Lo ammettiamo serenamente: abbiamo letto e riletto più volte il comunicato della Ferrari e in un certo senso, prima di darne notizia, lo abbiamo dovuto “decrittare”, non perché fosse oscuro, quanto piuttosto perché l’amaro sarcasmo che lo permeava era di difficile traduzione per i non addetti ai lavori.
La Ferrari ritiene che in dodici mesi Honda, BMW, Bridgestone e Toyota abbiano abbandonato la Formula 1 non tanto per le conseguenze della crisi economica - che ha colpito tutti, ma che si sta superando - quanto piuttosto come effetto di «una lotta condotta contro i grandi costruttori automobilistici da parte di chi ha gestito la Formula 1 in questi ultimi anni». Se le defezioni succedutesi in un anno sono paragonate alla trama del romanzo di Agata Christie “Dieci piccoli indiani”, la Ferrari non ci sta a veder morire la Formula 1 per assenza di idee.
Un monito e, allo stesso tempo, un invito a Jean Todt - neo-presidente della FIA - a liberarsi dei lacci politici che lo legano al discusso Max Mosley e ad agire per il bene del motorsport e dell’industria automobilistica, dove i grandi costruttori sono la garanzia di continuità, a patto che non ne vengano mortificati i legittimi i diritti e che non vengano stravolte le regole, per dar spazio a organizzazioni spesso esistenti quasi solamente sulla carta (USF1?) o dal nome evocativo, ma che non hanno niente a che fare con la storia della Formula 1: il riferimento alla Lotus è esplicito nel comunicato, considerato che la nuova Lotus è di proprietà malese e non ha alcuna relazione con la factory del compianto Colin Chapman.
Insomma, se nel romanzo della Christie «il colpevole si scopre soltanto quando tutti i personaggi sono morti, uno dopo l'altro» si osserva, a Maranello si chiedono: «vogliamo aspettare che accada lo stesso oppure decidiamo di scrivere il libro della Formula 1 con un finale diverso?».
Il monito della casa di Maranello si è levato nello stesso giorno in cui a Luca di Montezemolo è stato conferito il “Volante d’Oro”, uno dei più prestigiosi riconoscimenti del panorama automobilistico mondiale, istituito da Axel Sprinter nel 1976 e già assegnato nel passato a note personalità come Henry Ford II, Ferdinand Porsche, Lee Incocca, Gianni Agnelli e Michael Schumacher.
La giuria del premio ha premiato il presidente della Fiat e della Ferrari “per il suo impegno straordinariamente articolato in innumerevoli settori dell’industria, come dimostrano i risultati raggiunti, sotto la sua presidenza, dalla Ferrari e dalla Fiat”. Estremamente soddisfatto per il premio, Montezemolo ha voluto sottolineare che «è un premio che va a tutte le persone che lavorano alla Fiat in tutto il mondo e anche alla Ferrari». «Fa sempre piacere ricevere un premio all’estero» ha aggiunto Montezemolo «in particolare qui dove lo hanno ricevuto persone che hanno fatto la storia dell’automobilismo mondiale».
Infine, nei giorni scorsi è emerso un nuovo caso di spionaggio in Formula 1, che coinvolgerebbe - il condizionale è d’obbligo - la nuova Lotus e la Force India. Secondo il settimanale specializzato svizzero “Motorsport Aktuell” la Force India avrebbe notato straordinarie somiglianze tra la propria monoposto e il modello in scala ridotta della Lotus F1, di cui sono state inviate alla stampa le prime anticipazioni qualche settimana fa. Il trait-d’union tra le due monoposto è sicuramente Mike Gascoyne, direttore tecnico della casa malese, già alla Force India.
Ai tempi in cui lavorava con il team di Vijav Mallya, Gascoyne avrebbe utilizzato una struttura italiana - l’Aerolab, del gruppo Fondtech - quando aveva necessità di una galleria del vento. La Force India avrebbe un debito importante con la Fondtech e, probabilmente per non allarmare il management della società italiana, avrebbe lasciato nella sede di Aerolab un modellino della VJM-02. Sennonché, Mike Gascoyne ora starebbe lavorando alla Lotus F1 proprio negli impianti dell’Aerolab/Fondtech. Il tecnico inglese, interrogato sull’argomento, avrebbe dichiarato che nel caso la storia fosse vera «è un problema legale tra Force India e Fondtech». Sarebbe grave, comunque, se il modello in scala ridotta fosse stato messo a disposizione di Gascoyne, per lacune nella sicurezza dell’Aerolab/Fondtech. Così come sarebbe grave - ma è solo una ipotesi - se Gascoyne avesse carpito la fiducia dell’azienda italiana, impossessandosi fraudolentemente del modellino della Force India F1. Forse ci sono problemi legali non solo tra Force India e Fondtech.
Insomma, Jean Todt dovrà presto - molto presto - ricorrere a tutta la sua competenza professionale per dipanare una matassa che rischia di ingarbugliarsi irrimediabilmente. E dovrà ricorrere a tutto il supporto di quanti - come lui - hanno analoga professionalità e competenza. Se, come sembra, coopterà Ari Vatanen (sconfitto per la presidenza della FIA) nel suo governo, per affidargli il coordinamento del settore rally, e Alain Prost, per affidargli lo stesso compito sulla Formula 1 (Michael Schumacher ha sempre le porte aperte, ha già dichiarato Todt), sarà già un primo passo avanti. Primo e decisivo.