Nel tempo ho maturato la curiosa idea che la memoria abbia un’anima. Ogni volta che la rimugino vengo assalito da dubbi e finisco con il rinnegarla, poi riemerge spontaneamente più forte di prima.
Che cosa mi induce a credere che la memoria ha un’anima? La convinzione che essa faccia scelte autonome, mi regali ciò di cui ho bisogno, cancelli ciò che mi procura sofferenza.
Non è sempre così, beninteso, ma generalmente sta dalla mia parte. C’è chi crede che sia il tempo a darci una mano, facendoci dimenticare. Non è il tempo che lenisce ogni dolore, ma è la memoria.
La memoria è generosa e raramente tradisce, a meno che non si faccia di tutto per inimicarsela; il tempo non prende le parti di alcuno, lascia scorrere tutto, non guarda in faccia nessuno, è una lunga linea retta..
So bene di stare scrivendo cose che non vi sono chiare, ma non lo sono nemmeno a me. Dovrei evitare di trattare questioni oscure, idee inesplorate, contraddittorie, sprovviste di un solido retroterra scientifico? Il mondo non avrebbe fatto alcun passo avanti se gli uomini avessero rinunciato ad avventurarsi nelle trame di ciò che non capiscono.
Io sono affascinato, per esempio, da ciò che non comprendo, acquisto da sempre aggeggi tecnologicamente avanzati che generalmente non so usare. E di questo vengo spesso rimproverato. Ma è più forte di me, non ci posso fare niente, e non voglio farci niente perché mi piace così e basta.
Esplorando ciò che non conosciamo, e solo in questo modo, possiamo avere qualche chance di capire l’incomprensibile, di svelare il mistero. Che non è solo fuori di noi, ma è dentro di noi. I misteri che ci portiamo dentro ci accompagnano tutta la vita.
I pregiudizi non sono misteri ma come i misteri attraversano indenni l’intera nostra esistenza, sono opinioni senza giudizio, come osservava il grande Voltaire. I misteri non sono, molte volte, tali, solo che non li affrontiamo perché crediamo che siano insolubili.
Ciò avviene perché non ci facciamo aiutare dalla memoria, che ha le sue leggi – che non sono solo quelle della chimica – e le sue consuetudini. Una sua dirittura morale mi verrebbe di dire. Molti si rifiutano di fare ricorso alla memoria, non hanno tempo per riflettere, guardarsi dentro, cercare i ricordi. Finisce che non sanno di essere quello che sono.
La mia domanda, se la memoria ha un’anima, ha un senso.
Provo a spiegarlo in modo semplice.
Ricordo un numero di telefono vecchio di quaranta anni come se l’avessi appreso ieri, so a chi appartiene, non lo utilizzo mai e non mi interessa tenerlo a mente, non capisco perché non riesca a dimenticarlo. E’ sempre lì che mi bracca e mi appare e riappare, alla stregua di un pensiero qualsiasi.
L’opera di poesia che adoro, L’infinito di Giacomo Leopardi, è il mio cruccio: non sono capace di impararla a memoria. Ogni volta che ci provo, i mieti tentativi sono frustrati. E’un rifiuto della memoria. Vorrei portare con me quei versi sublimi e non mi è possibile. Eppure conosco a memoria un intero canto dell’Inferno di Dante, alcune poesie di Carducci e Alessandro Manzoni, alcuni versi dell’Odissea nella traduzione di Monti: ogni volta che mi capita faccio sfoggio della mia buona memoria.
Come tanti, nella vita ho subito cattive azioni. Ma c’è un ricordo che prevale su tutti. Un ricordo di alcuna importanza.
Da ragazzino fui trattato in malo modo da un impiegato postale a cui avevo chiesto di vendermi un francobollo. Urlò e mi cacciò via, rimproverandomi il fatto che non fossi andato in tabaccheria. Non mi ero accorto che c’era folla?
Fui tacciato di stupidità davanti a molta gente.
Questo banale episodio mi ha reso timido ed insicuro per un tratto della mia adolescenza.
Tuttavia la memoria nel tempo ha compiuto una specie di miracolo, il volto burbero dell’impiegato postale si è addolcito e mi ha costretto a riflettere sulle ragioni delle sue urla.
Magari stava vivendo un momento difficile ed aveva una qualche ragione. Non è il giudizio, però, in questione, ma la volontà della memoria di modificare “in meglio” il ricordo.
Quando mi è capitato d’incontrare l’impiegato, tanti anni dopo, gli ho stretto le mani quasi che dovessi farmi perdonare di avere pensato male di lui. Devo alla mia memoria questa metamorfosi, di sicuro.
Ma allora perché non ricordo L’infinito di Leopardi?
Conoscendo come “ragiona” la mia memoria, credo che voglia indurmi a rileggere i versi, e rivivere le emozioni che solo la lettura procura.
Quando leggo qualcosa d’importante, mi estraneo dal mondo. Entro in un luogo magico, che mi interroga, suscita sentimenti, sollecita la fantasia. Mi è impossibile, perciò, leggere in fretta il brano di un buon libro, men che mai dei versi che amo.
Non per tutti è così, credo di essere fortunato.
Quanto siano importanti le scelte della memoria, lo percepisco costantemente.
Ogni turbamento, fastidio, irritazione viene vanificata dalla perdita di memoria dell’evento che l’ha procurato.
Non tutto è lineare, inventariabile in una parte o nell’altra dello “scaffale”. Countable o uncountable, come dicono gli inglesi, che hanno un linguaggio razionale ed una memoria lunga ma omogenea.
Conservo il ricordo di tanti volti di persone care e di episodi trascurabili, ma non riesco a ritrovare il più pallido cenno di vicende importanti, che hanno segnato la mia vita o le facce di uomini e donne con cui ho avuto lunghe frequentazioni e, persino legami affettivi. Perché? Non ne ho idea. Se potessi, influenzerei la mia memoria, la indurrei a darmi ciò che mi spetta, ma non ho alcun potere “assoluto” sui ricordi che ho e quelli che non ho. Posso auspicare, augurarmi qualcosa ma null’altro.
Siccome il bilancio è largamente favorevole, non ho ragione di lamentarmi; se lo facessi, sarei un ingrato. Conosco infatti persone afflitte per anni da ricordi sgradevoli, che segnano il loro carattere, provocano traumi indelebili, modificano il comportamento. Sono insofferenti e diffidenti, temono di diventare pegno degli altri mentre sono pegno di se stessi.
Quando si è inseguiti da brutti ricordi e non si è in grado di dimenticare, sopire le angustie del passato, si vive male e si fa vivere male il prossimo.
Ciò che siamo lo dobbiamo alla qualità della nostra memoria, al passato che portiamo con noi, più o meno lucidamente. Sono i ricordi che realizzano la nostra esperienze, fanno crescere la nostra personalità, ci offrono una identità riconoscibile, affinano le nostre sensibilità o peggiorano le nostre insensibilità.
Se i ricordi si trasformano in incubi, la nostra vita diventa un inferno.
La memoria ci concilia con il presente, ci fa percorrere in un baleno la storia che abbiamo alle spalle, ci fa accettare quello che siamo, qualche volta ci fa stare con la coscienza a posto.
La selezione che la memoria compie, senza interpellarci, fa la differenza. E’ lecito porsi delle domande, dunque. Si può perfino avere la coscienza a posto, avendo invece scheletri nell’armadio. La memoria chiede ermeticamente gli armadi tutte le volte che lo decide, aiutandoci a sopravvivere alle nostre nefandezze. Non è un vantaggio in assoluto, quando si dimentica tutto facilmente, e non con parsimonia, non si può imparare dagli errori commessi e si torna a sbagliare, ci si comporta peggio di prima.
La memoria generalmente non annega i ricordi, magari li mette in un ripostiglio, tirandoli fuori quando crede opportuno e le circostanze lo favoriscano. In superficie rimane sempre qualcosa. E’ come ricordare un motivetto, uno scenario, una situazione ma confusamente, senza dettagli: la memoria provvida non cancella proprio tutto, conserva volti, episodi, vicende avvolgendoli in una specie di nebbia, in modo da sopravvivere ad essi.
Ecco perché sostengo che la memoria ha un’anima ed è, forse, il segno più forte della misericordia di Dio, cui gli uomini e le donne attingono a piene mani nel corso della loro vita.
Carissimo, non so chi Lei sia....non ne ho memoria
. Alle 7,30 di domenica mattina leggo e le scrivo: da ora in poi lei sarà inesorabilmente ( ma anche brevemente!) legato a quanto starà per leggere.La scrittura si fa strumento di memoria ,ci "restituisce". Mi chiedo pertanto : perchè crea un legame solo tra memoria / passato e non memoria-presente?.La memoria è tale in virtù del suo presente, è il presente che alimenta la sua e la mia memoria.Nel presente (hic et nunc) io la leggo, pur essendo certa di essere già diventata passato.Mi pare di intravvedere tra le sue parole che la memoria abbia un'anima che restituisce il passato, che lo seleziona , che lo "violenta" in un certo senso, che conserva il brutto degli accadimenti della nostra vita depauperandoci a volte del bello, di quello che vorremmo ricordare. Ricordare è "tenere nel cuore" (unica radice cor-cordis,e lei questo lo saprà già) ma nel cuore non sempre si conservano fatti ed eventi buoni.Se l'equazione memoria = anima fosse vera da un punto di vista "tecnico", ci sentiremmo in grado di affermare che chi soffre di alzheimer non avendo ricordi è senz'anima, o senza identità? Validissime però(e anche carezzevoli) le sue riflessioni per le qualità e aspetti filosofici.
Saluti dalle langhe.Marianna.
P.S. Sempre caro mi fu quest'ermo colle....