il disprezzo di Bossi?
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
La risposta è contenuta nella sua stessa affermazione, come il castigo sta nel peccato, Lei scrive "il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa": Lei è veramente convinto che la Sicilia abbia raggiunto ieri od oggi l'Europa? E mi dica: su Marte da quanti secoli ci abita?
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
I regali dei Savoia li stiamo ancora pagando e li pagheremo ancora per un Secolo. Francesco II era una brava Persona, forse troppo timorato e timoroso, ma non aggredì mai nessuno alle spalle, come fecero i Sardo piemontesi nascondendosi dietro le spalle del povero Garibaldi: un repubblicano alla corte del RE.
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
Quello che i Savoia ci portarono, potevano anche tenerselo e riservarlo a chi si entusiasma facilmente nel blandire teorie del fatto compiuto. Quale democrazia? Quale giustizia? Quella della sfruttamento e quella di non aver avuto il coraggio di combattere la mafia ed il malaffare?
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
Scusi, quale tesi??
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di mettere ben in vista l'atteggiamento dei Savoia e dell'eroe Garibaldi.
I Savoia che barattarono la sicilia per la sardegna che usurparono francischiello e che dopo aver condannato a morte, Garibaldi per i fatti di Genova, gli affidano, complice Cavour, la conquista del regno.
Che dire di Garibaldi poi,
Mercenario, corsaro, Massone, che a calatafimi si salvò grazie al tradimento dei comandanti delle truppe borboniche.
garbaldi ,eroe dei due mondi, o trucidatore che permise a Bixio la strage di Bronte, dove ai contadini invece delle terre promesse diedero piombo.
Sarebbe opportuno che qualcuno riscrivesse il nostro " risorgimernto" in maniera più obiettiva.
Gufo grigio
Insomma, degno di figuri come Ninco Nanco, cui i Borbone Due Sicilie affidarono le speranze di riconquista del Reame.
La tesi mi sembra fuorviante.
Il Risorgimento, da cui nasce l'Italia unità, è un fatto ormai assodato e incontestabile nel suo valore e nel suo significato.
Solo cacciando i Borbone, il Mezzogiorno d'Italia uscì da un Medioevo culturale e raggiunse il resto d'Europa.
I Savoia ci portarono una costituzione democratica, la rappresentanza parlamentare e, finalmente, una giustizia indipendente, e non è poco.
Giocondor
Ritengo che lei abbia bisogno di rilegger la storia d'italia
E' agli atti.
Cavour a Garibaldi non ha affidato nulla, proprio perché il Sud non lo voleva. E di Lui non si fidava. Fu messo davanti al fatto compiuto.
Ritengo che lei abbia bisogno di rilegger la storia d'italia
Cavour a Garibaldi non ha affidato nulla, proprio perché il Sud non lo voleva. E di Lui non si fidava. Fu messo davanti al fatto compiuto.
Vero. Per il conte Camillo l'Italia (o meglio l'allargamento della Savoia) si fermava prima di Roma. Poi purtroppo le cose sono andate diversamente.
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di mettere ben in vista l'atteggiamento dei Savoia e dell'eroe Garibaldi.
I Savoia che barattarono la sicilia per la sardegna che usurparono francischiello e che dopo aver condannato a morte, Garibaldi per i fatti di Genova, gli affidano, complice Cavour, la conquista del regno.
Che dire di Garibaldi poi,
Mercenario, corsaro, Massone, che a calatafimi si salvò grazie al tradimento dei comandanti delle truppe borboniche.
garbaldi ,eroe dei due mondi, o trucidatore che permise a Bixio la strage di Bronte, dove ai contadini invece delle terre promesse diedero piombo.
Sarebbe opportuno che qualcuno riscrivesse il nostro " risorgimernto" in maniera più obiettiva.
Gufo grigio
Cavour a Garibaldi non ha affidato nulla, proprio perché il Sud non lo voleva. E di Lui non si fidava. Fu messo davanti al fatto compiuto.
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di mettere ben in vista l'atteggiamento dei Savoia e dell'eroe Garibaldi.
I Savoia che barattarono la sicilia per la sardegna che usurparono francischiello e che dopo aver condannato a morte, Garibaldi per i fatti di Genova, gli affidano, complice Cavour, la conquista del regno.
Che dire di Garibaldi poi,
Mercenario, corsaro, Massone, che a calatafimi si salvò grazie al tradimento dei comandanti delle truppe borboniche.
garbaldi ,eroe dei due mondi, o trucidatore che permise a Bixio la strage di Bronte, dove ai contadini invece delle terre promesse diedero piombo.
Sarebbe opportuno che qualcuno riscrivesse il nostro " risorgimernto" in maniera più obiettiva.
Gufo grigio
grazie per l'articolo.interessante.
sogno una sicilia Paese in grado di riscattarsi e tornare ai fasti di un tempo.
ma quantomeno liberarsi dalla morsa ITALIANA