Nel suo pedigree è scritto a chiare lettere: attaccante di razza con licenza di far ammattire i propri tifosi. Edinson Cavani è questo ma anche tanto altro. Ciò che il Matador ha fatto vedere contro l’Inter, dovrebbe essere preso ad esempio quale perfetta sintesi del concetto di attaccante moderno. Una prova da manuale la sua, impreziosita dal gol che ha permesso al Palermo di riportare sui giusti binari una gara che troppo presto l’Inter avrebbe potuto far sua.
Quando, fin dalle prime battute della partita, lo si ritrova in difesa a rinforzare il muro rosanero issato davanti ai titani nerazzurri, per poi, in un batter di ciglia scivolare a centrocampo quasi avesse un paio di pattini ai piedi, con infine la capacità di costituire la minaccia numero uno per Julio Caesar in attacco, la domanda nasce spontanea: trattasi dello stesso giocatore, o più semplicemente questo giovane dinoccolato puntero uruguagio è dotato del dono dell’ubiquità? Nella magistrale prova d’intensità offerta dagli uomini di Rossi Cavani spicca su tutti, meritando senza dubbio il podio più alto del migliore in campo.
Sintomatico, a conferma di quanto suddetto, il minuto 37 del primo tempo, allorché un pallone da lui recuperato al limite della propria area (manco fosse Kjaer) innesca una repentina ripartenza che il trio Pastore (vinto un contrasto), Miccoli (cross tagliato) Simplicio (in leggero ritardo nel tentativo d’aggancio) non finalizza per una inezia. Insomma, dopo un periodo di leggero appannamento, il talento di Salto è tornato a esprimersi su quei livelli che di certo, Oscar Tabarez, selezionatore della gloriosa celeste, non potrà di certo ignorare nell’ottica mondiale in Sud Africa.
Infine, una riflessione, che per l’Inter di Mourinho, che fa del tatticismo esasperato un credo assoluto, sa tanto di beffa: nella rapida ascesa di Cavani al grande calcio, fu un gol segnato alla Primavera del Messina in occasione di un Torneo di Viareggio a porlo all’attenzione dei talent scout nerazzurri: 500.000 euro la sua valutazione, offerta subito rifiutata perché ritenuta troppo onerosa. Come dire che anche i grandi imprenditori che rispondono al nome di Massimo Moratti possono sbagliare.
E' pacifico che Moratti non ne capisce un tubo di pallone. Si permette di avere una rosa di 40 straviziati giocatori e un tecnico strapagatissimo, solo perché per comprarli basta che i fratellini petrolieri aumentino di un centesimo di €. la benzina. E quando perde è colpa dell'arbitro.
A proposito, per compensare la spinta del grande pubblico rosanero, anche l'inter ieri sera aveva in campo il dodicesimo uomo: l'arbitro fedele Damato.
Se facciamo il raffronto fra soldi spesi e trofei vinti, meglio Moggi che almeno risparmiava e faceva arricchire gli Agnelli, che oggi orfani di Lucianone, comprano solo vecchie glorie.
FORZA PALERMO!!!