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Ancora polemiche sulla cena in casa del giudice
costituzionale. Lite alla Camera tra Di Pietro e Bondi

di Roberto Rizzuto
02 luglio 2009 10:53
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Momenti di tensione alla Camera dei deputati, dove un'interrogazione dai toni assai duri sollevata da Antonio Di Pietro sul caso Mazzella, il giudice costituzionale che nei giorni scorsi ha ospitato il collega Paolo Maria Napolitano, il presidente Silvio Berlusconi e il Guardasigilli Angelino Alfano per una cena privata, ha scatenato un battibecco tra il leader di Idv e il ministro Sandro Bondi.

 

La cena alla quale hanno partecipato gli esponenti dell'esecutivo e i due giudici della Consulta altro non è stato che "un incontro conviviale", durante il quale non si è discusso del Lodo Alfano. Questa la linea difensiva approntata dal ministro Elio Vito, che non ha tuttavia soddisfatto le richieste di spiegazioni avanzate dall'ex pm. Di Pietro, che ha parlato di "toghe spregiudicate", ha chiesto le dimissioni dei giudici Mazzella e Napolitano e del Guardasigilli. Mazzella, dal canto suo, tramite una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio, ha voluto garantire all'"amico di vecchia data" che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall'Idv, non è stata la prima e "non sarà certo l'ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali". Una iniziativa, quella di Mazzella, che ha però inasprito le polemiche. Per Di Pietro, la lettera dimostra che il giudice è un "reo confesso" e per questo "dovrebbe dimettersi". Il presidente di Idv ha poi rincarato la dose: "Inaccettabile la risposta del governo - ha detto - Si è trattato di una cena carbonara e piduista, che ha compromesso la credibilità della Corte".

 

Toni, questi, non graditi dal ministro della Cultura Sandro Bondi. Seduto ai banchi del governo, accanto ai colleghi Mariastella Gelmini ed Elio Vito, Bondi ha in più circostanze allargato le braccia scuotendo la testa e borbottando. Quando Di Pietro ha parlato di "giudici spregiudicati che infangano la Corte", anche Vito ha guardato ripetutamente il presidente di turno, Rocco Buttiglione, sperando in un intervento. Che non è arrivato. "Vergognati! Vergognati!" ha gridato più volte Bondi all'indirizzo di Di Pietro. Poi si è alzato in piedi continuando a inveire verso gli scranni dell'Idv. I commessi gli si sono avvicinati. Alla fine, il ministro della Cultura ha preferito lasciare l'Aula.

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zione 05 luglio 2009   22:45

Rispettosamente si riporta all’attenzione dei lettori e in particolare mi rivolgo ai miei vecchi (ex) Compagni delle LOTTE di Fabbrica in Piemonte, di riflettere bene su questo pregiato avviso di Santa Madre Chiesa (che ho trascritto fedelmente, non avendo saputo fare copia e incolla) e che non mi risulta sia stato abrogato; per cui ricordo a loro ed anche ai pettegoli Preti scribacchini, ai Pennivendoli intellettuali di scarso intelletto e ai Villici possidenti, con sfruttata toga, di lasciar perdere i Santi e di scherzare solo coi loro pari ed anche di abbandonare le cattive e Sinistre frequentazioni, di fare una grande Penitenza e di ritornare così sulla retta via, colla speranza di salvarsi il culo e l’anima dalla pirofila di Belzeblù.

 

Nel caso che qualche pusillanime Spione dovesse capitare a spiare questo Sicuro Scoglio (da lontano come usano i guardoni e gli Infingardi …) o anche un allegro Buontempone, padrone di pingue masseria che tanto ci sollazza, approfitto con piacere dell’occasione per sottoporgli questo annuncio economico che mi sta molto a cuore; perché ho intenzione di fare un’Opera di Bene a favore di certi importanti e Grandi Legulei, suoi (ex) compari :

 

AAA. Per affare a prezzo modico, cerco grossi Porci abituati alla sella, da adibire a superbe cavalcature di un gruppetto di miei conoscenti; coltissimi e grandissimi Italiani (così vengono definiti in giro da qualche Mattacchione), che Terrorizzati di scendere dal potente Destriero a lungo USURPATO, ben si adatterebbero al sacrificio; considerato il brutto andazzo che sta prendendo per loro la SACRA Riforma della Magistratura; per cui si ringrazia colla faccia per terra il Potente e Santissimo Angelino Alfano e tutta la schiera degli Arcangeli e Cherubini, suoi valenti e Sapienti Compagni (di battaglia). Deo Gratias ! (ad libitum).

-

CURIA VESCOVILE di ----------  DOPO IL DECRETO DEL SANTO UFFIZIO ----------  AVVISO ------- E’ peccato grave :

-

1° Iscriversi al Partito Comunista.

2° Favorirlo in qualsiasi modo, specie col voto.

3° Leggere la stampa Comunista.

4° Propagare la stampa Comunista.

-

Quindi non si può ricevere l’Assoluzione se non si è

Pentiti e fermamente disposti a non commetterlo più.

Chi iscritto o no al partito Comunista, ne ammette la dottrina

marxista, Atea ed anticristiana e ne fa propaganda, è

-

APOSTATA della FEDE e SCOMUNICATO

-

e non può essere assolto che dalla Santa Sede

Quanto si è detto per il Partito Comunista deve estendersi

anche agli altri Partiti che fanno causa comune con esso.

-

Il Signore illumini e conceda ai colpevoli in materia tanto grave,

il pieno ravvedimento, poiché è in pericolo la stessa salvezza

dell’Eternità.  ----------  AMEN !

Anonimo 03 luglio 2009   11:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 luglio 2009. Visualizza »

Cazzille e stigghiole

I don't understand.

Sibilla Cumana

Anonimo 02 luglio 2009   22:52
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 luglio 2009. Visualizza »

Sarei interessata a conoscere il menù della cena de quo.

Sibilla Cumana

Cazzille e stigghiole

Anonimo 02 luglio 2009   18:28
L'utente ha risposto al commento di robertorizzuto del 02 luglio 2009. Visualizza »

Gentile lettore,

 

nel giornalismo anglosassone, che costituisce un modello certamente virtuoso per tutti i paesi evoluti, esiste una netta separazione tra quelle che in gergo vengono chiamate “news” e “views”, vale a dire i fatti e le analisi. Questa distinzione è stata mutuata anche nel giornalismo italiano, nel quale si è infatti soliti distinguere tra articoli di cronaca e articoli di commento. Il compito di un articolo di cronaca è quello di ricostruire, a partire da fatti accertati, un determinato episodio nella sua completezza, al fine di consentire al lettore di farsi un’idea in merito (e non di assimilare pedissequamente il punto di vista chi scrive).

 

Attraverso gli articoli di commento, vale a dire i fondi e gli editoriali, giusto per citare le tipologie più note al grande pubblico, il giornalista esprime invece il suo parere o addirittura si fa portavoce della linea editoriale globale della sua testata. Questa netta distinzione dei due piani ha un’utilità precisa. Essa non è altro che uno strumento di tutela del fruitore dell’informazione. Provi a immaginare cosa accadrebbe se un lettore si imbattesse in un articolo che si presenta come un resoconto asettico di cronaca e che a un certo punto si dovesse trasformare in una filippica contro questo o quel personaggio. Si genererebbe, come minimo, una sensazione di confusione e disorientamento non indifferente.

 

Ma veniamo al caso specifico. Le agenzie di stampa hanno battuto svariati dispacci che riferiscono delle polemiche suscitate alla Camera dal caso Mazzella. La regola numero uno del nostro mestiere impone, come prima cosa, di raccogliere tutti gli elementi a disposizione, di compattarli in un quadro unico più completo possibile e di darne notizia. È esattamente quello che abbiamo fatto. Lo impongono le regole impresse sui manuali di giornalismo e lo impone, mi consenta, la logica stessa. Se avessimo privilegiato in prima istanza un articolo di analisi (tralasciando dunque il racconto dei fatti), qualcuno si sarebbe potuto chiedere, giustamente: “Ma di che cosa stiamo parlando?”. Un qualsiasi articolo di commento, di analisi e di riflessione non può prescindere dai fatti, vale a dire il punto di partenza di ogni notizia. Ecco perché sul nostro giornale ha letto, anzitutto, un resoconto dell’accaduto. Essendo la nostra una testata on line, e quindi per definizione in continuo divenire, non è poi escluso che nelle prossime ore possa essere dato spazio anche a un articolo di commento a riguardo.

 

Chiudo con una riflessione rapidissima. Nel suo commento si chiede, e ci chiede, come sia possibile che una cena del genere non crei scandalo o non dia comunque luogo a una critica forte (da parte del nostro giornale? Dell’opinione pubblica? Non mi è chiaro a chi si riferisce). Appena ieri un altro lettore, commentando proprio una notizia relativa al caso Mazzella, ci invitava invece ad occuparci di cose, a suo dire, più importanti. Punti di vista, verrebbe da dire. Per quanto mi riguarda, ritengo che già il fatto di dare in bella evidenza una notizia, piuttosto che ometterla o nasconderla tra i meandri del giornale, sia indicativo di una scelta editoriale ben precisa.

 

Con questo la saluto, nella speranza di avere risposto in modo esaustivo alle sue sollecitazioni. Continui a leggerci,

 

Roberto Rizzuto

Sarei interessata a conoscere il menù della cena de quo.

Sibilla Cumana

Anonimo 02 luglio 2009   18:20
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 luglio 2009. Visualizza »

Riporto integralmente un commento tratto da Beppe Grillo: credo che si addica molto alla vicenda.

Conversazione tra Luigi XV, re di Francia, e il fedele marchese di Gontaut, addì 29 settembre 1750 (le parti più scabrose sono state emendate).

 

Luigi XV: Carissimo! Come va?

Marchese di Gontaut: In modo splendido, Maestà, e il governo?

L: La squadra di governo è solida... ci sono i governatori provinciali del nord est che non vogliono controlli, ho pensato agli attendenti...

M: E le donne?

L: Ieri ero a Versailles, tra una riunione e l'altra, una noia indicibile e mi è venuto questo particolare desiderio... Ho fatto chiamare Jeanne Antoinette, la madame de Pompadour...

M: E quindi?

L: Le ho fatto sapere di venire dove sa lei, tempo dieci minuti e arrivò. Comincia a toccarmi, si inginocchia e comincia a sbottonarmi, ma c'è qualcosa, non mi drizza, prova a leccarmi, ma nulla...

M: Provò con il diasatirion?

L: No, quello è vecchio ormai, il diasatirion non funzionava, tempo due minuti e ci voleva non so... neanche il padre eterno ci riusciva a tirarlo su di nuovo.. la mattina purtroppo sono partito da Parigi di fretta.. non ho portato dietro il nuovo afrodisiaco, la cantaridina... è una cosa drammatica.. tu sei lì con lei pronta... magari ci sta l'amplesso dopo... psicologicamente esplode, poi non arriva...

M: Maestà, non sempre si rimane ragazzi...

L: Ho dovuto chiamare il mio segretario particolare, una cosa imbarazzante, di solito mi porto dietro la polvere... perché magari c'è una nuova favorita da esaminare... ho saputo che Jeanne-Antoinette era a Versailles e ho detto: "Perché no?". Ma dopo venti minuti è arrivato il miracolo.. Insomma, in qualche attimo è tornato come quando avevo vent'anni... non drittissimo, ma si poteva fare...

Poi alla fine ha ingoiato...ovviamente..le è andato anche un po' nell'occhio e sul vestito... quello color panna che si mette spesso...

Il solo pensiero di dovermi incontrare di lì a poco con il marchese d'Argenson e il conte di Maurepas, vedere la loro faccia dopo il p.....o di Jeanne Antoinette... povera ragazza... continuamente infamata...

M: Ma Lei è il Re!

L: Ho anche una famiglia, l'onorabilità di fronte ai francesi...

M: Noi siamo abituati alle cose indegne, Maestà!

L: I francesi sopportano tutto, ma le forme vanno sempre salvate... anche se chiunque vorrebbe giacere con una bella donna...Una donna bellissima come la marchesa di Pompadour che è anche il mio primo consigliere politico...

Beppe Grillo?

Mon dieu!

Qui est celui-ci?

Sibilla Cumana

Anonimo 02 luglio 2009   17:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 luglio 2009. Visualizza »

Le visage par terre ...

Di Pietro il re delle invettive...!

Sibilla Cumana

Riporto integralmente un commento tratto da Beppe Grillo: credo che si addica molto alla vicenda.

Conversazione tra Luigi XV, re di Francia, e il fedele marchese di Gontaut, addì 29 settembre 1750 (le parti più scabrose sono state emendate).

 

Luigi XV: Carissimo! Come va?

Marchese di Gontaut: In modo splendido, Maestà, e il governo?

L: La squadra di governo è solida... ci sono i governatori provinciali del nord est che non vogliono controlli, ho pensato agli attendenti...

M: E le donne?

L: Ieri ero a Versailles, tra una riunione e l'altra, una noia indicibile e mi è venuto questo particolare desiderio... Ho fatto chiamare Jeanne Antoinette, la madame de Pompadour...

M: E quindi?

L: Le ho fatto sapere di venire dove sa lei, tempo dieci minuti e arrivò. Comincia a toccarmi, si inginocchia e comincia a sbottonarmi, ma c'è qualcosa, non mi drizza, prova a leccarmi, ma nulla...

M: Provò con il diasatirion?

L: No, quello è vecchio ormai, il diasatirion non funzionava, tempo due minuti e ci voleva non so... neanche il padre eterno ci riusciva a tirarlo su di nuovo.. la mattina purtroppo sono partito da Parigi di fretta.. non ho portato dietro il nuovo afrodisiaco, la cantaridina... è una cosa drammatica.. tu sei lì con lei pronta... magari ci sta l'amplesso dopo... psicologicamente esplode, poi non arriva...

M: Maestà, non sempre si rimane ragazzi...

L: Ho dovuto chiamare il mio segretario particolare, una cosa imbarazzante, di solito mi porto dietro la polvere... perché magari c'è una nuova favorita da esaminare... ho saputo che Jeanne-Antoinette era a Versailles e ho detto: "Perché no?". Ma dopo venti minuti è arrivato il miracolo.. Insomma, in qualche attimo è tornato come quando avevo vent'anni... non drittissimo, ma si poteva fare...

Poi alla fine ha ingoiato...ovviamente..le è andato anche un po' nell'occhio e sul vestito... quello color panna che si mette spesso...

Il solo pensiero di dovermi incontrare di lì a poco con il marchese d'Argenson e il conte di Maurepas, vedere la loro faccia dopo il p.....o di Jeanne Antoinette... povera ragazza... continuamente infamata...

M: Ma Lei è il Re!

L: Ho anche una famiglia, l'onorabilità di fronte ai francesi...

M: Noi siamo abituati alle cose indegne, Maestà!

L: I francesi sopportano tutto, ma le forme vanno sempre salvate... anche se chiunque vorrebbe giacere con una bella donna...Una donna bellissima come la marchesa di Pompadour che è anche il mio primo consigliere politico...

robertorizzuto 02 luglio 2009   16:37

P.S. Il mio commento delle 16:08 è una risposta al commento anonimo delle 12:14. In merito alla scelta del titolo, invito l'anonimo delle 15:33 a dare un'occhiata al seguente link per vedere come ha deciso di titolare sulla vicenda SKY TG-24, una testata che non può certo essere considerata vicina al presidente del Consiglio. Nuovamente saluti,

 

Roberto Rizzuto

 

http://tg24.sky.it/tg24/politica/2009/07/01/Caso_Consulta_lite_in_aula_tra_Di_Pietro_e_Bondi.html

robertorizzuto 02 luglio 2009   16:08

Gentile lettore,

 

nel giornalismo anglosassone, che costituisce un modello certamente virtuoso per tutti i paesi evoluti, esiste una netta separazione tra quelle che in gergo vengono chiamate “news” e “views”, vale a dire i fatti e le analisi. Questa distinzione è stata mutuata anche nel giornalismo italiano, nel quale si è infatti soliti distinguere tra articoli di cronaca e articoli di commento. Il compito di un articolo di cronaca è quello di ricostruire, a partire da fatti accertati, un determinato episodio nella sua completezza, al fine di consentire al lettore di farsi un’idea in merito (e non di assimilare pedissequamente il punto di vista chi scrive).

 

Attraverso gli articoli di commento, vale a dire i fondi e gli editoriali, giusto per citare le tipologie più note al grande pubblico, il giornalista esprime invece il suo parere o addirittura si fa portavoce della linea editoriale globale della sua testata. Questa netta distinzione dei due piani ha un’utilità precisa. Essa non è altro che uno strumento di tutela del fruitore dell’informazione. Provi a immaginare cosa accadrebbe se un lettore si imbattesse in un articolo che si presenta come un resoconto asettico di cronaca e che a un certo punto si dovesse trasformare in una filippica contro questo o quel personaggio. Si genererebbe, come minimo, una sensazione di confusione e disorientamento non indifferente.

 

Ma veniamo al caso specifico. Le agenzie di stampa hanno battuto svariati dispacci che riferiscono delle polemiche suscitate alla Camera dal caso Mazzella. La regola numero uno del nostro mestiere impone, come prima cosa, di raccogliere tutti gli elementi a disposizione, di compattarli in un quadro unico più completo possibile e di darne notizia. È esattamente quello che abbiamo fatto. Lo impongono le regole impresse sui manuali di giornalismo e lo impone, mi consenta, la logica stessa. Se avessimo privilegiato in prima istanza un articolo di analisi (tralasciando dunque il racconto dei fatti), qualcuno si sarebbe potuto chiedere, giustamente: “Ma di che cosa stiamo parlando?”. Un qualsiasi articolo di commento, di analisi e di riflessione non può prescindere dai fatti, vale a dire il punto di partenza di ogni notizia. Ecco perché sul nostro giornale ha letto, anzitutto, un resoconto dell’accaduto. Essendo la nostra una testata on line, e quindi per definizione in continuo divenire, non è poi escluso che nelle prossime ore possa essere dato spazio anche a un articolo di commento a riguardo.

 

Chiudo con una riflessione rapidissima. Nel suo commento si chiede, e ci chiede, come sia possibile che una cena del genere non crei scandalo o non dia comunque luogo a una critica forte (da parte del nostro giornale? Dell’opinione pubblica? Non mi è chiaro a chi si riferisce). Appena ieri un altro lettore, commentando proprio una notizia relativa al caso Mazzella, ci invitava invece ad occuparci di cose, a suo dire, più importanti. Punti di vista, verrebbe da dire. Per quanto mi riguarda, ritengo che già il fatto di dare in bella evidenza una notizia, piuttosto che ometterla o nasconderla tra i meandri del giornale, sia indicativo di una scelta editoriale ben precisa.

 

Con questo la saluto, nella speranza di avere risposto in modo esaustivo alle sue sollecitazioni. Continui a leggerci,

 

Roberto Rizzuto

Anonimo 02 luglio 2009   15:33

Non c'è stata nessuna lite e nessun battibecco. Di Pietro stava facendo il suo intervento (condivisibile o no) alla Camera quando un esagitato Bondi ha cominciato a interromperlo urlando "vergogna vergogna". La vicenda è chiarissima nelle riprese televisive. Ma è una tecnica collaudata, perchè così i giornali parlano di "lite", di "scontro", "rissa sfiorata alla Camera", continuando così l'opera di punzecchiamento e screditamento quotidiano fatto dai bollettini di proprietà Berlusconi che devono inculcare nella testa degli italiani che Di Pietro è un pazzo scatenato. I titoli sono tutto...così non si parla del fatto che Berlusconi e Alfano vanno a cena dei giudici che giudicheranno il lodo Alfano: viva il paese dei conflitti d'interesse.

 

A proposito di questa cosa di cui non si deve parlare perchè è più importante un Bondi che urla: mi spiegate perché Berlusconi ricusa e vuole cambiare i giudici che vanno alle manifestazioni e non quelli che lo chiamano "caro Silvio"?

Anonimo 02 luglio 2009   13:06

Le visage par terre ...

Di Pietro il re delle invettive...!

Sibilla Cumana

Anonimo 02 luglio 2009   12:14
L'utente ha risposto al commento di robertorizzuto del 02 luglio 2009. Visualizza »

Gentile lettore,

 

nessuna operazione di saccheggio non autorizzato, glielo assicuro. Abbiamo attinto semplicemente da agenzie di stampa alle quali, peraltro, siamo regolarmente abbonati. Esattamente come si fa in qualunque altra testata.

 

Saluti,

 

Roberto Rizzuto

 gentile signor Rizzuto,

il fatto che lei attinga dalle agenzie di stampa e' legittimo ma se puo' risponda integralmente alla domanda sottointesa dal lettore anonimo...come puo' una cena del genere non creare scandalo oppure generare qualcosa come una critica forte e indignata...

robertorizzuto 02 luglio 2009   11:55

Gentile lettore,

 

nessuna operazione di saccheggio non autorizzato, glielo assicuro. Abbiamo attinto semplicemente da agenzie di stampa alle quali, peraltro, siamo regolarmente abbonati. Esattamente come si fa in qualunque altra testata.

 

Saluti,

 

Roberto Rizzuto

Anonimo 02 luglio 2009   11:27

Ma che cominciate a saccheggiare da altri giornali on line senza citarli? Avremmo preferito un commento politico sull'incontro "conviviale", perchè se siamo al punto che i giudici vanno a cena con le persone sulle quali deve emettere delle sentenze e questo non provoca scandalo e indignazione allora vuol dire che il sonno della ragione sta prendendo il sopravvento, ed alcuni mostri li vediamo già in circolazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anonimo 02 luglio 2009   11:14

Una foto ancora più brutta di Di Pietro l'ho vista qualche giorno fa sul quotidiano "La Sicilia". Complimenti, una bella gara.

 

 

 

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