“C’e’ una cosa che non rifarei se potessi tornare indietro: accettare controvoglia il patteggiamento. Non si patteggia l’innocenza anche se gli avvocati ti consigliano di farlo perche’ e’ un’opportunita’ e i rischi del dibattimento sono alti”. Cosi’ Antonio Conte, tecnico della Juventus, in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’. L’allenatore bianconero ieri era a Roma per il processo sportivo di secondo grado sul calcioscommesse. Conte e’ stato condannato dalla Disciplinare a 10 mesi di squalifica dopo che era stata respinta l’istanza di patteggiamento a 3 mesi e 200mila euro di multa.
A chi domanda se abbia fiducia nei giudici, Conte risponde: “Si’, sono convinto che leggeranno le carte con attenzione evitando, con il proscioglimento, un’ingiustizia. Ho la coscienza a posto, non penso possa dire lo stesso chi ha gettato fango su di me. Sbaglio o parliamo di un giocatore che ha ammesso di aver truccato partite per anni?”, domanda il tecnico alludendo al suo accusatore Filippo Carobbio.
Conte parla anche del “dolore che ho provato” nel giorno della perquisizione, arrivata poche settimane dopo la vittoria dello scudetto con la Juve. “Gli avvocati mi hanno spiegato che quello era un atto dovuto, ma questo non lenisce una ferita che restera’ aperta per tutta la vita”.
Secondo Carobbio, Conte ai tempi del Siena avrebbe annunciato il pari combinato nel match col Novara durante la riunione tecnica, davanti a tutta la squadra: “Accusa infondata -replica il tecnico-: sarei stato cosi’ fesso da rendermi ridicolo e ricattabile da 25 giocatori?”.
Secondo la giustizia sportiva l’ammissione di colpa di Cristian Stellini, ex collaboratore di Conte che ha patteggiato la squalifica, e’ la prova che anche l’attuale allenatore della Juve sapeva: ”Stellini mi ha tenuto all’oscuro perche’ sapeva bene quale sarebbe stata la mia reazione”. Conte ribadisce poi “l’ennesima fiducia nei giudici, la mia presenza in aula era proprio un segnale di rispetto verso di loro”, e si dice “molto sereno e fiducioso: contro il Parma conto di ritornare in panchina”.



