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Immigrazione e pacchetto sicurezza. Il Vaticano: "Basta demonizzare lo straniero, la legge porterà nuovi dolori"

02 luglio 2009 15:28
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Il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, monsignor Antonio Maria Veglio, ha scritto: "I migranti hanno il diritto di bussare alle nostre porte. Basta demonizzare e criminalizzare il forestiero. L'arrivo dei migranti non è certo un pericolo. Sbagliato trincerarsi dentro le proprie mura". Gli fa eco il segretario del pontificio Consiglio, monsignor Agostino Marchetto: "La nuova legge porterà "molti dolori e difficoltà agli immigrati".

 

In

materia di immigrazione l' autorita' dello Stato a stabilire le modalita' di entrata e permanenza sul proprio territorio, e' vincolata ''dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignita' della persona'' e la convinzione che ''tutta l'umanita', al di la' delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunita' senza discriminazioni tra i popoli, che tendono alla solidarieta' reciproca''. Cio' significa che i ''i diritti umani fondamentali, garanti della dignita' della persona, devono essere pienamente assicurati. Analogamente va detto per i doveri, che tutti devono assumersi per garantire la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace''. E' quanto afferma il Presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, mons.

 

In termini generali, mons. Veglio' pone una domanda di fondo rispetto al fenomeno migratorio: ''Si tratta di un'invasione dalla quale bisogna difendersi? Oppure i poveri hanno il diritto, appunto perche' poveri, di bussare alle porte delle societa' benestanti?''.Secondo il responsabile vaticano per le migrazioni e' poi necessaria ''l'istituzione di un ordinamento giuridico internazionale, che stabilisca un'effettiva condivisione di responsabilita' tra i Paesi di partenza, transito e destinazione'' dei migranti, in modo che ''nessuno sia lasciato solo nel gestire le difficili situazioni che inevitabilmente si creano''.

 

Quindi mons. Veglio' osserva: ''Abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, sono maturi i tempi'' perche' la diversita' sia apprezzata come ricchezza. ''Del resto, si sa, - continua Veglio' - il provincialismo blocca la speranza, perche' marcia contro la storia. Il fenomeno migratorio sta producendo nuove schiavitu' nelle societa' opulente, spesso senza valori''.

Diventa allora necessario in questo contesto che istituzioni scolastiche e ecclesiali lavorino sulla formazione dei giovani, su temi riguardanti, ''per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla poverta', il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile''. La strada da battere sembra essere quella, per il Presidente del Pontificio consiglio dei migranti, della ''differenza nella comunione'', vale a dire differenza che diventa ricchezza, ''purche' ci si liberi della categoria del 'nemico', che demonizza e criminalizza il forestiero''.

 

 

© Riproduzione riservata
Fonte: adnkronos
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Anonimo 03 luglio 2009   20:10

Bisogna essere caricatevoli, lo impone la morale cristiana e l'etica in generale. Aiutare nei limiti delle nostre possibilità chi ha meno di noi o addirittura niente. Non è questo il principio che si mette in discussione. Il governo italiano investe notevoli somme per aiutare le popolazioni di paesi dell'africa e dell'asia se non vogliamo considerare il grosso gravame dell'invio di militari con funzioni di pacificazione o pace skipping come si usa dire. Ciò d cui si discute è la necessità di porre una regola all'immigrazione. Non deve essere illegale e non deve rappresentare un pericolo ed un disagio per i nostri concittadini. Nella grandi città e a volte anche in provincia abbiamo ceduto interi quartieri agli immigrati i quali non se la sentono di rendersi invisibili e fino ad oggi favoriti da una legislazione inesistente o correa impongono la propria presenza occupando ogni spazio disponibile e non, infischiandosene del disagio che provocano ai residenti , con atteggiamenti spesso ai limiti della decenza, difronte ai quali la nostra popolazione non può che trasferirsi. Questo non è giusto e non rende un buon servizio neppure a quegli emigrati che hanno tutti i titoli per stare nel nostro paese e contribuiscono insieme agli italiani a procurare benessere a se stessi e agli altri. Se questo si fa finta di non capirlo allora c'è di mezzo la malafede  da qualsiasi pulpito venga la predica.         

Anonimo 03 luglio 2009   15:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 luglio 2009. Visualizza »

Dite al disegnatore dello pseudo-squadrista, dotato di manganello e pronto a colpire i "migranti", che la bandiera italiana sulla camicia bruna è stonata. Oltre che capovolta...

A parte che la vignetta non mi piace, ma i gusti sono gusti, non mi pare che la bandiera sia capovolta, perchè l'immagine è speculare, nell'ottica quindi di chi guarda. Almeno così mi pare

Cordialità a tutti

Anonimo 03 luglio 2009   11:32

Dite al disegnatore dello pseudo-squadrista, dotato di manganello e pronto a colpire i "migranti", che la bandiera italiana sulla camicia bruna è stonata. Oltre che capovolta...

Anonimo 03 luglio 2009   10:34

Il vaticano a volte farebbe meglio a tacere e a bnon interessasi di cose che non gli competono.

Una cosa sono i clandestini ed un'altra gli immigrati regolari.  Ma è così complicato capire la differza oppure anche loro si sono messi a giocare al linciaggio di tutto quello che fa il Governo ? 

Anonimo 03 luglio 2009   06:48

Buon giorno, qualcuno per favore spieghi agli autorevoli membri del Vaticano citati nell'articolo la differenza semantica e di base che esiste tra le parole " migrante ", " forestiero (o foresto come diciamo dalle mie parti) " e " clandestino ". Chi sa di latino come i commentatori cui ho fatto cenno non dovrebbe avere difficoltà di comprensione. Il nocciolo della questione è tutto qui.

Saluti cordiali

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