(di Claudio Ernesto Manzati) La seconda stazione polare russa alla deriva nel mar glaciale artico, NP2, venne avviata il 2 Aprile 1950, circa 12 anni dopo la NP1.
Le condizioni operative di questa seconda missione, per la tecnologia impiegata e per il numero e la qualità dei partecipanti, fu decisamente superiore alla missione guidata da Papanin, che con i suoi tre compagni d’avventura, ebbe a disposizione solo una tenda ed una radio ricetrasmittente: la loro sopravvivenza dipese esclusivamente dalle capacità di adattamento e dai pochi rifornimenti ricevuti per il tramite dei ponti aerei.
Come per
Facciamo un passo indietro, dopo il fatidico incontro con Franco Giardini, narrato nell’articolo precedente, la raccolta di documenti postali delle varie missioni progrediva speditamente, colmando uno dopo l’altro i buchi aperti e grazie alla mia conoscenza della lingua inglese e all’uso della rete internet, ero riuscito ad individuare alcuni collezionisti con cui scambiare materiale negli Stati Uniti, in Belgio, Germania, Canada e Russia.
Con uno di questi, residente a S. Pietroburgo, invero uno dei pochi che nel 1997 fosse dotato di accesso ad internet, stante che a quel tempo la Russia iniziava appena ad aprire le porte alla rete web occidentale, iniziai una fitta corrispondenza per email. Mi procurò libri, giornali d’epoca, documenti postali, telegrammi, e foto d’archivio delle basi polari russe, che mi permisero in pochi anni di arricchire notevolmente la mia collezione.
La mia continua richiesta di qualche documento relativo alle prime tre basi, mancante nella mia collezione, venne finalmente premiata.
Con una email, che trasmetteva nel testo una grande eccitazione, mi inviava alcune immagini di un manoscritto costituito da 5 quaderni rilegati assieme con una copertina di colore blu.
Il manoscritto offertomi, altro non era che il diario ufficiale della base polare russa NP2, redatto giornalmente dal comandante della base Somov.
Mi chiesi subito: “Come ne sarà entrato in possesso?”.
La storia del ritrovamento era riportata nella stessa email con la quale mi offrì il documento e raccontava di una sua visita per l’acquisto di un pianoforte di seconda mano presso l’abitazione di una persona, che scoprì successivamente essere la nipote di Somov.
Il documento, al termine della missione, era stato rilegato e secretato da parte del KGB, ma alla dissoluzione dell’Impero Sovietico con l’apertura degli archivi, era stato stranamente restituito agli eredi del comandante Somov e quindi ceduto dalla nipote al mio corrispondente e da lui a me.
Il documento è già stato tradotto in Inglese ed attualmente è in fase di traduzione anche in Italiano. Insieme ad un caro amico, anch’Egli appassionato di storia, stiamo valutando l’opportunità di scrivere un racconto basato sulle vicende della base, durante l’anno in cui la stazione andò alla deriva nell’oceano glaciale artico, delle quali disponiamo di ampia e dettagliata documentazione originale ed ufficiale che narra tra l’altro della vita durante la lunga e fredda notte polare ma anche delle meravigliose sensazioni che i componenti provarono, nel vivere l’esperienza della visione dell’aurora boreale.
Il volume non può colmare il vuoto che rimane nella mia collezione, alla pagina dedicata alla NP2, ma il poterlo sfogliare, leggere i dati salienti e la vita vissuta dai membri della base, giorno dopo giorno, lungo tutto un anno alla deriva nell’oceano glaciale artico, sotto la guida del comandante Mikhail Somov, mi stimola culturalmente e rende ancora più entusiasmante la ricerca di materiale filatelico e storico, per poter completare questa collezione e raccontare la storia di questi pionieri della ricerca.
Infine, a fronte della valenza culturale dell’insieme, sto meditando di donare la collezione ad un museo o ad una istituzione che possa valorizzarla e comunque renderla fruibile per lo studio e l’esposizione ad un pubblico allargato.
Acquisito il materiale storico originale sulla base NP2, circostanza fortunata che andava oltre i miei più arditi desideri, mi chiesi: “Ed ora, cosa posso sperare?”. (continua)