Le anticipazioni dei libri di Bruno Vespa assomigliano a micce a lenta combustione che esplodono nel momento sbagliato. L’effeto è esilarante. Per esempio, il giudizio di Gianfranco Fini su Silvio Berlusconi, che confonde la leadership con la monarchia assoluta, è arrivato nelle redazioni qualche giorno fa, quando fra i due c’è stato un chiarimento.
Niente di definitivo, naturalmente, ma gentlemen’s agreement, la promessa di non darsele di santa ragione. Sicché il lancio del libro con l’espressione finiana, assai impegnativa, ha provocato nuovi dissapori. E le precisazioni dello stesso Vespa – “i tempi della dichiarazione erano diversi, hanno chiarito tutto” – ha finito con il suscitare altra ilarità.
Ci si è chiesto infatti che cosa avrebbero chiarito, senza riuscire a trovare risposta. Bisognerebbe immaginare l’incontro chiarificatore, svoltosi a cena magari fra l’entrée e il primo piatto, durante il quale Silvio Berlusconi giura di non sentirsi un monarca assoluto, Fini prende atto e ci crede in cambio di consultazioni sulle decisioni che contano. Oppure Gianfranco Fini spiega che non voleva dire proprio questo, perché parlava di cesarismo semmai e da ciò sono state tratte indebite considerazioni.
I libri che raccontano la cronaca politica hanno un tallone d’Achille: non arrivano il giorno dopo, e di questo Bruno vespa non può prendere atto, perché altrimenti gli salta il lancio del libro. Perciò non esita a sacrificare la convivenza pacifica dei co-fondatori del Pdl, pur di far parlare del libro.
Berlusconi e Fini sono consapevoli di ciò e fanno buon viso a cattivo gioco, perché Porta a porta vuole la sua parte e bisogna dargliela.