Ricordate il giallo all’italiana durato purtroppo solo poche ore del Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi che emette una pagella al limite della insufficienza sull’operato del Presidente del Consiglio Mario Monti il quale, invece di farsi un serio esame di ripasso e di approfondimento, accusa l’impertinente di provocare un aumento pernicioso dello spread che lui sta felicemente domando perchè ” i mercati capiscono gli sforzi che stiamo facendo”. Ed è così che Giorgio Squinzi ha deciso di abbandonare per un attimo la nota testardaggine bergamasca e l’amore per la verità insita in quel giudizio espresso con molto garbo e si tace, o meglio, si allinea per “amor di pace”.
Devo ammettere che in queste settimane ho passato a setaccio il giudizio di Giorgio Squinzi, espresso nella sua qualità di Presidente di Confindustria e mi sono convinto che è stato un grave errore il suo gesto di “comprensione” e di “signorilità”, non certo perchè non se ne abbia bisogno in un mondo intorpidito e abbrutito, ma soltanto perchè un contraddittorio tra i due Presidenti sarebbe stato essenziale, vorrei dire vitale.
Perchè?
Perchè Mario Monti, volente o nolente, rappresenta la logica della finanza nazionale ed internazionale mentre Giorgio Squiinzi rappresenta gli interesssi della economia reale, dell’industria; e i due mondi, diciamocelo con estrama chiarezza, caro Squinzi, non sono assolutamente compatibili nella logica e nella dinamica attuale. Anzi, se segui la logica del mondo della finanza, fa fuori Te e tutta l’industria italiana; vi disertifica come industria, molto peggio e più rapidamente del cambiamento climatico.
Ma ti pare, caro Squinzi, che gli industriali italiani debbano sopportare che lo Stato e gli Enti Locali siano debitori verso il mondo produttivo di 100 miliardi, assolutamente vitali per continuare ad operare mentre sono costretti a pagare in ogni caso il dovuto ad un fisco vorace che assorbe fino al 52% del reddito?
O ti pare che le imprese italiane debbano subire il latrocinio continuato di uno spread che è il doppio di quanto i fondamentali economici giustificherebbero obbligando le imprese a pagare dei tassi di interesse del 5- 6%, autocastrandosi non potendo così essere competitivi nel mercato mentre l’industria del nord Europa e in particolare quella tedesca può disporre di un capitale illimitato a costo zero grazie appunto al differenziale dello spread e ai fondi sempre maggiori che affluiscono in Germania dalla parte meno favorita dell’Europa? Un autentico squilibrio strutturale. Grazie a questo sistema, siamo noi che finanziamo il Nord Europa opulento e per giunta dobbiamo sentirci fare la predica da questi inqualificabili trogloditi antieuropei che traggono reale vantaggio dagli squilibri della crisi dell’Euro, incapaci di vedere oltre la punta del loro naso.
Per non parlare dei sorprusi delle società di rating che con i loro giudizi non sempre giustificati e i loro conflitti di interesse rendono più difficile l’accesso al credito delle nostre industrie. E per non parlare delle borse ridotte al 75% a delle roulette tecnologicamente avanzate ma chenonriflettono i valori dell’economia reale.
Ma perchè dobbiamo pagare interessi del 5-6% quando potremmo avere in prestito il capitale necessario a pagare una parte considerevole del nostro debito all’1% destinando la differenza alle attività produttive e alla riduzione delle imposte per l’industria e le famiglie?
Ma, colmo dei colmi, cosa ci può essere, caro Squinzi, di più aberrante dal constatare che oggi è più conveniente investire nella speculazione finanziaria che nell’industria? In una parola che l’economia virtuale e truffaldina denunciata ormai apertamente come tale in tutto il mondo occidentale, abbia preso il sopravvento sul sistema industriale reale, che è ancora sano e fa di tutto per imporsi, come dimostra, a titolo di esempio, quell’incremento dell’1% dell’industria chimica?
Il PIL si riduce del 2,5%; il debito raggiunge il 123% sul PIL, la produzione industriale crolla dell’8,2% , E’ il dato peggiore dell’intera Europa a 27 (-2,2%) e dell’Eurozona (-2,1%). In Germania la flessione e’ stata dello 0,4%, in Francia del 2,6%, nel Regno Unito del 4,6%. E naturalmente l’accesso al credito si riduce ulteriormente mentre rileviamo che negli ultimi 10 anni le tariffe pubbliche hanno subito degli aumenti vertiginosi. Mentre il costo della vita è cresciuta del 24%, le bollette dell’acqua sono cresciute del 69,8%, quelle del gas del 56,7%, quelle della raccolta rifiuti del 54,5%, i biglietti ferroviari del 49,8%, i pedaggi autostradali del 47,5%, l’energia elettrica del 38,2% e i servizi postali del 28,7%.
E di fronte a questi dati, il Presidente di Confindustria dovrebbe tacere per non turbare sia i mercati finanziari che il Signo Mario Monti, ossessionato dalle loro reazioni molto di più dei duri lamenti degli industriali di casa nostra? Negli anni della università e della prima splendida esperienza lavorativa a Milano, ho avuto l’opportunità di collaborare anche da leader, con i miei amici bergamaschi di cui ho apprezzato la coerenza e l’onestà profonda sotto un velo di apparente durezza e crudezza che da siciliano, condivido pienamente.
Auguro sinceramente per l’interesse stesso del nostro Paese che, accanto ai SuperMario possa erigersi nel nostro Paese un Super Giorgio che assuma il compito di contradittorio con il mondo della finanza internazionale dominante e collabori a far chiarezza sulla reale volontà di ristabilire la priorità dell’economia reale e di una adeguata politica industriale italiana ed europea, sgravata da lacci e lacciuoli, totalmente sburocratizzata e emancipata del tutto dalla dipendenza psicologica e fisica daei cugini del nord Europa e dai voraci rapaci banchieri anglo americani.



