Chi ha tradito D’Alema, socialisti o Berlusconi?
Indagine su un insuccesso al di sopra di ogni sospetto

21 novembre 2009 13:50
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(essepì) Il ministro degli Esteri italiano, Frattini, ha sentito il bisogno di esternare il  suo dispiacere per il flop alla candidatura italiana nell'Ue. Ha fatto bene,  perché il governo italiano aveva dichiarato di appoggiare la nomina di Massimo D'Alema.

Ma quanto hanno lavorato Frattini e Berlusconi per raggiungere l'obiettivo? E quante chances aveva D'Alema di farcela, pur con l'appoggio del governo italiano?

Probabilmente poche o nessuna.

Leggendo o ascoltando le riflessioni  e le analisi sulle scelte dell'Ue si capisce ben poco di come siano andate veramente le cose.

 

C’è un rifiuto ad usare il ragionamento, a svolgere analisi, a cercare di capire. L’appartenenza e gli interessi di bottega affossano ogni barlume di lucidità e non lasciano scampo. I migliori nomi del giornalismo italiano affondano nell’abisso del nonsenso. Uno spreco di energie “intellettuali” ed un imbarbarimento del confronto politico. Quando si rinuncia a ragionare si finisce anche con il nascondere i fatti, mimetizzarli, ometterli, usarli a proprio uso e consumo.

 

Sulle nomine del presidente e del rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione europea, si è toccato il fondo. C’è stata una campagna di stampa tendente ad accreditare l’ipotesi che Massimo D’Alema sia stato mollato dai socialisti europei, che fino a qualche giorno prima lo avevano designato. Un tradimento dell’ultima ora da parte del popolo socialista, che ha lasciato D’Alema “solo” o meglio in compagnia di Silvio Berlusconi, unico che fino all’ultimo avrebbe perorato la sua causa. “Gelido, altezzoso, spocchioso, prepotente, sprezzante, borioso, vendicativo”, scrive Mattias Maniero su Libero, riferendo i giudizi altrui sul conto dei D’Alema. “Massimo D’Alema è nato con il ditino alzato e non l’ha mai abbassato”, avverte l’autore dell’articolo. Se ne dovrebbe dedurre che Libero non sia afflitto dall’insuccesso. E invece indica i colpevole che stanno dall’altra parte, cioè mnnella sinistra europea. Se ne deve dedurre che coloro che lo giudicano malamente, sono stati leali con lui, e coloro che l’hano designato, e poi messo da parte, nutrono sentimenti rancorosi e vendicativi.

 

Il Giornale non è da meno. “D’Alema silurato dai compagni europei”, titola in prima pagina Feltri. Certezze, dunque.

 

La nazionalità, il peso dei governi, le tendenze di politica internazionali dei nuovi arrivati (dall’Est),  la scelta di basso profilo non avrebbero giocato in alcun modo nelle decisioni finali.

Facciamo un passo indietro.

 

Alla vigilia delle elezioni europee, Silvio Berlusconi in campagna elettorale promosse il raggiungimento di un obietivo, eleggere un italiano al vertice del Parlamento europeo. Il gruppo del Pdl avrebbe aderito alla famiglia dei popolari, ma sarebbe stato il più folto ed avrebbe dettato legge. Questo il conto che fece nei suoi interventi.

 

I parlamentari europei del Pdl rappresentano una delle pattuglie più forti, la seconda, ed avrebbe potuto ottenere ciò cui aspirava, l’elezione di un italiano, l’onorevole Monti – persona benvoluta e competente – come Presidente del Parlamento di Strasburgo. Berlusconi non ci riuscì, i popolari fecero un’altra scelta. Tradirono Monti, così come i socialisti hanno tradito D’Alema?

Nemmeno per sogno.

 

Allora come oggi l’Italia conta poco e nelle istituzioni internazionali, di conseguenza, conta ancora meno.

 

In più ci sono altre motivazioni ad avere propugnato la scelta di una figura di secondo piano come la baronessa Ashton, la britannica designata alla guida della politica estera e della sicurezza auropea. Una scelta sotto certi aspetti paradossale, la storia della politica estera britannica è inequivocabile: il Regno Unito ha flirtato sempre e comunque con gli Stati Uniti d’America, non si è mai allineata alle scelte europee. Nessuna eccezione, fino all’intervento anglo-americano in Iraq preteso dalla presenza di armi di distruzione di massa in mano al Rais di Bagdad (movente rivelatosi del tutto falso). Il laburista Blair, famiglia socialista, non ha condiviso le posizioni dei governi europei, perplessi o contrari, né  quelle dei socialisti europei, contrari all’intervento.

 

La politica estera di un Paese passa sopra la testa dell’internazionale socialista, dell’Unione europea eccetera.

 

Le nazioni dell’est entrate nell’Ue non si fidano di un’Europa autonoma da Washington, temono che si avvicini alla Russia che pur non essendo più comunista, viene percepita, anche per ragioni storiche, come una presenza ostile a guida “oligarchica”, in qualche modo zarista.

 

La baronessa inglese corrispondeva a questo bisogno e anche ad un altro, quello di evitare che a capo della diplomazia europea arrivasse qualcuno dotato di carisma, che potesse fare di testa sua grazie alle abilità di persuasione, le vaste conoscenze internazionali,. Avrebbe esercitato un ruolo decisivo nelle vicende mediorientali, magari. E questo le grandi nazioni europee non lo vogliono per nulla. L’Europa va bene, finché non oscura – poniamo – la visita di Sarkozi a Damasco.

 

L’Europa delle nazioni è molto più forte dell’Europa unita.

Perciò hanno scelto un presidente ed un ministro degli Esteri che conteranno poco o niente. E ciò non ha niente a che fare né con i popolari né con i socialisti. Se l’Europa delle nazioni è ancora forte, significa che a scegliere sono le nazioni, non gli schieramenti politici europei.

 

Nell’Europa delle nazioni l’Italia dove si colloca?

In basso, sicuramente più in basso di quanto non stia nell’economia europea e nel settore finanziario.

Quando ci sarà da mettere mano alla Bce, la banca europea con sede a Francoforte, nessuno oserà mettere in mezzo nomi come la Ashton. I banchieri non possono permettersi di cazzeggiare.

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Anonimo 24 novembre 2009   21:54

ma veramente credete che polacchi, estoni,lituani,lettoni ,ungheresi ,cechi e slovacchi abbiamo dimenticato che D'Alesama e' stato parte integrante del Partito Comunista Italiano fratello di quello Sovietico anche se diverso (e per forza visto che era ad Ovest della Cortinadi ferro)...glieuropei che hanno sofferto sotto gli stivali dei nazisti e dell'Armata Rossa non dimenticano.Credo che Il malefico Nano sarebbe stato contento di togliersi dalle scatole Baffino di Ferro ...

angelo41 24 novembre 2009   19:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 24 novembre 2009. Visualizza »

Il fatto è che in Europa l'Italia non conta ed i socialisti Europei lo hanno ampiamente dimostrato.

Il fatto poi che Berlusconi avesse appoggiato pubblicamente la candidatura di Dalema ha fatto il resto. 

Mai la sinistra avrebbe eletto persona gradita a Berlusconi.

Finiamola con questa storia che l'Italia non conti nulla all'estero. E' una bassa politica di sinistra sostenuta dai poveri di spirito e da chi legge solo "Repubblica" e "l'Espresso". D'Alema, purtroppo per lui, è sputtanato ampiamente e lo conoscono tutti nelle segreterie dei partiti europei e negli apparati degli Stati membri.

Berlusconi ha avuto la bella trovata di candidarlo, per vari motivi : "Allentare la campagna denigratoria nei suoi confronti da parte della stampa disinistra; Ingraziarsi, in qualche modo, la magistratura amica di D'Alema (non è mai stato inquisito, nè sospettato di nulla); Dimostrare che è "democratico"; Dimostrare che è "magnanimo" verso gli avversari; Toglierlo dalle palle, per qualche tempo, ed avere in casa un nemico di meno. In definitiva spuntare un'arma minacciosa che incombe ogni giorni sulla sua testa, perchè D'Alema conta in Italia, pur senza avere cariche ufficiali. E' sempre dietro o sopra ttte le faccende italiane.

Detto questo occorre considerare tutte le "magagne" e tutti i veti incrociati intercorsi fra le varie nazioni europee, che hanno portano, inevitabilmente, a convergere voti verso le personalità più deboli e più malleabili. Infatti non hanno voluto Tony Blair, che pure era un candidato di prestigio e nessun nome di un certo peso. 

Anonimo 23 novembre 2009   11:24

Il fatto è che in Europa l'Italia non conta ed i socialisti Europei lo hanno ampiamente dimostrato.

Il fatto poi che Berlusconi avesse appoggiato pubblicamente la candidatura di Dalema ha fatto il resto. 

Mai la sinistra avrebbe eletto persona gradita a Berlusconi.

Anonimo 22 novembre 2009   10:40

D'Alema non è stato eletto per il semplice motivo che, aldilà degli inciuci italiani, il Parlamento Europeo ha ritenuto che Catherine Ashton fosse più affidabile e, secondo me, con tutte le ragioni.

Lupo della steppa

Anonimo 21 novembre 2009   23:11

Per dalema è stato meglio che non sia stato eletto,tanto un bel stipendio da parlamentare lo percepisce e avrà più tempo di andare in barca e pescare  per arrotondare  il  "misero" stipendio di parlamentare.

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