Talvolta la cartolina illustrata ha ricoperto ruoli inusuali. Verso il 1910, una sottoscrizione a favore di opere di assistenza italiane, venne sovvenzionata attraverso l’invio dagli USA di cartoline di rame, acquistate e spedire dai benefattori (spesso nostri emigrati). Il valore intrinseco del metallo su cui era stampata la cartolina, che l’Ente avrebbe venduto in quanto tale, rappresentava il conferimento.
Molto spesso la cartolina costituisce proprio una memoria documentale: si pensi alle immagini dei luoghi scomparsi o notevolmente mutati, oppure ai mestieri ed alle tradizioni perdute. Un esempio per tutti: le cartoline illustrate francesi di fine Ottocento, con l’immagine dei carrettini trainati da cani che trasportano il latte da distribuire casa per casa.
Altre volte la cartolina ci aiuta a comprendere, a inquadrare e comparare storicamente gli avvenimenti.
Acquistai 25 anni fa una piccola collezione di cartoline illustrate francesi e tra queste ve ne era una, viaggiata nel 1899, che mostrava una ventina di balene spiaggiate in Costa azzurra. Quando negli anni ’80 questo fenomeno divenne purtroppo frequente, qualcuno sostenne che fosse un evento completamente inedito, ma la cartolina smentiva senza appello questa tesi.
Un caso inusuale di uso politico della cartolina è quello che esaminiamo oggi: si tratta di un documento recente ma di notevole interesse.
Sappiamo che una delle disposizioni transitorie della Costituzione repubblicana, vietava fino a dieci anni fa, il ritorno in Italia dei discendenti maschi di Casa Savoia. Invero quando poi sono tornati non hanno dato un grande contributo alla vita pubblica italiana, pur comparendo spesso nelle cronache rosa ed in quelle giudiziarie.
Ma l’incolpevole Umberto II fu molto riservato, e dal suo esilio di Cascais non partecipò più, se non indirettamente, alla vita politica italiana.
Ed è dunque sorprendente ritrovare in questa cartolina (ne vediamo la parte superiore), edita a Cagliari in occasione di una Regia Consulta di sostenitori della monarchia tenutasi nel 1974, un messaggio ai sardi di contenuto squisitamente politico: una vera eccezione nella condotta dell’ultimo Re d’Italia. Ancor più sorprendente che abbia titolato il documento come “Messaggio di Sua maestà il Re”.
Questo il testo:
MESSAGGIO di S.M. IL RE AI SARDI
SARDI!
La presenza oggi a Cagliari di un Principe della mia Casa, vi dice quanto, malgrado la forzata lontananza, io mi senta unito a voi, alle vostre presenti difficoltà, ai vostri propositi e alle vostre speranze.
Dinastia Sabauda e popolo sardo hanno condiviso per secoli lo stesso destino ed è dal Regno di Sardegna che partì, per volontà e con i sacrifici dei nostri padri, il moto che doveva dare unità e libertà all’Italia.
Oggi, dinnanzi all’inerzia di chi dovrebbe affrontare e risolvere tanti vostri problemi, avete lodevolmente preso l’iniziativa di questa Regia Consulta di cui solennemente iniziate i lavori.
Le caratteristiche essenziali della vostra civiltà, antica per le origini ma nuova per l’attualità dei valori che rappresenta, sono fausto auspicio per i risultati che vi proponete di raggiungere. Studiare soluzioni moderne che nell’economia e nella società dell’isola diano alla rinascita un concreto significato di ordinato sviluppo nella pace sociale e nella libertà.
SARDI!
Sono certo che nella vostra attività sarete ispirati e guidati da quelle doti che vi hanno distinto attraverso i secoli e che sono, oggi come ieri, il vostro patrimonio luminoso e indistruttibile: l’onore, il coraggio, l’operosità, l’amore senza limiti per la vostra terra e per
VIVA LA SARDEGNA!
VIVA L’ITALIA!
Cascais, 24 marzo 1974.
UMBERTO
Questa cartolina dunque rappresenta un documento storico e politico inatteso, ma la cartofilia ci ha abituati a non sorprenderci di nulla e rivendica sempre con maggiore autorevolezza, il ruolo di insostituibile documentazione iconografica e filologica