I dati che quotidianamente vengono forniti sulla evoluzione della crisi mondiale in generale e di quella europea ed italiana in prticolare, sono catastrofiche. – Il tasso di disoccupazione a giugno è del 10,8%, il tasso più alto da gennaio 2004, anno in cui sono iniziate le rilevazioni statistiche mensili. Il numero dei disoccupati raggiunge quota 2 milioni 792mila, in aumento di 73mila unità. La crescita su base annua è pari al 37,5% (761mila persone). Particolarmente preoccupante, il tasso di disoccupazione della fascia di età 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di occupazione che a giugno era di 34,3%, soglia assolutamente inaccettabile che certifica il mancato ingresso nel mercato del lavoro e il potenziale ingresso nell’area della povertà di oltre un terzo di quella popolazione italiana destinata a diventare l’ossatura portante del Paese.
Si badi bene. Stiamo parlando dei nostri figli e non certo di fredde statistiche e di numeri!
Di fronte a questa catastrofe di dimensioni bibliche annunciata da tempo e pienamente prevista, si impone una ulteriore ricerca seria e approfondita sulle cause, sui responsabili e sui possibili rimedi in tempi rapidi. In questo contesto è benvenuta la pubblicazione settimanale da parte del maggiore quotidiano economico “Il Sole 24 ore”, di agili volumetti che fanno il punto sulla crisi. Altrettanto opportuna, la pubblicazione di editoriali affidati alla penna di illustri specialisti. Ultimo, in ordine di tempo, quello di Luigi Zingales – laureato alla Bocconi, PhD al MIT e professore all’Università di Chicago – pubblicato in italiano e in inglese, sul numero di ieri, 31 luglio e dal titolo significativo: “Spezzare le grandi banche cattive”. Un durissimo “Je accuse” verso il sistema finanziario e bancario da parte di un convinto sostenitore della necessità del libero mercato e, per questo, particolarmente degno della massima attenzione.
L’articolo si apre con una accusa di comportamento falso, fraudolento e impunito delle grandi banche e istituzioni finanziarie americane. “Poi venne la scoperta che le banche…avevano anche riportato dati falsi e fraudolenti nei prestiti che avevano cartolarizzato… Quando venne il momento di pignorare le case, le banche dimostrarono un simile disprezzo delle norme etiche e legali, falsificando documenti e firme”.
Ci si chiede allibiti come mai di fronte a tanta barbarie non sia intervenuta la magistratura del Paese simbolo della democrazia che ha sancito la divisione dei poteri, gli Stati Uniti. E, a tal proposito, la risposta di Luigi Zingales è assolutamente disarmante nella sua onestà intellettuale: “Malgrado ciò, è stato per loro facile raggiungere un accordo extra giudiziale potendo contare su un governo amico”.
Come dire, la magistratura tenuta al guinzaglio della politica.
Le condanne dei dirigenti a tutti i livelli che ne seguirono per insider trading, diffusero la convinzione che la finanza fosse manipolata; convinzione ulteriormente rafforzata dallo scandalo Libor ” a cui sono legati la maggior parte dei mutui a tasso variabile e [l'astronomica] cifra di 350 mila miliardi in valore dei titoli derivati. Come dimostra l’indagine condotta sulla banca Barclays, non era un singolo episodio ma anni di continua e aperta collusione sotto gli occhi non troppo vigili della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra e dell’Associazione dei banchieri britannici”.
Un’accusa quindi, quella di Zingales che non risparmia nessuno: il management a tutti i livelli, i politici protettori, i magistrati accondiscendenti e le autorità di vigilanza al massimo livello. In una parola, gli organi dello Stato democratico per antonomasia, assoggettati ad una finanza priva di etica e dalle conseguenze disastrose; e il tutto nella più totale immunità.
Una analisi quella di Luigi Zingales che ci lascia a dir poco, esterrefatti al pari di alcuni considerazioni che seguono, del tipo: “Il vizio di mettere in dubbio i nostri giudici non è una prerogativa del nostro ex presidente del consiglio; è uno sport nazionale” o, più ancora la seguente considerazione che ben interpreta il sentire dei nostri concittadini: “Come possiamo tagliare pensioni e licenziare persone nel nome di uno spread se c’è anche l’ombra del dubbio che possa essere manipolato?”
Per Luigi Zingales, il capitalismo “è oggi in una profonda crisi che dobbiamo affrontare. La causa della crisi è l’eccesso del potere politico della finanza… La percezione che le banche possano fare quello che vogliono, è fondata nella realtà”.
Nell’articolo, Luigi Zingales propone diverse possibili correttivi di natura tecnica e di natura politica quale quella di “spezzare i mostri finanziari, riducendo i rischi di collusione e proteggendo i consumatori”. Si tratta di proposte degne della massima considerazione anche se tutte iscritte all’interno dell’ambito capitalistico.
Ma su questo punto, dissentiamo. La nostra personale convinzione è che la causa ultima di tale perversione del sistema democratico e della distruzione del benessere di centinaia di milioni di persone e dei giovani in particolare, da parte del sistema finanziario, risiede nell’aver ribaltato i valori, caro Zingales. Nell’aver considerato il capitale come fine della nostra azione e la persona umana come strumento, come mezzo. L’accumulazione del capitale è diventato un fine a se stesso e questo non lo possiamo accettare.
Ogni soluzione definitiva e risolutiva non può non partire dalla rifondazione di un nuovo Umanesimo classico, cristiano e rinascimentale, rispettoso dei singoli, delle società locali e dei territori in cui le persone vivono e si realizzano. Ma non solo. Occorre riproporre con forza i principi democratici, primo tra tutti la netta separazione dei poteri e l’affermazione del principio di “sovranità popolare”, effettivamente esercitata attraverso il voto informato e responsabile: la cosiddetta cittadinanza attiva. Senza tralasciare naturalmente di comminare punizioni esemplari a quanti si sono macchiati dei reati ricordati e che sono in parte responsabili dei gravissimi danni subiti da terzi, in termini di occupazione e peggioramento della qualità di vita. Tali pene potrebbero includere l’espropriazione dei capitali illegalmente accumulati e l’interdizione dagli uffici di pubblica utilità anche se privati.
I tempi sono maturi per realizzare la grande riforma. I giovani e i meno favoriti non possono aspettare. La democrazia e l’Occidente sono in profondo coma.



