Forse il problema sono le popolazioni mediterranee che si crogiolano pigramente al sole e che sprecano denaro tanto da finire in rovina. O forse è colpa dei popoli del nord Europa, rigidi oltre ogni misura, così tetri nelle loro vite da voler imporre la sofferenza anche a chi vive al sud. Sono solo alcuni degli stereotipi risentiti che ormai si sentono nelle conversazioni al bar così come nei discorsi politici ufficiali.
E non si tratta solo delle dichiarazioni di Mario Monti sul presunto sentimento anti-tedesco degli Italiani, ma di un problema molto più generale, segno dell’avanzare di una disgregazione psicologica tra il nord e il sud dell’Europa che si fa strada sotto i colpi della crisi finanziaria. La sfiducia nell’Unione, secondo gli analisti, minaccia la moneta unica tanto quanto i tassi d’interesse e il deficit. “Il risentimento nazionale in Europa sta crescendo fino a livelli drammatici – sostiene l’economista londinese Vincent Forest – Prendendosi così tanto tempo per trovare una risoluzione della crisi economica, gli europei stanno invece creando una crisi sociale”.
Le diciassette nazioni che usano l’euro affrontano da tre anni a questa parte enormi problemi di debito: alcuni paesi non riescono a farcela mentre altri si chiedono quale sia il miglior modo di uscire dalla crisi. Spagna e Italia, i paesi più problematici, sono continuamente minacciate da un collasso finanziario che potrebbe fare a pezzi la moneta unica e sconvolgere l’economia globale. Cresce la paura che la Spagna sia la prossima in lista per un bailout, dopo Irlanda, Grecia, Portogallo e Cipro. L’Italia cerca di destreggiarsi fra la necessità di controllare il suo enorme debito pubblico e una recessione sempre più profonda.
I greci, in recessione da cinque anni ormai, vedono i tedeschi come una forza inflessibile che insiste nell’imporre loro una dieta ferrea, con il risultato di creare un’enorme disoccupazione. Gionalisti e politici greci hanno perfino fatto allusioni al terzo Reich, incendiando ulteriormente i sentimenti anti-germanici.
In Italia i vignettisti hanno da tempo fatto del cancelliere Angela Merkel l’oggetto di un umorismo volgare. Lunedì scorso, il rispettabile quotidiano La Stampa ha pubblicato un articolo utilizzando toni denigratori nei confronti dei tedeschi. L’articolo citava un adagio che dice che i tedeschi amano gli italiani ma non li ammirano, mentre – al contrario – gli italiani ammirano i tedeschi ma non li amano.
Fra tutti i paesi dell’eurozona, i tedeschi sono stati i più determinati a imporre misure di austerity, avvertendo del “rischio morale” dei paesi sull’orlo del fallimento che sembra non abbiano sofferto abbastanza per i propri peccati e che per questo potrebbero essere portati a indugiarvi oltre. La condiscendenza tedesca nei riguardi delle culture mediterranee non si limita all’economia. Lo scorso gennaio, l’influente settimanale tedesco Der Spiegel pubblicò un editoriale sull’incidente della Costa Concordia, il cui capitano Schettino è tuttora indagato per omicidio plurimo colposo e abbandono della nave.
“Vi sorprende forse che il capitano fosse italiano?” – scrisse in quell’occasione l’editorialista, domandando ai lettori se riuscivano ad immaginare un capitano tedesco o britannico capace di abbandonare la sua nave mentre tutti i passeggeri erano ancora a bordo. Questa osservazione ha naturalmente provocato l’indignazione degli italiani.
L’attitudine teutonica verso l’Unione europea, tuttavia, ha una precisa spiegazione storica: la prima ragione del progetto di un’Europa unita fu il desiderio di contenere la Germania dopo le due guerre mondiali. Solo una generazione addietro, i cittadini della Germania Ovest erano grandi promotori dell’unione perché dava loro in qualche modo una rispettabilità, la possibilità di dire “Siamo europei”.
E invece ora è principalmente la Germania a contrastare l’idea di un’eurozona che dreni risorse per prendersi carico di un debito congiunto – gli eurobond. I cittadini tedeschi che si oppongono a nuovi aiuti alla Grecia non dimenticano il fatto che il governo abbia falsificato i dati del bilancio e insistono su stereotipi che vogliono gli abitanti mediterranei sempre disonesti.
La Spagna riceverà a breve dagli altri paesi un prestito di salvataggio per il settore bancario pari a 100 miliardi di euro. Il prestito si accompagna a una severa spending review e delle precise condizioni di tassazione. E la Germania è quella che ha dettato le condizioni. Antonio Alvarez, un funzionario che lavora a Madrid, dice di aver già visto in giro dei poster che invitano a boicottare le merci tedesche.
Ma c’è anche chi, in Europa, cerca di agire da conciliatore: il presidente francese Francois Hollande fa pressioni per alleggerire le politiche di austerity che sono imposte ai paesi che ricevono un prestito di salvataggio. E il primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, che è anche presidente dell’Eurogruppo, in un’intervista alla tv tedesca ha avverito della pericolosità di mantenere l’attuale tono della conversazione politica: “Significherebbe che ciò che pensavamo fosse definitivamente sepolto può invece risorgere velocemente”.
(traduzione e adattamento Silvia Andretti)



