Finalmente buone notizie per la nave “Maestrale”. Berlusconi con un decreto cancella la “sfiga” del “vascello fantasma”. Potrà, finalmente, tornare in Italia, il “gioiello”della Marina Militare italiana,in navigazione, a vuoto, oltre il suo turno di servizio,impegnata nella missione internazionale antipirati nelle acque di fronte
E’ finita così la “vacanza –crociera” (!?) sulla Maestrale dei nove pirati somali ivi detenuti, catturati dai militari italiani mentre attaccavano (il 22 maggio scorso) il mercantile liberiano “Maria K” . I nove, dipendenti da un corrispondente somalo di Bin Laden, sono stati trattati dai marinai italiani con tutti i riguardi del caso, ed anche di più. Attuando gli ordini del Governo, impensierito dalle minacce dei seguaci somali di Bin Laden, che avevano promesso, rappresaglie su decine di italiani presenti nel Corno d’Africa, se i nove detenuti fossero stati trattati male e/o portati in carcere in Italia.
Se vi ricordate, preso atto del rifiuto di Yemen e Gibuti di accettare nelle loro prigioni i nove, né tantomeno di volerli processare a loro rischio di rappresaglie dei terroristi, alle nostre Autorità non era rimasto altro che trattenere i prigionieri sulla Maestrale (territorio e giurisdizione italiana). Ed applicare,loro – a mezzo video conferenza satellitare - tutte le garanzie processuali previste dai nostri codici. Compresa l’attribuzione di un avvocato d’ufficio, l’avv. Francesca Baldassarra del foro di Roma. Una procedura di garanzia,attuata con uno strumento tecnologico futuribile, ma non ancora previsto dalla Giustizia italiana, per la convalida di atti formali di inizio istruttoria.
Però, a tutte le cose incerte, e “delicate”,di questa vicenda, ha posto rimedio il Decreto Legge n°61/2009. Anzitutto,il D.L. rende lecito, nell’ambito della partecipazione della Marina alle azioni di “polizia internazionale” antipirati nelle acque al largo della Somalia, che sulle navi italiani vi possano essere luoghi di detenzione temporanea. Poi, per quanto riguarda gli arresti di pirati e la giurisdizione penale a cui devolverli, si indica nel Kenya
La italica “Patria” del diritto e delle “sanatorie” ha, perciò, prontamente trovato una soluzione formale con il DL n°61. Accettabile, giuridicamente e “politicamente”. Comunque,
Stiamo parlando di carceri che – con rispetto parlando - dal punto di vista della “sicurezza” non sono esattamente un esempio internazionale, tranne quando non vi permangono “oppositori del locale regime”. Si sa, il Kenya – tranne Malindi dove sverna Briatore et consimili – è tutto un casino. Le istituzioni statali, lì, si permettono “licenze” impensabili in Europa.
Bentornati, dunque, eroi della Maestrale ! Potrete raccontare ai vostri cari di avere vissuto (ed essere usciti indenni) due prove pericolose : quella militare e vincente con i pirati somali, e quella quasi esoterica contro la “sfortuna dell’imperizia”. Quale ? Decidetelo, voi che leggete. Pensate e vedetela come volete, ma siamo sempre un Paese di “grandi”. Paraculi,forse, ma come si dice a Roma, che importanza ha ? Oppure no !?
Restiamo in attesa dei tre esponenti di Al Queda, provenienti da Guantanamo, che Berlusconi ha ottenuto, contento, da Obama. Pare che da quel giorno, Maroni, i capi dei servizi segreti e quelli degli stati maggiori militari, bevano, quotidianamente, prelibate “tisane” contro il mal di fegato ed i versamenti biliari.
La soluzione migliore sarebbe quella di affondare le imbarcazioni dei pirati, equipaggio compreso, mantenedone segreta l'operazione. A mali estremi, rimedi estremi.
è solo un arrivederci, siamo "mollaccioni" e i pirati come tutti i terroristi lo sanno e ci riproveranno. Secondo me occorre fucilarli "durante l'operazione" come fanno i marines... meno problemi in generale. Se poi la "tattica" venisse persino applicata alle operazioni antimafia, quelle cioe' relative a persone che si sa sono colpevoli, forse avremo meno problemi anche qui.