Outing collettivo nel Pdl. Per merito dei giovani, che si fanno chiamare “formattatori”. Hanno messo in fila i notabili del partito e compilato le pagelle. Molte bocciature. Non si salva proprio nessuno, ad eccezione, manco a dirlo, di Silvio Berlusconi, cui e’ stato dato il massimo voto, 10, ma senza lode. E qualcosa deve pur significare, visto che, il giudizio all’ex premier non e’ entusiasmante. Non e’ l’unico “buco” dei formattatori.

Carmelo Lo Papa ha raccolto per Repubblica le pagelle. Non mancano le sorprese. Severi, rigorosi, eccentrici, contraddittori, ma senza peli sulla lingua, anzi sulle tastiere, tranciano giudizi, ironizzano, denunciano piccole magagne, vizi e comportamenti sgradevoli.

Una rapida carrellata, anzitutto, per entrare in clima: Matteoli e’ stantio (voto, quattro); Gasparri fomentatore (cinque), Brambilla bestiale (tre), Romani approfittatore (quattro), Carfagna trasformista (cinque e mezzo), Cicchitto calligrafo (cinque e mezzo), La Russa logoro (tre). E Stefania Prestigiacomo? “Non pervenuta, voto quattro”. Angelino Alfano?: “Rimandato, quattro e mezzo”. Un brutto voto, che per i prof equivale ad una bocciatura, ma per i formattatori un esame di riparazione.

I formattatori salvono, senza assolverli del tutto, concedendo la sufficienza, Bondi, Brunetta, Fazio, Fitto, Frattini, Galan, Gelmini, Meloni, Sacconi. Per il resto verdetti impietosi.

Il “salvato” e’ solo lui, il Cavaliere. Questo il giudizio:

“Rieccolo: voto 10 (come la maglia). C’è chi non ce l’ha e chi ne ha a volontà: questione di quid! Ha dimostrato che dopo di lui, nel partito, c’è il diluvio. Sempre protagonista: nel bene e nel male. Formattatore per eccellenza: doveva subire il parricidio e invece ha sepolto Alfano”.

Ma ecco i giudizi sui siciliani, bacchettati con particolare ruvidezza.

ALFANO. “Rimandato: voto 4,5. Ha collezionato un anno di insuccessi: doveva rinnovare il Pdl e invece si è trovato alle prese con la stagione delle tessere false. Doveva inaugurare il “partito degli onesti” e onestamente nulla è cambiato. Doveva vincere le amministrative e invece ha perso anche ad Agrigento, casa sua. Ha pure chiesto le dimissioni della Minetti e lei lo ha ignorato spassandosela in Sardegna. Insomma, doveva essere il vero formattatore del partito invece è stato formattato”.

LA RUSSA. “Logoro: voto 3. Dinanzi al crollo del Pdl, l’unica analisi che ha consegnato alla storia è la similitudine tra Grillo e il Berlusconi del ’94, smentita poi dal capo. Più gaffe che voti”.

PRESTIGIACOMO. “Non pervenuta. Voto: 4. Forse se lo ricordano in pochi, ma è ministro dell’Ambiente uscente. A Taranto chiude l’Ilva e l’unica cosa che lei riesce a dire è “Micciché è un ottimo candidato per le regionali siciliane”".

I siciliani, non c’e’ che dire, ne escono male. E’ un viatico che agevola il ritorno alla santa alleanza Pdl-Lega Nord?

E’ lecito porsi qualche domanda a questo punto. Se Angelino e’ la vittima, il seppellito stando al giudizio, perche’ viene promosso con un dieci pieno, è il suo becchino? Se dell’insuccesso addebitato ad Alfano, il responsabile e’ il Cavaliere, per quale ragione Alfano viene bocciato e il cavaliere gratificato con il punteggio piu’ alto?

L’ipotesi piu’ accreditata e’ la delusione dei formattatori, che avevano ottenuto a Pavia, la citta’ in cui hanno incontrato il segretario, un impegno di un cambio di 360 gradi nel partito. Niente piu’ come prima, aveva promesso Alfano. Ed hanno dovuto constatare, in vece, che l’unica novita’ riservata al Pdl, e’ il ritorno di Silvio Berlusconi in campo con lo scettro in mano. Sconcertante.  Colpa di Angelino, e del suo motto “credere, obbedire e combattere”?