E’ un percorso ad ostacoli quello che dovrà affrontare Silvio Berlusconi nei prossimi mesi, a cominciare dal lodo Alfano, la cui bocciatura potrebbe rendere possibile l’inizio del processo che vede il Premier imputato per corruzione. Un processo che in realtà è stato celebrato, nella sostanza, a carico dell’avvocato Mills, condannato per corruzione. Un reato che è stato compiuto, secondo i giudici, anche dal presidente del Consiglio. Che tuttavia è innocente fino a che un tribunale non si pronuncia sul suo conto. Pronunciamento che Berlusconi intende evitare.
Per questa ragione l’Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria in vista dell’udienza della Corte costituzionale, chiamata a esprimere un giudizio sul cosiddetto lodo Alfano, la legge che vieta di processare le quattro più importanti cariche dello Stato (Capo dello Stato, Presidenti Camera e Senato, Capo del Governo). La memoria, scritta dall'avvocato dello Stato Glauco Nori, difende la 'ragionevolezza' del 'lodo Alfano' perche' in grado di coordinare due interessi: quello 'personale dell'imputato a difendersi in giudizio'; e 'quello generale, oltre che personale, all'esercizio efficiente delle funzioni pubbliche' svolte dal Premier. Se invece la legge (''non solo legittima, ma addirittura dovuta'') venisse bocciata dai giudici della Consulta, c'e' il pericolo che ripeta quanto accadde a Giovanni Leone quando lasciò anzitempo il Quirinale perche' travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed. L''"eccessiva esposizione'' del processo sui media, unita alla lentezza della giustizia italiana, rappresentano un'ulteriore danno all'immagine pubblica del premier. Ma il lodo Alfano è solo il primo, cronologicamente, dei problemi del capo dell’Esecutivo. Nei prossimi mesi le procure di Caltanissetta e di Firenze vaglieranno le deposizioni dei collaboratori di giustizia.
A giudicare dalle preoccupazioni espresse dallo stesso Premier, gli organi inquirenti starebbero indagando su episodi che sfiorano personaggi di primo piano di Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi. Altro macigno sul cammino del governo è la questione Fini, che non può essere affrontata come una passeggiata. Una folta rappresentanza parlamentare dell’ex area Am ha posto con grande determinazione il problema del ruolo del co-fondatore del Pdl, Gianfranco Fini, di fatto “emarginato” dalle scelte del partito, a sentire i suoi fedelissimi. Il ruolo di Fini è legato a quello di Umberto Bossi e dell’alleanza con la Lega Nord che, secondo i finiani, avrebbe guidato le sorti del Paese. Portare Fini nella stanza dei bottoni, realmente, significa spogliare Umberto Bossi del diritto di veto finora esercitato su ogni provvedimento del governo o legittimare il diritto di veto (eventuale) del presidente della Camera. Non si tratta di ipotesi ma di questioni concrete in considerazione del fatto che il presidente della Camera su temi sociali ed etici ha espresso con chiarezza posizioni diametralmente opposte a quelle della Lega Nord.
Per trovare la quadra, per usare un’espressione cara a Bossi, bisognerà che qualcuno faccia passi indietro, rinunce difficili. Non tanto nella sostanza, quanto per il fatto che sui temi più scottanti, le parti hanno illustrato con forza i loro punti di vista e ogni rinuncia, costituirebbe agli occhi dei “seguaci” una sconfitta. La partita risulta così molto complicata. Berlusconi potrebbe trovarsi fra l’incudine ed il martello, dovrà scontentare qualcuno con conseguenze imprevedibili per la stessa tenuta della maggioranza. C’è infine l’appuntamento elettorale, che Silvio Berlusconi “deve” necessariamente vincere se vuole arrivare alla fine del mandato. La qual cosa significa che alle regionali deve conquistare almeno quattro regioni (Lazio, Puglia, Calabria e Piemonte, per esempio). L’alleanza con l'Udc di Casini potrebbe essere determinante, ma il tavolo della trattativa non si è mai realizzato, anzi proprio durante la puntata di Porta a Porta, uno scambio di battute fra i due leader, fa ritenere che non ci siano le condizioni per l’alleanza che il Premier vorrebbe realizzare. Si potrebbe accontentare di patti territoriali, accordi che allo stato attuale Berlusconi respinge, ma che messo alle strette accetterebbe pur di evitare una sconfitta elettorale.
C’è ancora un'appendice da considerare, e riguarda l’atteggiamento della Chiesa nei prossimi mesi. Nonostante le note ufficiali, una larga fetta della Chiesa, e una certa parte dell’elettorato cattolico, potrebbe essere stato influenzato negativamente dal conflitto sorto fra il Giornale di Berlusconi e il quotidiano della Cei, l’Avvenire, sul caso Boffo. Sullo sfondo c’è, inoltre, l’escort-gate, le feste a palazzo Chigi e le compagnie femminili del Premier, oggetto di centinaia di articoli sulla grande stampa nazionale ed internazionale. Una campagna “assidua” che ha nuociuto all’immagine del governo italiano e che potrebbe trascinarsi ancora per molto tempo. Un percorso accidentato, dunque.