Il governo metterà la fiducia sul ddl corruzione, e se questa non ci sarà l’esecutivo tornerà a casa. Lo ha affermato il ministro della giustizia Paola Severino a margine del Consiglio Ue giustizia a Lussemburgo, dicendosi comunque “serena”.

In vista del voto di fiducia, “sono assolutamente serena perché credo che il provvedimento sia importante, corretto e condivisibile, se il Parlamento lo condividerà ci darà la fiducia, e se non ci darà fiducia torneremo a casa, e sono serena anche su questo secondo caso”, ha sottolineato il ministro.

“Abbiamo chiaramente enunciato questa ipotesi” di porre la fiducia sul ddl “già venerdì, perché, ha ricordato Severino da Lussemburgo, “se non si faranno passi in avanti e se non c’è nessuna iniziativa da parte dei partiti per sbloccare la situazione, il governo dovrà necessariamente chiedere la fiducia”.

E dato che “stiamo parlando di fiducia, se non ce l’abbiamo torniamo a casa, è una conseguenza ineludibile se questa viene meno – ha sottolineato la titolare di via Arenula – La fiducia viene posta dal governo, quindi se il governo non la ottiene, il governo torna a casa”.

La fiducia sarà posta sul testo “uscito con ampi consensi dalle commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali della Camera” e che è stato “votato da un’ampia maggioranza, discusso lungamente ed emendato con miglioramenti”, ha tenuto a precisare il ministro, che ha parlato di “effetti positivi sulla scrittura delle norme” prodotti dai tavoli tecnici creati ad hoc.

“Si possono accettare suggerimenti per la definizione della scrittura dei reati, ma ho sempre detto che l’ossatura del provvedimento non si tocca”, ha avvertito Severino.

Il ministro ha poi detto che non si è mai “dichiarata disponibile” a “considerare la giustizia merce di scambio”, in quanto il progetto riforma sui reati contro la pubblica amministrazione “è un progetto serio e la serietà non si scambia con nulla”.

Definire quindi la norma sulla concussione, che è stata criticata dalla magistratura milanese e dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, come “salva-Ruby”, ha accusato il ministro da Lussemburgo, “credo sia profondamente ingiusto”.

Qualsiasi “cittadino di buone intenzioni”, ha spiegato, può infatti “capire perfettamente che è una norma costruita esclusivamente per motivi di carattere tecnico-giuridico” e che “tiene conto della necessità di distinguere” la concussione per costrizione da quella per induzione, che sono “due cose profondamente diverse”.