Non si arresta la violenza in Siria. All’indomani dell’arrivo degli osservatori Onu a Tremseh, teatro del nuovo massacro avvenuto giovedì scorso, violenti combattimenti sono stati segnalati ieri sera a una trentina di chilometri a ovest della città di Apello, nel nord del Paese, vicino al confine con la Turchia.

Secondo i ribelli, che combattono il regime di Bashar al-Assad, l’artiglieria del regime, dislocata a Urm Assughra, a una decina di km di distanza, ha bombardato per ore i villaggi di Aljineh, Ibbin e Zardana. Sono state udite esplosioni e raffiche, ma non è ancora possibile avere una stima delle vittime.

Sempre ieri almeno 88 persone, la metà dei quali civili, sono rimaste uccise, in un attacco dell’esercito nella provincia di Deraa dove, secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione, le forze del regime ha preso d’assalto con mezzi corazzati il villaggio di Khirbet Ghazaleh.

Intanto, secondo quanto riscontrato ieri dagli ispettori Onu, l’attacco di Tremseh “ha preso di mira gruppi e abitazioni specifiche” di ribelli, che sono stati “sopraffatti perchè armati solo di armi leggere contro forze superiori”. “C’erano tracce e schizzi di sangue nelle stanze di molte case, oltre che bossoli”, si legge in un comunicato degli ispettori, secondo i quali “il numero delle vittime è tuttora incerto”. Gli ispettori hanno anche rilevato che “sono stati impiegati numerosi tipi di arma, fra cui artiglieria, mortai e armi leggere”.

Damasco continua a negare ogni responsabilità definendo quanto accaduto scontri tra truppe siriane e gruppi armati e non un massacro. Un portavoce del ministero degli Esteri siriano ha inoltre negato l’uso di elicotteri e tank nell’operazione.
(foto archivio)