Il Professore fa sul serio. Rigore, dunque. Per equità e crescita occorre aspettare il secondo tempo, ma la potatura dei rami secchi e degli apparati è cominciata, a meno che il Parlamento non si metta di traverso, e potrebbe aiutare la svolta virtuosa.

Scelte pesanti: verranno dimezzate le province, eliminati 295 uffici giudiziari (37 tribunali, 38 Procure e 220 sedi distaccate),  verrà ridimensionato il personale della pubblica amministrazione ( meno 10 per cento) con particolare attenzione per la dirigenza che dovrebbe perdere il 20 per cento del suo organico.  Tagliato il parco delle auto blu del cinquanta per cento. Sono stati salvati i piccoli ospedali e cancellate altre spese, viene razionalizzato il sistema degli acquisti per renderli omogenei e più controllabili.

Si calcolano risparmi per 26 miliardi di euro in due anni, che consentiranno di rinviare il ritocco dell’Iva al luglio del prossimo anno.

Il pacchetto, tuttavia, potrebbe avere un prezioso ruolo di “locomotiva” e trascinare vagonate di prebende, sprechi, duplicazioni per la marea di consiglieri, revisori, sindaci, amministratori di enti strumentali istituiti da Regioni, Comuni e province.

Il taglio delle province significa anche accorpamento di questure, prefetture ed altri uffici pubblici provinciali. Un riordino e ridimensionamento della pubblica amministrazione.

Resta fuori dalla politica del rigore “il Palazzo”. Monti non ha la facoltà di occuparsene. Per ragioni politiche ed istituzionali. Questa incombenza spetta ai partiti ed al Parlamento. Ed è qui che vengono i dolori: i Palazzi sono rimasti finora fuori dalle potature. In alto mare la riduzione dei deputati e dei senatori, restano alte le paghe dei parlamentari, rimangono in piedi i rimborsi elettorali forfettari, seppure dimezzati.

Camera, Senato, Corte Costituzionale e Quirinale si amministrano in modo autonomo. Lo stesso vale per la terza Camera, l’Assemblea regionale siciliana, parametrati al Senato della Repubblica. Non si toccano i finanziamenti ed i contributi ai gruppi parlamentari ed all’editoria di partito, settore nel quale si perpetrano nefandezze di proporzioni stellari. Stipendi, benefit ed indennità  dei manager pubblici e parapubblici dovrebbero fare arrossire di vergogna. Si arriva a 600 mila euro l’anno. E le authority con i loro apparati  viaggiano su “treni” d’oro.

Il mondo del privilegio, insomma, non è stato intaccato. Sarà indispensabile farlo. Non solo per fare cassa ma per regalare un poco di giustizia a coloro cui vengono chiesti sacrifici.