Mentre Silvio Berlusconi mette d’accordo Putin e Obama e costruisce le basi del nuovo ordine planetario, le sorti del Popolo della Libertà sono affidate, seppure per poche ore, al Ministro della Cultura, Sandro Bondi, che deve ai suoi versi ed alla sua versatilità militante a favore del Capo la titolarità di uno dei dicasteri più ambiti. Nessuno come Bondi conosce la macchina del partito. Nelle sue mani è diventato un endecasillabo senza smoccolamenti né modernismi di maniera.
Accanto a Bondi agiscono e pensano, quando è indispensabile, gli altri due coordinatori nazionali, Ignazio La Russa, milanese d’adozione e siciliano di nascita, e Denis Verdini, toscano di nascita e di adozione. E’ un triunvirato dominato dal Poeta nazionale Bondi che si è conquistato sul campo il titolo di defensor fidei di Silvio Berlusconi. Bondi non venera e tutela Berlusconi Presidente del Consiglio, capo di partito, banchiere, editore, assicuratore, tycoon, quanto Berlusconi uomo, padre di famiglia, marito, amante della vita. E sull’altare di Berlusconi uomo fra gli uomini è pronto ad abbandonare i versi e ricorrere ai versacci.
Non è un pretoriano, ma il custode, il body guard, l’interprete, il sacerdote di ogni rito, il diarista, l’amanuense, il cantore, il confessore, l’estimatore assoluto, il braccio destro e sinistro, il trequartista del partito, il play maker del governo. Tutto questo non è avvenuto in un solo giorno. E’ cominciato quasi venti anni fa quando lasciò il partito comunista, folgorato dalla figura, l’opera e il progetto di vita di Silvio Berlusconi. Una scelta rivelatasi felicissima. Per anni ha tirato la carretta, in seconda fila ma ne è valsa la pena: sono quelli gli anni in cui l’immagine di poeta e uomo mite si è radicata nel popolo azzurro, grazie ai versi dedicati a personaggi importanti. Se il cantante chitarrista e compositore Apicella rallegrava le serate di Silvio stornellatore, erano le poesie del mite Bondi a offrirgli i sentimenti più gentili e a regalargli un sonno ristoratore. Ma c’è stato sempre un limite invalicabile alla mitezza, la custodia dello scrigno del Capo. Il cuore, non i soldi.
Il solo alito di un presunto nemico di Silvio lo trasforma in un orco, una parola men che corretta in una tigre, un insulto, un’allusione o un’illazione in un miliziano sunnita. Diventa una forza della natura incontenibile e severo. Ci è capitato di vederlo nei talk show ed assistere alle sue metamorfosi: gli occhi diventano rossi, la fronte si allarga smisuratamente, il corpo si allunga fino ad avvicinare l’interlocutore maldestro, il tono della voce cambia e diviene stridulo e cavernoso insieme, le parole precipitano come un fiume in piena abbattendosi sull’imprudente: travasano bile e desertificano il dialogo.
E’ samurai, non lascia scampo al nemico; l’irruenza è figlia dell’impegno d’onore assunto, della naturale disposizione alla lealtà assidua, che impone il flagello della militanza e lo costringe alla rinuncia di sé, della mitezza e dei versi. Nella quotidianità Bondi è un gentiluomo d’altri tempi. I lineamenti del viso e la figura parlano più delle sue parole. Il viso rotondo, la calvizie luminosa, le orecchie prospicienti, le spalle larghe, il corpo massiccio e gentile, le labbra piccole e morbide, un naso lieve e sottile, le gote rosate, la gestualità cauta, il movimento appena percettibile ne fanno la copia giovanile di Papa Giovanni XXIII. E’ esagerato? Provate a immaginarlo con la tunica di un monaco elemosiniere. E’ perfetto. O con la porpora cardinalizia. Altrettanto perfetto. Mettete nelle sue mani il bastone di San Giuseppe: perfetto anche in questa veste. Volete provare con la mitra? Stesso effetto. Cambiate scena, provate altro, se cercate conferme. Immaginatelo mentre declama un sonetto, o fa il baciamano ad una dama dell’ottocento, o coglie un fiore di campo, o gioca a moscacieca con i bambini o saltella festoso fra le famigliole di Villa Certosa invitate dal Premier. Provate ad ascoltare la sua voce: la donzelletta che vien dalla campagna… Oppure, la vispa Teresa che correva distesa…
Se ve lo vedeste davanti inaspettatamente, non avreste altro desiderio che genuflettervi e sottoporvi alla sua munificenza; se vi toccasse la ventura di averlo fra la vostra gente vi verrebbe voglia di portarlo in pellegrinaggio e regalarlo al tripudio della folla. Occorre avere cura di preservare Silvio qualunque sia il discorso che vi capita di fare, altrimenti si spoglia della santità. E tocca di subire un rosario di insulti. O una poesia nella quale vi ritrovate dipinto come il Canaro di Trastevere.
(Editing: Roberto Rizzuto)