La strage di Piazza Fontana ci ha consegnato ''una lezione che non dobbiamo mai dimenticare, ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile''. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontrando, alla prefettura di Milano, i familiari delle vittime delle stragi terroristiche. ''Continuate ad operare per recuperare ogni elemento di verita''', ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, incontrandole in prefettura. ''Ammiro il vostro impegno, la vostra tenacia in questi 40 anni, la passione civile, l'impegno che mostrate per alimentare la memoria collettiva e la riflessione, due cose alle quali l'Italia e la coscienza nazionale non possono abdicare. Quello che avete vissuto voi - ha osservato - mi auguro diventi parte della coscienza nazionale. Ho gia' detto il 9 maggio scorso che comprendo il peso che la verita' negata rappresenta per ciascuno di voi, un peso che lo Stato italiano porta su di se''. Dopo aver fatto l'esempio degli Stati Uniti, ''la maggiore democrazia moderna'', Giorgio Napolitano, riferendosi alla strage di piazza Fontana ha testualmente detto: ''Ma nulla puo' togliere a noi la gravita' di quella ferita aperta e la drammaticita' di quella vicenda, sia per gli interrogativi angosciosi che non hanno trovato piena risposta, sia perche' ancora ci ripropone gli avvertimenti sempre allarmanti che puo' suggerirci. Noi dobbiamo a tutti i costi evitare che si riproducano condizioni paragonabili a quelle in cui avvennero i fatti di cui voi conservati i segni della sofferenza. Dobbiamo sempre evitare che in Italia la dialettica fra le parti politiche e sociali, i legittimi contrasti, le comprensibili divergenze, diano luogo a una tale esasperazione dei rapporti politici e istituzionali, a un accumularsi e manifestarsi di tensioni da minacciare lo svolgimento pacifico della vita civile. Questo ci dice la strage di piazza Fontana. Una lezione da non dimenticare mai''. ''La riflessione - ha aggiunto il capo dello Stato - e' necessaria perche' cio' che e' avvenuto nella nostra societa' non e' del tutto chiaro e limpido e non e' del tutto stato maturato. Il vi saro' sempre vicino. Vi rinnovo solidarieta' e ammirazione''. ''Si spalanchino le porte degli archivi, si pubblichino gli atti della commissione stragi, si valutino attentamente i nuovi spunti investigativi per la riapertura delle indagini''. E' questa la richiesta avanzata dai familiari delle vittime della strage di piazza Fontana attraverso Fortunato Zinni, attuale sindaco di Bresso e autore del libro 'Piazza Fontana nessuno e' Stato' e presidente della commissione interna della filiale di Milano della Banca dell' Agricoltura il 12 dicembre del '69 al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso dell' incontro avuto in prefettura a Milano. ''A 40 anni dalla strage - ha detto Zinni ricordando che per la strage non e' stato condannato nessuno nonostante i numerosi processi - dobbiamo registrare il fallimento della giustizia. Si puo' e si deve accettare una sconfitta ma in questo caso la verita' negata e' stata chiaramente frutto di gravi responsabilita' di importanti apparati dello stato. E' necessario che le istituzioni ci aiutino, per questo mi unisco all' appello dei familiari delle vittime che sollecitano la totale rimozione del segreto politico-militare''. Zinni ha quindi ricordato il giorno della strage e quelli successivi con la riapertura della banca e la partecipazione ai funerali: ''avevamo capito che dovevamo essere li' per rendere omaggio alle vittime, dimostrare vicinanza ai familiari e per erigere un muro umano contro coloro che volevano trascinare il Paese in una avventura autoritaria''.